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Briganti, vagabondi e oziosi nell’astigiano di un tempo

Nel corso del Settecento la grande miseria e la fame che colpivano la popolazione, specie quella rurale, favorirono in tutto il Piemonte il fenomeno del brigantaggio e del vagabondaggio

Nel Settecento la fame e la miseria favorivano brigantaggio e vagabondaggio

Nel corso del Settecento la grande miseria e la fame che colpivano la popolazione, specie quella rurale, favorirono in tutto il Piemonte il fenomeno del brigantaggio e del vagabondaggio. Un fenomeno che, proseguito nell’Ottocento, pur senza raggiungere i livelli del meridione d’Italia, della Sardegna o della Toscana e senza creare personaggi leggendari, quali Stefano Pelloni detto il Passator Cortese in Romagna, Domenico Tiburzi ed Enrico Stoppa che imperversavano in Maremma o Giovanni Tolu, il più famoso fra i banditi sardi, era capillarmente diffuso anche nell’Astigiano.

Soprannomi curiosi

Spesso contraddistinti da curiosi soprannomi che ne richiamavano le caratteristiche fisiche o morali (lo Zoppo, il Birba, il Gobbo, il Biondino, il Borgno, ecc.), i banditi erano autori di furti, assassinii e violenze, quasi sempre a danno dei ricchi, diventando in più casi protagonisti delle lotte politico-sociali contro il potere: per questi motivi erano tollerati dalla popolazione che raramente li denunciava. A compiere furti ai danni dei contadini erano invece prevalentemente girovaghi e zingari.

Editti contro il brigantaggio

Numerosi sono gli editti e gli ordini del governo sabaudo e di quello francese contro il brigantaggio.
Nei casi, abbastanza infrequenti, in cui i delinquenti riuscivano ad essere catturati non scampavano alla condanna a morte, preceduta quasi sempre dalla tortura e seguita dallo scempio del cadavere.
I briganti provenivano, ad eccezione di qualche capo-banda ex militare, dai ceti più bassi della popolazione: braccianti e salariati agricoli, manovali, mendicanti.
Se alcuni agivano da soli, molti preferivano organizzarsi in bande, dove non mancava, in qualche caso, la presenza femminile.

Il Governo da inizio Settecento si preoccupò del crescente disagio sociale provocato dalla massiccia presenza in tutto il territorio del Regno di sbandati e mendicanti emanando specifici editti, promettendo anche consistenti riconoscimenti in danaro a coloro che favorivano l’arresto di ladri ed assassini.

Premi a chi favoriva  l’arresto dei delinquenti

Il 28 gennaio 1800 il barone De Melas, comandante generale dell’armata imperiale in Italia, considerato che nonostante il proprio proclama del 22 gennaio dello stesso anno i ladri ed assassini “continuano impunemente li loro derubamenti” pubblicò un’ordinanza nella quale prevedeva premi per chi favoriva l’arresto dei delinquenti.

Dodici condanne a morte

Nel gennaio 1801 ad Asti furono condannati a morte dalla commissione militare straordinaria dodici individui, colpevoli di omicidi nei territori di Cocconato, Chiusano e Piea.
Diversi erano i briganti che in quel periodo si aggiravano nelle colline del Basso Monferrato, fra cui “Il Piccolo” (Giovanni Arato), Antonio Bollarino, Domenico Curato, Paolo Giachino, Giovanni Nicola, Antonio Racca.
La Guardia Nazionale, in aiuto della quale il prefetto Robert inviò cinque gendarmi a piedi, riuscì a catturare solamente il Bollarino.

A partire dal 1825 è un susseguirsi, a cadenza pressoché annuale, di manifesti del Regio Governo per mantenere il buon ordine, che prendevano di mira “nullatenenti senz’arte o mestiere”, zingari, accattoni, ma anche “i ciarlatani, i merciai ambulanti, i venditori d’immagini, di corone e cose simili, tanto stranieri che nazionali”.

