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Asti: ecco la Casa per donne e mamme in difficoltà

Ad Asti è stata inaugurata la Casa per donne e mamme in difficoltà abitativa: non un semplice dormitorio femminile, ma un luogo dal quale partire per tornare indipendenti

Apre la Casa per donne e mamme a rischio emarginazione

Quando funzionerà a pieno regime potrà accogliere fino a otto donne sole e altre dieci con figli, compatibilmente con il numero dei minori, ma già la prossima settimana la Casa delle Donne e dei Bambini, inaugurata in viale Pilone 105, offrirà una prima sistemazione a donne senza dimora. Tante le autorità che, lunedì, hanno partecipato all’inaugurazione di un luogo che tutti considerano il risultato di un lavoro di rete tra enti, associazioni di volontariato, club di servizio e cittadini pronti a contribuire per colmare una mancanza non più accettabile. Ad Asti esiste da tempo un dormitorio maschile, ma non quello femminile.

Tutto nasce da una visita al pronto soccorso

«Questo inverno siamo andati a vedere il pronto soccorso – ha spiegato il sindaco Maurizio Rasero – e il primario ha raccontato che c’erano persone le quali, non sapendo dove passare la notte, si fermavano lì. A una coppia abbiamo fatto presente che c’era posto al dormitorio maschile, almeno per lui, ma l’uomo ha rifiutato perché la sua compagna non avrebbe avuto un posto dove andare. Da lì ci siamo interrogati sulla necessità di creare una struttura come questa estendendo l’idea di un precedente progetto». La Casa, ricavata dove una volta c’erano gli uffici delle aree verdi, è divisa su due livelli: a piano terra ci sono i locali comuni e la cucina; sopra le camere da letto e i bagni, divisi tra zona per sole donne e un’altra per le mamme con figli. I maschi adulti non possono accedere ai piani superiori e la Casa ha un custode, donna, grazie alla collaborazione con l’associazione Peter Pan.

Una rete di aiuti per realizzare il progetto

L’assessore alle politiche sociali Mariangela Cotto ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno permesso di realizzare questo centro di accoglienza che, a differenza del dormitorio maschile, è un luogo di primo aiuto, ma anche di accompagnamento verso una sistemazione definitiva. I servizi sociali, gli unici deputati ad autorizzare l’inserimento delle ospiti (fatto salvo emergenze su cui, in ogni caso, si valuterà entro poche ore come gestirle) prevedono una permanenza massima di un anno, eventualmente rinnovabile, ma ogni donna accolta farà la sua parte per gestire la struttura, pulire, cucinare e seguire i bambini. Non un luogo di semplice assistenzialismo, perché non è ciò cui mira l’iniziativa, ma una Casa sicura e accogliente per donne che escono da situazioni critiche familiari, oppure terminano progetti per il loro ritorno autonomo in società.

Dare un senso alla parola comunità

Dalla Banca del Dono all’Asl, dalla Fondazione CrAsti alla Prefettura, ma anche le associazioni presenti sul territorio, medici, suore, tanti sono i soggetti che hanno collaborato per far sì che la Casa delle Donne e dei Bambini potesse diventare una realtà, «nella speranza – ha detto il Vescovo Francesco Ravinale – che grazie alle coscienze delle persone tutto questo, un giorno, possa diventare inutile».

Una parola, su tutte, dà significato all’inaugurazione di ieri mattina ed è quella usata dall’assessore regionale alle politiche sociali Monica Cerutti: comunità. «Qui abbiamo una comunità che ha lavorato insieme e quello di oggi è l’inizio di un importante progetto di solidarietà». Mario Sacco, presidente della Fondazione CrAsti, ha elogiato la capacità dimostrata dall’assessore Cotto di aver creato una rete straordinaria «e una forte collaborazione pubblico-privato». Per gli astigiani la soddisfazione di avere, da oggi, uno strumento in più per combattere emergenze sociali e situazioni di potenziale pericolo per l’ordine e la sicurezza.

r.santagati@lanuovaprovincia.it

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