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Canelli: l’Altlante dei Vitigni dimenticato da tutti?

Erbacce, tralci dai germogli avvizziti, un solo chiodo a reggere un cartello che ha abdicato da tempo

Senso di abbandono per l’Atlante dei Vitigni

Erbacce, tralci dai germogli avvizziti, un solo chiodo a reggere un cartello che ha abdicato da tempo. Senso di abbandono. E’ l’immagine che restituisce la rete di alcune installazioni del World Atlas of Wine, l’atlante mondiale dei vitigni che dovrebbe rappresentare la città patria dell’enologia. Il progetto era ambizioso: realizzare un grande orto botanico capace di accogliere tutti gli esemplari di vitigno coltivati nel mondo. Anche la location era innovativa: un “parco diffuso” ospitato in varie aree cittadine con un’installazione a serra-sfera in piazza Unione Europea. Ideato dall’architetto Gianmarco Cavagnino, marchio e progetto poi donato al Comune non senza qualche spumeggiante puntualizzazione del M5S.

Piantumazione delle barbatelle

Prima tappa del percorso, nel 2013, la piantumazione in quindici parchi tematici disseminati tra piazze e vie di altrettante specie di barbatelle autoctone. Virgulti cresciuti per formare veri e propri filari ospitati qua nel terreno e là in “vasche” appositamente realizzate. Il vigneto contemplava il Moscato, uva simbolo che aveva trovato posto nel giardino del Municipio, Barbera, Dolcetto, Cortese, Brachetto, Favorita. C’è posto anche per Freisa, Grignolino, Arneis, Malvasia, Nebbiolo, Si era accasato anche il Lambrusco, autoctono pure lui, il Ruché, l’Uvalino e la Balsamina in via Roma.

Le schermaglie sul Web

Da giorni il vigneto diffuso è oggetto di schermaglie sul web. Sul social “Sei di Canelli se…” sono apparse più di una fotografia che immortalano l’abbandono dei filari soprattutto quelli realizzati nelle aree più decentrate. Lasciate a se stesse le cinque viti di Favorita tra viale Risorgimento e via I° Maggio. Non se la passa bene neppure il Freisa mentre boccheggiano Uvalino e Balsamina. Chi non soffre è il Moscato, vitigno numero uno, nel cortile del Municipio.

Brutto segnale per i turisti

Ma «non basta» dicono sul web. «I tralci sono abbandonati, non è un bel segnale per i turisti che arrivano nella città del vino per eccellenza che della vite dovrebbe farne il proprio monumento».
Paolo Gandolfo, assessore all’ambiente, ammette che «ci sono stati ritardi nella manutenzione del vitigno diffuso dovuti, in primis, all’affidamento ad una nuova azienda che ha preso in carico il lavoro. Quando, poi, si è trattato di intervenire la pioggia, oramai quotidiana, ha bloccato sul nascere ogni attività». Ritardi, dunque, meteorologici e non di altra natura. «Le viti sono sane, questo è importante. Se il maltempo darà tregua interverremo immediatamente anche con i necessari trattamenti».

f.duretto@lanuovaprovincia.it

Un Commento

  • Davide ha detto:

    Dire che su 40 totali 39 sono perfettamente mantenuti non fa notizia. Come al solito non ci si accorge mai di quello che si fa. A giorni verrà sistemato anche l’ultimo. In attesa della prossima polemica.

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