L’omicidio di Teresa Quilico

In tutto l’Astigiano si registrava nell’Ottocento la diffusa presenza di vagabondi e non mancavano le azioni banditesche: ad esempio in località Maroero (frazione di Cocconato), Teresa Quilico Bruna che nella notte del 13 giugno 1823 si stava recando col suo carro al mercato di Casalborgone venne brutalmente uccisa assieme al suo servo da alcuni briganti, sbucati dalla fitta boscaglia, per rubare la mercanzia e i soldi.  Un’edicola sacra, eretta sul posto nel 1881 dal figlio Carlo ricorda questo tragico episodio. Negli ultimi decenni dell’Ottocento si ebbe una recrudescenza del fenomeno, come testimoniano le tante lettere e i ripetuti avvisi inviati dalla Sotto-Prefettura di Asti ai sindaci di tutti i comuni del circondario.  Nonostante questi provvedimenti, le grassazioni continuarono: nell’ottobre del 1879 se ne verificano in Monferrato ben nove, nell’arco di due settimane. Dopo questi fatti, il Prefetto di Alessandria inviò una lunga lettera di richiamo ai sindaci nella quale segnalava che le condizioni della pubblica tranquillità e della sicurezza delle persone e delle proprietà erano gravemente compromesse, richiamando i sindaci alle loro responsabilità e stabilendo di assegnare un premio di Lire 100 a chi consegnava alla giustizia un grassatore e premi inferiori a chi dava utili informazioni per la loro cattura; di nove i grassatori la Prefettura forniva, senza indicare i nomi, i connotati, avvertendo che “essi sono armati di fucile, pistole e revolvers”, da 24 a 46 anni d’età, quasi tutti di statura piccola (solo uno di “statura alta colossale”). Nel 1884 il sotto prefetto di Asti, Manolesso, invitava i sindaci del circondario a negare, in occasione della annuale festa di San Secondo, le autorizzazioni agli individui soggetti alla sorveglianza speciale, per evitare che si rechino alle feste.

L’intervento dei Carabinieri

Contro l’accattonaggio e il vagabondaggio in più occasioni nei paesi del basso Monferrato si registrò l’intervento dei Carabinieri.
Il 14 febbraio 1885 al mercato di Cocconato veniva arrestato il “sedicente Gai sprovvisto di recapiti e sospetto borsajuolo”; il 13 agosto veniva fermato il “mendicante e clandestino” Giuseppe Nicola di Aramengo perché “sorpreso in flagrante reato di questua, sprovvisto affatto di regolare permesso della competente autorità, sequestrandogli vari tozzi di pane, frutto dell’accattonaggio”; ed ancora il 31 luglio 1895, nei pressi della regione Rocco, ai confini fra i comuni di Passerano ed Aramengo, vennero sorpresi due girovaghi diretti a Torino, accusati di andare “di cascinale in cascinale non per trovare lavoro, ma bensì per domandare la mangiare e da bere, e quasi anche con prepotenza”.

L’arresto di due sorelle

Ad essere fermati erano pure dei minorenni, nonostante fossero in alcuni casi vittime di situazioni particolarmente commoventi.
E’ il caso dell’arresto, avvenuto il 29 settembre 1897 a Cocconato, di due sorelle di 14 e 13 anni e del loro fratello di soli 7 anni, originari di Oncino (vicino a Saluzzo) che “andavano da una porta all’altra a domandare la questua”: nel verbale i ragazzi dichiaravano che da “due anni circa hanno perduto la loro genitrice ed il loro genitore avendoli abbandonati da un anno circa recandosi in Francia senza lasciare minima sostanza per vivere”. Nei primi decenni del Novecento si verificano ancora sporadici episodi di vagabondaggio e azioni di malviventi, ascrivibili a forme di delinquenza insite nella società e non più a quel fenomeno del brigantaggio che ha rappresentato una componente significativa nella storia astigiana nei secoli passati.

f.duretto@lanuovaprovincia.it

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