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Canelli: per il ministro le “bollicine” saranno la nicchia dei futuri distretti del cibo

Intervista al senatore Centinaio a capo del dicastero dell'Agricoltura e di quello del Turismo

Era  l’invitato d’onore  a Canelli per il terzo Forum sul Metodo Classico. Parliamo del senatore Gian Marco Centinaio, titolare del Ministero dell’Agricoltura e del Turismo del Governo Conte che abbiamo raggiunto per alcune domande riguardanti il settore trainante dell’economia astigiana soprattutto nella sua declinazione in “bollicine”.

Il Metodo Classico, pur nelle sue dimensioni contenute, si sta rivelando un potente supporto al valore dell’export vinicolo italiano. Quali sono, secondo lei, i meccanismi che possono farne aumentare l’impatto sui mercati esteri?

Il Metodo Classico è una nicchia importante nel panorama degli spumanti italiani. E’ un mercato in crescita. Si parla di 40 milioni di bottiglie prodotte lo scorso anno, un numero ancor più significativo se si considera che è detenuto da sole 4 denominazioni: Franciacorta, Trentodoc, Oltrepò Pavese, e Alta Langa. Siamo il primo produttore mondiale di vino e i nostri prodotti sono ovunque sinonimo di eccellenza. Dobbiamo partire da questo traguardo per trainare tutto il comparto vino. Non dobbiamo fermarci alle etichette storicamente vincenti e apprezzate all’estero. Vogliamo aiutare le nostre imprese in questa operazione, essere al loro fianco, diminuendo la burocrazia e investendo ancora di più sulla differenziazione dell’offerta e sulla qualità, due elementi che rendono uniche le nostre realtà vitivinicole e non solo.

A questo proposito, quali azioni prevede il Ministero delle Politiche Agricole a supporto dell’export vinicolo, prossimo ai 6 miliardi di euro, che costituisce una importante voce della bilancia commerciale?

Servono risorse mirate. Per andare sui mercati internazionali la promozione è fondamentale. Abbiamo sbloccato l’Ocm vino. Nel contempo non bisogna abbassare la guardia. In questo contesto, un punto fermo è senza dubbio ancora una volta la difesa e la valorizzazione del made in Italy. La lotta all’italian sounding è il punto di forza del ministero. Gli spumanti sono prodotto di estrema qualità e di estremo livello, di conseguenza la tutela ma soprattutto i controlli di qualità sono fondamentali.

La produzione di Metodo Classico tocca circa i 40 milioni di bottiglie, per un fatturato stimato attorno ai 300 milioni di euro, realizzati quasi interamente dai Consorzi di Oltrepò Pavese, Franciacorta, Trentodoc e Alta Langa. Nella scorsa edizione del Forum questi soggetti hanno espresso disponibilità a sinergie comuni. Pensa che sia possibile riunire sotto un unico ombrello di promozione e tutela queste eccellenze?

L’obiettivo è di lavorare con consorzi, associazioni e regioni per far sì che si possa fare programmazione e investimenti. Concretamente siamo già al lavoro anche per lo sviluppo degli strumenti di progettazione territoriale, come i distretti del cibo. Un decreto li renderà operativi e creerà anche il primo Registro nazionale dei distretti del cibo riconosciuti dalle Regioni. Puntiamo a dare sostegno a chi aggrega e costruisce progetti di investimento che vedano uniti Istituzioni locali e soggetti privati nel rilancio delle nostre aree agricole.

Dagli ultimi riscontri, in Italia le bollicine Metodo Classico hanno superato il guado dei consumi stagionali e dell’aperitivo. Quali politiche promozionali possono, secondo lei, accentuare il fenomeno positivo che vede i consumi relativi a questo comparto sempre più diffusi in tutto il corso dell’anno e sulle tavole?

Dagli ultimi dati che abbiamo a nostra disposizione, la vendita di spumante, nei primi sei mesi del 2018 è gradualmente aumentata rispetto al semestre precedente. Questo dimostra un apprezzamento crescente da parte del consumatore. Tuttavia non basta. Il tema centrale è la tutela del made in Italy. Il consumatore deve avere la consapevolezza che il marchio italiano è sinonimo di tutela della qualità. E su questo occorre crescere per puntare in alto. Senza abbassare mai la guardia. È necessario essere al fianco dei produttori per consentire al Sistema Italia di rimanere vincente in Italia e all’estero.

I territori del Metodo Classico annoverano quasi tutti, nei loro confini, siti riconosciuti dall’Unesco come Patrimoni dell’Umanità. Che cosa ne pensa, in termini di supporto al turismo, di una sorta di “classic road”, un percorso organizzato che leghi le aree vocate di Piemonte, Oltrepò, Franciacorta e Trentino?

Ci sono città d’Italia che sono sature, come Venezia, Firenze e Roma.
Puntare a mete alternative, abbinando turismo e agricoltura, può consentire di inserire nei percorsi turistici luoghi meno conosciuti ma altrettanto belli e affascinanti, rilanciare parti del Paese che in passato venivano snobbate dalla politica e dai tour operator. Siamo stati al Comitato mondiale del turismo enogastronomico, e anche lì il turismo legato al vino è considerata una scelta vincente. Occorre fare promozione in tal senso dando un’immagine del Paese che si può vedere e assaggiare. Il vino è uno dei settori che tira di più e sta permettendo ad agricoltura e turismo di poter beneficiare del sistema Italia.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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