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«Affidiamo a professionisti l’ideazione di grandi eventi»

Luca Mogliotti, titolare dell’Hotel Palio di via Cavour e presidente dell’ATL è preoccupato per lo stato di salute del settore alberghiero e del turismo ad Asti

«Asti, immobile da 30 anni»

«Gli albergatori di Asti non sono sostenuti da nessuno: si dice, si parla, si aprono dei tavoli tecnici che però finisco senza concludere un granché». Luca Mogliotti, titolare dell’Hotel Palio di via Cavour e dal 2016 presidente dell’ATL di Asti (l’incarico scadrà ad aprile 2019) è preoccupato per lo stato di salute del settore alberghiero del capoluogo, ma anche stanco di vedere la città “bloccata” in una sorta di immobilismo trentennale che impedisce ogni tentativo di reinventarla dopo aver perso la vocazione industriale e parte di quella commerciale. Abbiamo chiesto a Mogliotti, che vanta una serie di esperienze nel campo alberghiero anche fuori Asti, un’analisi dello stato di salute del turismo astigiano tra false partenze, potenzialità non sfruttate e una serie di criticità di cui bisogna prendere coscienza se si vuole uscire dallo stallo. Mogliotti non è tipo da nascondere i problemi che sono evidenti ai più, ma parla sperando di stimolare un serio dibattito che porti ad un risultato nell’interesse di tutti.

Calcolo delle presenze incompleto

Quando si affronta il tema del turismo i problemi non mancano, a cominciare dal calcolo delle presenze in città il cui dato dello scorso anno è incompleto. «Due hotel non hanno fornito i dati, per motivi diversi, uno di questi è stato anche chiuso, ma già mi pare un aspetto significativo di come stiano andando le cose – racconta Mogliotti – In aggiunta abbiamo circa 450 posti letto non dichiarati, facenti parte del circuito Airbnb che pur facendo il nostro stesso mestiere hanno evidenti benefici fiscali perché sono stanze in abitazioni private. Nulla contro la logica di Airbnb, ma vorremmo solo che gli interessati pagassero le tasse come le strutture ricettive, compresa quella di soggiorno, e fortunatamente l’attuale amministrazione comunale ha deciso di intervenire grazie a un software che permette di verificare chi fa questo genere di attività». La tassa di soggiorno è stata istituita dal 1° gennaio, si versa ogni tre mesi all’Ente locale, e dovrebbe portare un gettito di circa 100 – 150 mila euro nelle casse del Comune. Soldi che l’Ente è vincolato a reinvestire nel comparto turistico per finanziare progetti sulla città o marketing promozionale.

«Non servono nuovi hotel»

Ma è tempo di scansare un dubbio emerso anche durante gli Stati Generali del settore turistico: il turismo in città stenta a decollare perché mancano le strutture ricettive? «Ma no! – risponde Mogliotti – Se parliamo della provincia l’offerta di posti letto è in linea con la domanda, ma ad Asti non c’è bisogno di nuove strutture alberghiere perché quelle che ci sono già faticano a stare in piedi». Secondo Mogliotti, se mai si decidesse di non lasciare l’Enofila in balia di se stessa, ma la si utilizzasse per ospitare convegni di un certo livello, «gli alberghi già presenti riuscirebbero a soddisfare le richieste di posti letto dividendosi i clienti». «Mi chiedo, – continua – con la situazione che c’è oggi, come si possa pensare che arrivi un imprenditore pronto ad investire molti soldi per aprire un albergo con 100 camere quando non c’è la richiesta».

«Abbiamo bisogno di professionisti»

Sui soldi incassati dalla tassa di soggiorno, Mogliotti aggiunge: «Il problema è che oggi non si sa come spenderli. Sono convinto che il miglior modo per investirli non sia finanziare le solite manifestazioni, ma studi professionali che realizzino un programma triennale di eventi nazionali e internazionali con Asti al centro di tutto. Purtroppo dobbiamo essere sinceri: noi astigiani non siamo capaci di farlo e quindi dobbiamo per forza affidarci ad esperti che, se portano i risultati, è giusto siano pagati adeguatamente, altrimenti ci rimettono anche loro». Ed è questo il primo punto su cui Mogliotti chiede un’attenta riflessione: creare grandi eventi per la città non dev’essere un lavoro per gli uffici comunali o gli assessori, tenuto conto che le nuove manifestazioni dovrebbero “coprire” anche i mesi di gennaio, febbraio, marzo, luglio, agosto e dicembre, oggi considerati improduttivi per il settore turistico di Asti.

I limiti della città

Mogliotti si confronta tutti i giorni con il “turista tipo”, ma è ben consapevole dei limiti della città rispetto all’appeal delle colline. «Non abbiamo il mare, né le montagne, né il lago – ricorda – ed è per questo che i turisti prediligono la campagna, venendo soprattutto in primavera e autunno. Oggi il nostro problema è attrarre questi turisti verso il capoluogo che, spiace dirlo, non ha tutto questo richiamo. L’ATL si sta muovendo per riuscirci, ma ci dev’essere dell’altro. In questa città abbiamo perso le industrie e mancano le grandi aziende che permetterebbero, a tutti, una vita un po’ più normale. Questo sindaco si sta dando da fare per cercare di tornare ad una situazione accettabile, ma oggi il richiamo dei turisti è dato dalle colline, dall’UNESCO, e di questo sono felice come presidente dell’ATL. Quando i turisti vengono ad Asti, parcheggiano il pullman in piazza del Palio, fanno un giro veloce, forse prendono un caffè, e ripartono».

