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Coppo: «Porteremo a termine la chiusura dei campi nomadi»

il vice sindaco di Asti, Marcello Coppo, spiega la genesi del nuovo regolamento per i campi nomadi cittadini

Da oggi la discussione sulla bozza del regolamento

La bozza del nuovo regolamento dei campi nomadi approderà in commissione consiliare oggi pomeriggio, martedì, alle 18.30, per un primo esame da parte dei consiglieri comunali. Una bozza che, come riportato in esclusiva la scorsa settimana sul nostro giornale, mira soprattutto a creare una serie di obblighi stringenti, e non derogabili, che la popolazione nomade, ma di fatto residente ad Asti da più generazioni, dovrà rispettare. Pena un allontanamento più facile per le famiglie che violeranno le nuove (ma anche vecchie) regole: dall’obbligo scolastico al pagamento di tutte le utenze, dal divieto di possedere altre case nel territorio comunale all’accendere fuochi nei pressi delle aree, ma anche il divieto di utilizzare i minori per accattonaggio, danneggiare gli impianti comuni o abbandonare ogni genere di rifiuto fuori dagli appositi cassonetti. Basterà, almeno sulla carta, l’accertamento di una qualsiasi di queste violazioni (a cui si aggiungono eventuali fatti di natura penale) per perdere il diritto di restare nel campo. Diritto che, sempre secondo la bozza, cesserà il 31 maggio 2020, data entro la quale tutti i campi nomadi di Asti dovranno comunque essere chiusi.

Una battaglia per la sicurezza di tutti

Il vice sindaco e assessore alla legalità Marcello Coppo è stato tra i principali artefici del nuovo regolamento. Prima dai banchi dell’opposizione, poi nella campagna elettorale di Fratelli d’Italia, Coppo ha definito come priorità il superamento dei campi nomadi e una più stringente regolamentazione nell’attesa di chiuderli.

Secondo lei il regolamento passerà come l’avete scritto o teme una sorta di ammorbidimento in Consiglio comunale?

L’indirizzo che ci siamo dati è quello di rendere le norme più cogenti possibili, ma anche più facili. Già l’attuale regolamento pone degli obblighi, ma non precisa chiaramente chi li debba far rispettare. Va da sé che siamo aperti al contributo di tutte le forze politiche, basta che non si travisi il concetto di fondo. Non cambiare il regolamento significa pagare 100.000 euro di acqua ogni anno solo e il Comune non può più permettersi di spendere tutti questi soldi, anche nel rispetto dei richiami della Corte dei Conti.

Pensate di condividere le nuove regole con i nomadi prima di approvarle?

L’11 maggio andremo al campo nomadi per incontrare i residenti e spiegare loro le novità del regolamento. Poi ci sarà la discussione in Consiglio comunale. Speriamo che le condividano, anche perché molte di queste regole servono per la loro stessa sicurezza.

Obiettivo: chiudere i campi nel 2020

Per la prima volta si indica una data oltre la quale i campi nomadi dovrebbero essere dismessi. Sarà davvero così?

La nostra idea è che prima si chiudono, meglio è. La data è stata fissata al 2020 anche per darci tempo di mettere da parte degli avanzi di bilancio, proprio grazie ad un maggiore risparmio nei costi di gestione, per poi eventualmente avere un budget da spendere, se costretti, al momento di chiuderli. Mi spiego meglio. Donne e bambini non possono essere lasciati in strada quindi, se necessario, avremo i soldi per ultimare la chiusura.

C’è chi dice che si tratti solo di propaganda e che, alla fine, non riuscirete a chiuderli. Magari c’è chi farà ricorso e, con i tempi processuali che ci sono in Italia, si rischiano rinvii lunghi anni. Come risponde?

La strada è lunga, ma bisogna pur iniziare con un passo in una direzione. Capisco le eventuali difficoltà che potranno sorgere, ma se ci saranno impugnazioni andremo nelle sedi opportune a difendere il nostro operato. Ho potuto constatare che gli uffici si sono impegnati molto nell’analizzare ogni possibile problematica che dovesse venire fuori, perciò credo che il loro lavoro debba essere difeso anche in giudizio. Comunque, prima di iniziare a mettere mano al regolamento, abbiamo chiesto un parere all’ufficio legale del Comune e da lì siamo partiti. Abbiamo anche incontrato il Prefetto che ha voluto sapere quali fossero le nostre intenzioni. Insomma, è un lavoro che speriamo di portare avanti in sinergia con tutti gli altri enti che si occupano di sicurezza sul territorio.

Il cambio di rotta e le nuove priorità

Secondo lei perché la situazione dei campi nomadi è diventata uno dei problemi più sentiti tra gli astigiani? Perché non si è iniziato prima ad affrontare il tema nell’ottica di trovare un’alternativa a queste aree?

Forse, fino ad oggi, non è stato considerato un lavoro prioritario per la città; forse per gli uffici era meglio sbrigare lavori più appassionanti, o magari più di ordinaria amministrazione, che non ragionare su un problema che avrebbe richiesto risposte nuove. Di certo non è pensabile che il Comune possa procedere da solo in questa partita ed è per questo che chiediamo la collaborazione di tutte le istituzioni a tutela della legalità. Confido che non ci lasceranno soli. Credo che anche la minoranza ci sosterrà perché stiamo facendo una giusta azione di civiltà.

Avete pensato dove potranno andare a vivere i residenti del campo che sono a tutti gli effetti nostri concittadini?

Stiamo già cercando soluzioni alternative e di capire quali siano i nostri obblighi in tal senso. E’ chiaro che osserveremo gli obblighi di legge, ma se una famiglia vorrà continuare a stare in una roulotte lo potrà fare solo fuori dal Comune di Asti. Se le famiglie nomadi chiederanno una casa popolare lo faranno attraverso la graduatoria ufficiale, come tutti i cittadini, e senza alcun privilegio o corsia preferenziale. Non ci saranno altri campi nomadi, quindi le alternative potranno essere solo nel segno della discontinuità rispetto al passato.

Ha mai avuto paura a portare avanti questo genere di riforma?

Sì, qualche preoccupazione c’è, ma le idee o procedono sulle gambe degli uomini o non vanno avanti. Se succedesse qualcosa sarebbe comunque una spinta per arrivare il prima possibile alla conclusione di questo progetto.

Riccardo Santagati

r.santagati@lanuovaprovincia.it

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