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Asti-Alba: un gioco di squadra sulle tipicità

L'assessore Loretta Bologna spiega le strategie messe in campo e i nuovi progetti per richiamare sempre più turisti ad Asti

A pochi giorni dagli Stati Generali del Turismo, ospitati all’università di Asti, abbiamo incontrato l’assessore Loretta Bologna per commentare insieme alcuni dati emersi durante i lavori, ma soprattutto per guardare oltre e capire come saranno tradotti nella pratica i progetti che interessano la nostra città e il territorio astigiano.

Di certo il “vino” sarà il “fil rouge” che metterà in comunicazione vari aspetti del turismo locale attraverso il suo prodotto più conosciuto nel mondo. Le bellezze di Asti dovranno, però, trovare un’offerta che metta insieme il vino, la storia, i musei, l’enogastronomia e i grandi eventi che già richiamano in città molti turisti, anche dall’estero.

«Dobbiamo partire dall’accoglienza per allungare il periodo di permanenza dei turisti ad Asti, oggi limitato ad un solo giorno – commenta l’assessore Bologna che oltre al turismo ha la delega all’UNESCO, ai fondi europei e ai gemellaggi – Da noi arrivano soprattutto svizzeri, tedeschi e visitatori dal nord Europa, ma grazie al richiamo di eventi a noi vicini, come la Fiera del Tartufo di Alba, iniziamo a vedere giapponesi e cinesi».

La ricezione e la tassa sul turismo

L’aumento del turismo fai da te, soprattutto nei b&b o su Airbnb, è un fenomeno che l’amministrazione comunale sta monitorando «per capire i flussi – aggiunge l’assessore – perché i bed and breakfast sono tenuti a trasmettere alla questura i dati dei loro ospiti, ma chi affitta camere su portali come Airbnb, no». «Inoltre da chi affitta camere o case su Airbnb bisogna trovare il modo di incassare la tassa del turismo, per noi una fonte importante con cui finanziare interventi a favore dell’accoglienza e da investire nel comparto».

Durante gli Stati Generali è emersa una criticità tipica dell’Astigiano, la mancanza di grandi strutture alberghiere che possano accogliere gruppi numerosi di turisti. Ci sono, però, tante piccole strutture, ma l’assessore Bologna è convinto che «gli investimenti nel settore, da parte dei privati, arriveranno con l’aumento dell’indotto e delle opportunità che sapremo offrire ai visitatori».

Il Museo Paleontologico

Una narrazione di bellezze deve partire dalla consapevolezza per gli astigiani di vivere in un luogo dalle forti potenzialità turistiche. «Partiamo dalla scuola, perché ci sia la consapevolezza tra i giovani – continua l’assessore – Mi è capitato di andare in visita in scuole dove, chiedendo ad alcuni bambini quale fosse il luogo più bello di Asti ho avuto come risposta i due grattacieli vicino all’Esselunga».

Formare una consapevolezza tra i bambini sarà di certo più facile grazie al grande progetto del Museo Paleontologico sul quale il Comune intende puntare parecchio. «Primo perché il discorso dei fossili si può allargare al vino prodotto dalle nostre terre, alle vigne riconosciute dall’UNESCO, le uniche che sorgono su colline ricche di reperti fossili, – prosegue Bologna – poi perché quel museo, diffuso anche fuori dalla città, deve diventare uno dei poli paleontologici più importanti d’Europa. Nei progetti esecutivi di “Vino e Cultura” (il PISU 2 ndr) il Comune e la Fondazione CrAsti investiranno per terminare il recupero dell’ex chiesa del Gesù, all’interno del Paleontologico».

Si lavora al Palazzo del Vino

Proprio lunedì ci sarà un incontro tecnico tra assessori per valutare gli indirizzi definitivi del PISU 2 che vedrà il centro di tutto a Palazzo Ottolenghi, futuro Palavino.

«Valuteremo i progetti esecutivi, poi affideremo gli incarichi ai professionisti e inizierà la fase di progettazione. A Palazzo Ottolenghi sarà allestito il Museo del Vino, multimediale, divertente, capace di intrattenere e raccontare questo prodotto in tutte le sue diversità. Poi saranno allestiti un ristorante e l’enoteca, gestiti da un unico soggetto che identificheremo tramite apposito bando, mentre al secondo piano, vicino alla sale nobili, vorrei predisporre un coworking di comunicazione del vino in collaborazione con l’università. Ma, prima di tutto, Palazzo Ottolenghi sarà la sede UNESCO che oggi si trova in Provincia in locali non proprio adeguati».

Asti-Alba: partner in eventi

La comunicazione sarà la grande partita da giocare nell’ottica di un vasto territorio che comprenda Asti, l’Astigiano, il Monferrato e le Langhe. «Dobbiamo lavorare insieme a nostri vicini, non creare eventi uguali, ma programmarne di nostri, di certo tematici, per un’offerta generale più ampia che convinca i turisti a spostarsi da un territorio all’altro». In quest’ottica Asti dirà addio alla Fiera del Tartufo la quale, oltre a non aver mai lontanamente raggiunto la popolarità di quella albese, non ha saputo trovare una formula vincente pur cambiando location nell’edizione 2017. «Organizzare due fiere del tartufo, ad Asti e Alba non ha senso, ma possiamo organizzare altro, nel periodo di maggior flusso di turisti ad Alba, lavorando insieme nell’ottica della filosofia della Dolce Valle. Il rapporto con Alba sarà strategico e speriamo che anche la riapertura della linea ferroviaria Asti-Alba serva allo scopo. Dobbiamo lavorare ad un grande progetto economico partendo proprio dal riconoscimento UNESCO».

Cultura, manifestazioni e santi

Eliminata la Fiera del Tartufo, si punterà agli eventi tradizionalmente fortunati come il Palio, le Sagre, la Douja, Arti e Mercanti, Vinissage (presentato anche al Vinitaly), ma anche ad ampliare l’offerta culturale che va da Palazzo Mazzetti, al Polo Museale astigiano (oggi in fase sperimentale con il biglietto unico a 5 euro), a una nuova zona per esposizioni temporanee (forse al Palavino, oppure nell’ex biblioteca), «senza trascurare il turismo religioso sulle tracce dei santi astigiani, – racconta l’assessore – una forma di turismo “allargato” che parta dai luoghi di culto estendendosi alle colline. Mi viene in mente Castelnuovo Don Bosco, ma anche il Santuario della Madonnina di Costigliole, vicino a Bricco Lu dove c’è il punto panoramico con la panchina gigante. Se mettessimo insieme tutti i santuari del territorio si creerebbe un’offerta religiosa e turistica molto interessante».

A pagare sarà l’Europa

Ma chi pagherà questi progetti? «Vino e Cultura sarà cofinanziato dal Comune, ma è necessario trovare finanziamenti che comprano il 100% degli investimenti necessari e questo lo faremo guardando all’Europa con la convenzione siglata insieme al Politecnico di Torino, la Città Metropolitana e la Fondazione CrAsti. Loro ci aiuteranno ad accedere ai fondi per sviluppare marketing turistico o altri progetti».

Riccardo Santagati

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