La Nuova Provincia > Attualità > Bircolotti: “Nell’immediato post Palio nessuno ha avuto da ridire sul mio operato”
Attualità, Palio Asti -

Bircolotti: “Nell’immediato post Palio nessuno ha avuto da ridire sul mio operato”

Le prime dichiarazioni del mossiere dopo la corsa del 2 settembre scorso

Mossiere, un compito difficile da svolgere!

Mossiere, definizione sui principali dizionari della lingua italiana: in una corsa, chi è addetto al segnale di partenza. Sinonimo: starter.
Più nel dettaglio: in un Palio colui che è addetto a far scendere (abbassare) il canapo (o canape) e quindi a dare il via alla competizione.
Un’incombenza non di poco conto, per l’arcinota difficoltà da parte di chi svolge il delicato compito di mettere tutte le accoppiate nell’identica ottimale situazione di partenza.
Dal 2000 al 2018 ad Asti si sono corsi venti Palii, poiché nel conto va inserito lo “straordinario” del giugno 2000. In 14 edizioni su 20, ultima quella del 2 settembre di quest’anno, sul verrocchio (ossia sul trabattello sopraelevato dove si posiziona lo starter) del nostro Palio è salito un personaggio da ritenersi interprete importante nella storia della manifestazione: Renato Bircolotti.

Primatista ad Asti

E’ lui ad aver dato il maggior numero di mosse ad Asti (14, appunto), due in più di Sabatino Vanni (12). Vengono poi Amos Cisi (8) e Giancarlo Matteucci (5).
Qualche strascico polemico nei giorni successivi all’ultima edizione della corsa astigiana aveva indotto lo starter di Castiglion Fiorentino a non rilasciare dichiarazioni. Un silenzio che si è protratto fino a ieri, quando, raggiunto telefonicamente, Bircolotti ha accettato di rispondere alle nostre domande. Lo ha fatto con grande pacatezza, senza mai esasperare i toni. Una disamina la sua, la prima dopo il 2 settembre, che merita attente riflessioni.

“Lavoro svolto in maniera soddisfacente”

Gli abbiamo domandato innanzitutto di illustrarci il suo stato d’animo nell’immediato dopo Palio.
«Credo sia stata la prima volta in tanti anni in cui ho dato la mossa ad Asti, che nessuno, e sottolineo nessuno, degli addetti ai lavori nel dopo corsa mi abbia cercato trovando qualcosa da ridire sul mio operato. Mi sono allontanato dalla Piazza in compagnia dei miei famigliari nella più assoluta tranquillità. Una situazione che mi ha indotto a pensare di aver svolto il mio lavoro in maniera soddisfacente. Se nel post Palio non si sente parlare del mossiere vuol dire che lo stesso ha operato bene. Un po’ come l’arbitro di calcio: meno lo si nota e più la sua direzione di gara è da ritenersi soddisfacente.»

Lo spavento al via della seconda batteria

La seconda domanda è quasi obbligata e riguarda la mossa della seconda batteria, dove un po’ tutti si son presi un bello spavento…
«Anche il sottoscritto. Ho poi visto e rivisto le immagini e ho quindi sviscerato l’accaduto nel dettaglio. Proprio al centro dell’allineamento c’è una forzatura evidente sul canapo, al punto che lo stesso viene addirittura sollevato da un cavallo. Altre due accoppiate si muovono e vanno a caricare ulteriormente la corda, che deve sopportare una pressione enorme. Mi preme sottolineare che il mossiere tiene sempre un piede appoggiato sul pedale d’abbassamento del canapo. E sottolineo sempre. Una situazione quanto mai a rischio, vista la sensibilità dell’apparecchiatura: un movimento brusco, un tocco appena più forte col piede, in qualsiasi momento, potrebbe portare ad un abbassamento involontario. Quanto sto affermando può essere confermato dal Capitano del Palio che sta al mio fianco.»

“Mossa non matura”

Prosegue Bircolotti: «Premesso che la mossa non era assolutamente matura poiché almeno tre accoppiate erano fuori posizione o girate, vedendo la forzatura ho immediatamente schiacciato il pedale. L’ho fatto non una, ma almeno quattro volte, salendoci sopra di peso. Il meccanismo di sganciamento non ha funzionato e in misura maggiore, a fare le spese della situazione venuta a crearsi, è stata la monta di Santa Maria Nuova Luigi Bruschelli, che, ovviamente, vedendo tre fantini “mandare” si è lanciato pure lui. Il canapo non è sceso e il suo cavallo lo ha praticamente saltato, originando la caduta che ha procurato spavento nel pubblico. Vorrei però puntualizzare, visto che mi sono giunte all’orecchio alcune affermazioni tutt’altro che gradite e completamente senza senso, che il mio piede stava come sempre appoggiato sul pedale della mossa e sullo stesso ha più volte pigiato. Sul pedale e da nessun’altra parte.»

Sanzioni ai fantini

Veniamo ai fantini: soltanto una sanzione attribuita…
«Si. Ho richiamato San Silvestro, perché non si atteneva minimamente a quanto gli domandavo di fare. Non scordiamo però che nella prima batteria ho messo in seconda fila, in posizione alta, il cavallo di Santa Caterina che calciava. Avrei forse dovuto intervenire anche nella seconda batteria nei confronti di un’accoppiata particolarmente “girellona” al canapo. Per stemperare la tensione ho cercato di sdrammatizzare la situazione, mettendola quasi sull’ironico. Ecco, in quel caso probabilmente una sanzione poteva starci, ma anche attribuendola credo che le cose non sarebbero cambiate granché.»

I tempi della finale

I tempi della finale e la diretta Rai saltata?
«In questo caso non è neppure necessario che sia io a parlare – prosegue Bircolotti – poichè l’orologio chiarisce ogni cosa. Ho avuto a disposizione i cavalli per la finale alle 18,42 e ho abbassato il canapo alle 19,01. Sono dati inconfutabili. Tenendo conto che nella parte bassa dello schieramento avevo San Secondo e Tanaro accanto, ossia le due rivali, e che alla finale stessa prendevano parte altre due accoppiate con dichiarate ambizioni di vittoria, vale a dire Cattedrale e Don Bosco, direi che andar via in 19 minuti in una mossa con nove cavalli e tensione alle stelle sia un tempo più che accettabile.»

“Non ho dovuto usare il pugno di ferro”

Che Palio è stato quello dello scorso 2 settembre?
«Per quanto mi riguarda un Palio lineare, non ci sono stati episodi eclatanti da indurmi ad utilizzare il pugno di ferro.»
Rivedremo Bircolotti ad Asti?
«Non dipende da me. Tornare rappresenterebbe per il sottoscritto un piacere immenso. Non credo di dovermi riscattare e neppure di avere qualcosa da farmi perdonare. Voglio bene ad Asti, il Palio che si corre da Voi è tanto bello quanto difficile e l’ambizione massima per un mossiere è poter salire sul verrocchio in Piazza Alfieri. Mi piacerebbe però fugare alcune ombre legate all’ultimo Palio. Ombre, sottolineo, non sviste eclatanti. L’auspicio è di poter incontrare presto il Sindaco Rasero ed avere con lui un dialogo sereno e chiarificatore su alcune situazioni: saranno poi il Sindaco stesso e con lui il Consiglio del Palio a stabilire se il prossimo anno sarò ancora il mossiere della corsa di Piazza Alfieri.»

Massimo Elia

max.elia@virgilio.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articolo precedente
Articolo precedente