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Dall’Eritrea ad Asti grazie al corridoio umanitario

Dall'Eritrea alla parrocchia di San Domenico Savio: ecco perché Maryan è scappata dal suo Paese con i suoi quattro figli

Il viaggio di Maryan e i suoi quattro figli

Arriva dall’Eritrea, uno dei Paesi più poveri del Corno d’Africa, la prima famiglia di richiedenti asilo giunta ad Asti attraverso il corridoio umanitario organizzato dalla CEI con la Comunità di Sant’Egidio e in accordo con il Governo italiano.

Maryan, 33 anni, è riuscita a portare con sé i figli Filipo, 15 anni, Saber, 13, Gebral, 11 e Kinan, 9 anni, facendoli fuggire da un destino segnato: l’Eritrea è, di fatto, un regime dittatoriale dove non esistono libertà politiche e dove, senza distinzioni di genere, tutti i cittadini tra 18 e 50 anni sono obbligati ad arruolarsi nell’esercito, a tempo indeterminato, e a prestare servizio prevalentemente in attività militari decise dal Governo centrale.

Il tutto per una paga che non basta a soddisfare le necessità primarie delle famiglie. E’ per questo, ma non solo, che migliaia di cittadini eritrei fuggono dal Paese nel tentativo di non dover sottostare agli obblighi del regime e molti di questi vengono poi ospitati nei campi profughi dell’Etiopia. Negli ultimi 30 anni sono stati oltre 500.000 i rifugiati eritrei che hanno cercato riparo nel vicino Sudan e oltre 100.000 quelli che si sono diretti verso altri Paesi in cerca di pace, sicurezza e la possibilità di iniziare una nuova vita.

Il corridoio umanitario

Tra questi i figli di Maryan che sono giunti ad Asti mercoledì sera dopo essere partiti dall’aeroporto di Addis Abeba, in Etiopia, diretti in Italia, all’aeroporto di Fiumicino.

E’ infatti l’Etiopia il punto di partenza dei corridoi umanitari oggetto del protocollo che vede impegnata la CEI, e di conseguenza le Caritas diocesane, come quella di Asti che si è fatta carico della famiglia accompagnandola nella sua nuova casa. Maryan e i figli, prima di poter lasciare l’Africa, sono stati a lungo in un campo profughi di Shimelba dove hanno incontrato gli operatori della Caritas italiana e dove sono stati selezionati per il progetto “Protetto. Rifugiato a casa mia”.

Accolti nella parrocchiadi San Domenico Savio

Mercoledì sera la famiglia eritrea è stata accolta ad Asti nella parrocchia di San Domenico Savio che si occuperà, insieme alla Caritas, di gestire la sua permanenza e integrazione nella società astigiana.

Chiesta la protezione internazionale

Tutti i membri della famiglia di Maryan hanno ottenuto un visto a territorialità limitata per motivi umanitari e fin da oggi inizierà l’iter amministrativo per la richiesta di protezione internazionale allo stesso modo di come avviene per gli altri richiedenti asilo giunti con i barconi sulle coste italiane.

Il protocollo CEI-Comunità di Sant’Egidio ha come principale obiettivo garantire viaggi sicuri per i migranti che abbandonano i loro Paesi evitando che si spostino lungo il deserto e attraverso il mare dove, sovente, si contano morti tra i più deboli o per l’affondamento dei barconi.

A Fiumicino, mercoledì, sono atterrati ottantanove richiedenti asilo che sono stati accolti dalle Caritas di Asti, ma anche di quelle con sede a Brescia, Bergamo, Rimini, Sesto, Monza, Volterra, Roma, Assisi, Avezzano, Cassano, Aversa, Messina e Terni.

Tutti i costi di accoglienza delle famiglie rifugiate sono completamente a carico della Chiesa Cattolica e delle Caritas grazie a fondi raccolti attraverso l’8X1000.

r.santagati@lanuovaprovincia.it

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