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Allarme abusivismo: Asti sopra la media nazionale

Nell’astigiano l’abusivismo prevale nel settore delle costruzioni (63,6%), seguito da servizi alla persona (20,2%)

Il nemico comune delle imprese astigiane è l’abusivismo

Nell’astigiano, come nel resto del Piemonte e non solo, le imprese artigiane si trovano a dover fronteggiare un nemico comune: l’abusivismo.
Sulla base degli ultimi dati disponibili sui conti nazionali, nel 2015 sono 3milioni e 724mila le unità di lavoro equivalenti non regolari, occupate in prevalenza (71,2%) come dipendenti, con 2 milioni e 651mila, a cui si aggiunge 1 milione e 72mila unità di lavoro indipendenti non regolari (28,8%). Si conta 1 occupato indipendente non regolare ogni 5,7% indipendenti regolari.
Ad Asti la percentuale degli occupati non regolari, supera quella nazionale e anche le altre province della Regione non sono da meno.
A Torino (66,9%), Vercelli (66,6%), Asti (65,6%), Cuneo (65,1%) sono superiori alla media nazionale (64,7%) per quanto riguarda l’esposizione alla concorrenza sleale del sommesso, mentre Verbania e Novara (64,5%) e Biella (62,9%) si posizionano al di sotto della media nazionale.

Abusivismo uguale minor reddito

“Abusivismo vuol dire minor reddito – ha affermato Giorgio Felici, presidente Confartigianato Piemonte – minore occupazione, minori entrate fiscali, più rischi per la salute. Gli artigiani piangono, le mafie ringraziano”. Nell’astigiano l’abusivismo prevale nel settore delle costruzioni.

Più colpito il settore delle costruzioni

In effetti in Piemonte i settori maggiormente esposti alla concorrenza sleale del sommerso sono quelli delle costruzioni (63,6%); servizi alla persona (20,2%), trasporti e magazzinaggio (8,5%), mentre la percentuale scende per i servizi di alloggio e ristorazione (4,4%), servizi di informazione e comunicazione (1,4%), agricoltura (1%), fabbricazione di mezzi di trasporto (0,5%), istruzione (0,2%), fabbricazione di prodotti chimici (0,2%), industria estrattiva (0,1%).

Un fenomeno che colpisce l’economia

“L’abusivismo e il lavoro nero – conclude Giorgio Felici – rappresentano un fenomeno che colpisce l’economia, i consumatori e mina alle radici l’artigianato, soprattutto il comparto edile e i servizi alla persona come le parrucchiere, estetiste ecc. E’ l’espressione di una economia irregolare alimentata anche dalla forte crisi e dal ristagno produttivo.

Migliaia di posti di lavoro in meno

Ma l’abusivismo non significa solo minor reddito per gli imprenditori onesti, ma anche migliaia di posti di lavoro in meno per i nostri giovani, ricchezza che alimenta organizzazioni malavitose, rischi per la salute e riduzione delle entrate fiscali che poi devono essere compensate dai contribuenti onesti.
Ciò costituisce inoltre l’ingiustificato alibi che la politica utilizza per vessare le imprese artigiane con adempimenti sempre più onerosi e demenziali”.
A fronte di una quota dell’artigianato totale pari in media nazionale al 64,7%, si tocca il valore massimo del 72,8% in Liguria, mentre il Piemonte con il 65,8% si colloca all’8° posto della classifica regionale per quanto concerne la quota di imprese artigiane maggiormente esposte all’abusivismo.

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