La risorsa dei musei

Insomma, prima di chiamare i turisti bisogna che la città si organizzi. «In questa direzione sembra andare la creazione del nuovo Polo museale – continua il presidente dell’ATL – con una gestione unica di molti musei, da San Pietro a Casa Alfieri, coordinato da Palazzo Mazzetti. Però, anche qui, ci sono proposte che attendono risposta: come ATL ci siamo offerti di fare da biglietteria ai gruppi turistici, ma ad oggi tutto tace». Parlando con Mogliotti si percepisce una certa amarezza quando elenca le potenzialità cittadine che faticano ad essere sostenute quali fiore all’occhiello. «Prendiamo il Museo Paleontologico: se fosse in una qualsiasi altra città sarebbe un progetto su cui tutti punterebbero perché è veramente ben strutturato. Invece non ha il sostegno che merita anche se l’Ente Parchi sta facendo un ottimo lavoro. Come ATL, insieme all’Asp, avevamo presentato a Genova un tour per studenti per portarli nelle terre dei fossili ed è stata una bella iniziativa».

Uno dei tanti problemi che bisogna risolvere è la mancanza di collegamenti turistici da e per il resto della provincia. «Qui vicino c’è una stazione ferroviaria praticamente inutile, inesistente, se non per quei pochi treni che usano i pendolari o per far passare il Frecciarossa. Per chiedere alla Regione di investire nell’Astigiano, con più treni e mezzi di trasporto, dobbiamo portarle dati incoraggianti sulle presenze dei turisti, ma come ho detto prima, a noi addirittura mancano quelli di due alberghi cittadini: capite che è un cane che si morde la coda».

L’arte dell’accoglienza

Una città viva dal punto di vista turistico è quella che accoglie i visitatori, anche nei giorni festivi. Mogliotti non ha dubbi a riguardo. «I negozi chiusi di domenica sono una follia, – spiega – ma anche i ristoranti chiusi il lunedì sono un po’ un’assurdità. Poi c’è la programmazione degli eventi che non può più essere fatta di pochi mesi in pochi mesi, ma almeno da un anno all’altro. Abbiamo perso tutte le fiere importanti, quelle che ci sono non servono a richiamare turisti e, secondo me, lo spostamento del Palio alla prima domenica di settembre ha solo creato dei danni per le prenotazioni che già avevamo sulla terza domenica, oggi cancellate, e perché sulla prima domenica abbiamo camere occupate, ma non da quelli che sarebbero venuti per il Palio. Sarebbe stato meglio avvisare per tempo e attuare i cambiamenti per la corsa del 2019. A parte questo, anche il Palio ha bisogno di essere rinnovato».

Il ruolo strategico dell’ATL

L’ATL, che oggi si trova in piazza Alfieri nel palazzo della Provincia, è aperta 7 giorni su 7, 363 giorni all’anno e c’è il progetto di raddoppiare l’ufficio in piazza San Secondo. «Entro il 30 giugno dovremo fare delle scelte perché diventeremo una società consortile insieme al Comune e ad altri soci. Noi vorremmo essere messi nella condizione di poter collaborare con tutti nell’interesse della città». Partner per un grande progetto di rilancio e di marketing territoriale potrebbero essere, secondo Mogliotti, il Consorzio della Barbera e quello dell’Asti Spumante. «Lavorano entrambi bene, promuovono prodotti d’eccellenza del territorio, e se unissimo questi consorzi, con l’Asp e con i ricavi della tassa di soggiorno sono certo che si potrebbe dare vita a iniziative che farebbero ripartire la città, creando tre o quattro obiettivi importanti per il 2019».

Ma allora perché Asti stenta a diventare una città realmente turistica? «C’è ancora troppa gente che sta bene e che vuole che le cose restino così – taglia corto il presidente – Ad Asti ci sono negozi e alberghi che chiudono e non circola più denaro. E’ da 30 anni che abbiamo amministrazioni monomandatarie, che cambiano ogni pochi anni, abbiamo perso occasioni importanti per l’occupazione come l’apertura di Amazon e quindi, o si cambia, o non se ne esce». E, a chi propone di andare a intercettare i turisti dove c’è movimento, ad esempio all’Outlet di Serravalle, Mogliotti replica incredulo: «Chi va all’Outlet non ha alcun interesse per i musei di Asti o per il nostro territorio. Molti arrivano lì con i bus dopo essere sbarcati dalle navi da crociera… mi sembra un’idea assurda».

Riccardo Santagati

r.santagati@lanuovaprovincia.it

Un Commento

  • Daniela ha detto:

    Ma come si fa a non ascoltare uno che ha delle idee così!
    Evidentemente c’ è la volontà di far rimanere Asti una città ‘dormiente’….. e sarebbe un vero peccato.

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