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Costantino & Co. regalano un sogno sportivo ai disabili

Una piccola azienda meccanica di Buttigliera costruisce sedie a rotelle sportive "su misura" con brevetti d'invenzione internazionali

Da Buttigliera l’idea di tre soci appassionati di meccanica

La chiamano “resilienza” ed è una definizione moderna per spiegare la filosofia di chi riesce a trarre insegnamenti positivi anche dalle peggiori esperienze. Se poi, ciò che ne deriva non cambia solo la vita al resiliente ma anche a quelli che vivono la stessa situazione, allora si sfiora la genialità.
E’ il caso di Costantino Perna e dei suoi due soci e amici, Giuseppe Inghilterra e Massimo Maida; il primo ingegnere Iveco, il secondo un imprenditore di Santena.
Ed imprenditore è anche Perna, con una piccola azienda di meccanica con sede a Buttigliera d’Asti. Un capannone di dimensioni contenute con annessa abitazione ed uffici. Insomma, una sede come se ne vedono tante (almeno quelle che resistono alla crisi). Eppure, in quel capannone nascono oggetti che cambiano la vita alle persone disabili, consentendo loro di raggiungere obiettivi che mai avrebbero creduto possibili.
Nella sua officina, la società Lab 3.11 studia, perfeziona, brevetta e costruisce sedie a rotelle sportive. Dalle linee completamente diverse rispetto a quelle cui sono costretti i disabili durante il resto delle loro giornate, le sedie a rotelle sportive sono destinate esclusivamente all’attività paralimpica.

La differenza con le sedie a rotelle standard

Le sedie a rotelle brevettate da Lab 3.11 sono uniche al mondo, perchè, a differenza delle altre che vengono realizzate in serie con uno scarso margine di adattamento, quelle nate a Buttigliera sono invece altamente personalizzabili per essere utilizzate da persone con svariati tipi di disabilità e per più sport. La stessa sedia a rotelle, così, può sia seguire l’evoluzione clinica del disabile che essere utilizzata da un’altra persona quando il suo proprietario precedente non la usa più.
E a far questo sono gli unici al mondo.

«Attualmente il mercato delle sedie a rotelle sportive, che rimane una produzione di nicchia – spiega Costantino Perna – è in mano per il 90% a tre multinazionali. La restante percentuale è rappresentata da piccole aziende che, normalmente, lavorano per le grandi e in Italia ce ne sono solo 3 o 4. Ma nessuna si occupa di questo settore come facciamo noi, ovvero con lo spirito di realizzare qualcosa che possa essere definito “su misura”».

L’esperienza personale del ricovero nell’Unità Spinale

Perna, come l’ingegnere Inghilterra, ha vissuto sulla propria pelle la disattenzione verso le richieste specifiche di un disabile. Dieci anni fa è rimasto vittima di un gravissimo incidente stradale in seguito al quale è stato ricoverato per un anno all’Unità Spinale di Torino, in camera con Giuseppe. Se Lab è intuitivamente l’abbreviazione di Laboratorio, un po’ meno lo sono i numeri che seguono: 3 era il piano in cui si trovavano ricoverati e 11 il numero della camera in cui hanno condiviso un anno della loro vita.
«Nel piano di recupero funzionale e riabilitativo, i fisioterapisti inseriscono anche un’attività sportiva che può anche essere effettuata in palestre o campi fuori dall’ospedale – spiega ancora Perna – In una di queste occasioni mi piazzarono su una sedia a rotelle sportiva di quelle standard e mi incitarono a giocare a tennis. Non ho un bel ricordo di quell’esperienza, perchè non riuscivo a muovermi, non riuscivo a divertirmi ed ero molto demoralizzato perchè mi metteva di fronte a limiti che non avevo prima dell’incidente. Stessa cosa per il mio amico Giuseppe. Io, a differenza della maggior parte dei pazienti dell’Unità Spinale, ho avuto la fortuna di tornare a camminare, ma ricordo molto bene come ci si sentiva a non poter utilizzare le gambe. Così, nelle nostre lunghe chiacchierate in camera, abbiamo capito che non era un limite nostro, quello di non riuscire a tornare a fare sport, ma della sedia a rotelle non adatta a noi e allo sport che volevamo praticare. Quando siamo stati dimessi e sono tornato alla mia azienda meccanica, è nata l’idea di provare a cambiare le cose».

Brevettate quelle per tennis, badminton e paddle

Come ogni nuovo progetto è stato disseminato di tentativi, di verifiche, di modifiche, di studio fino al brevetto di invenzione di Advantage, la sedia a rotelle sportiva in cui si può regolare tutto: altezza e angolo della seduta, altezza dello schienale, campanatura e dimensione delle ruote, “allestimento” per il tipo di sport scelto. Finora è stata “preparata” per tennis e badminton con quella per il paddle in collaudo.
«Il nostro obiettivo è quello di studiare una sedia a rotelle sportiva per ogni specialità paralimpica» confessa Perna che non riesce a nascondere l’entusiasmo per l’idea di una sedia a rotelle altamente personalizzata.
Dopo Advantage è arrivata Advantage C (competition) per gli atleti professionisti, con l’incontro prezioso con una grande atleta paralimpica, Giulia Capocci (vedi articolo a fianco).
Oggi, in Italia, sono una cinquantina le Advantage in circolazione, molte delle quali utilizzate da atleti paralimpici professionisti ma anche da disabili che professionisti non solo ma non per questo devono rinunciare all’attività sportiva.
Così, da una terribile esperienza personale e dal genio meccanico di un manipolo di amici, da Buttigliera è nata una piccola rivoluzione che ha cambiato la vita a molti disabili.

Daniela Peira

d.peira@lanuovaprovincia.it

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