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I moscatisti chiedono il déblocage delle rese

Mondo del Moscato spaccato: si chiede di sbloccare 20 mila ettolitri di uve

Il malcontento dei produttori

Avere il prodotto in cantina ma non poterlo vendere nonostante la richieste del mercato ed essere oltretutto costretti a svenderlo al 50% per evitare le giacenze. E’ la storia, paradossale, che arriva dal mondo del Moscato e che viene denunciata da Giovanni Bosco, Presidente del CTM – Coordinamento terre del moscato, il quale si sta facendo portavoce del malcontento dei piccoli produttori vitivinicoli canellesi (e santostefanesi) i quali, pur avendo ricavato una vendemmia 2017 dalle rese eccezionali nonostante il brutto tempo, ben 90 quintali ad ettaro di Moscato d’Asti, sono costretti a sottostare all’accordo che prevede in ogni caso rese per 80 quintali.

Rischio di danno economico

I 10 quintali di eccedenza dovranno quindi essere messi sul mercato a prezzi inferiori. Per ovviare a questa problematica il Consorzio di tutela dell’Asti avrebbe potuto approvare una manovra di “déblocage”, sbloccando cioè l’accordo sulle rese e consentendo di imbottigliare e di etichettare con la docg anche i 10 quintali in eccedenza. Questa decisione però non è ancora stata presa e i piccoli produttori sono in agitazione. «E’ evidente che per coloro che vinificano in proprio come i piccoli produttori, si andrà in contro ad un danno economico. Il mondo del Moscato si sta interrogando sul perché il Consorzio non proceda al déblocage visto e considerata la richiesta del mercato» chiede provocatoriamente Giovanni Bosco.

All’orizzonte il pericolo delle giacenze

Girata la domanda al canellese Flavio Scagliola Vicepresidente del Consorzio di Tutela dell’Asti, il nodo della vicende sembrerebbero essere il pericolo delle giacenze. «Non intendiamo “sbloccare” per ragioni di mercato – spiega Scagliola – In cantina abbiamo ancora giacenze troppo alte tra Asti Docg e Moscato d’Asti. Se l’attuale trend di imbottigliamento verrà confermato, al 31 agosto 2018 ci troveremo con 260 mila ettolitri di giacenze per tutta la denominazione. Inoltre, procedendo con il déblocage si avrebbe una disparità di trattamento tra moscatisti e coloro che acquistano le uve a discapito dell’accordo in quanto il 2 agosto scorso si pensava di applicare una tariffa erga omnes a coloro che acquistavano le uve.». Volendo parlare di cifre, in ballo vi sarebbero circa 20 mila ettolitri di Moscato d’Asti da sbloccare, di cui mille quelli oggetto di interesse da parte dei piccoli produttori. Gli altri 19 mila farebbero invece capo alle grandi aziende, con il rischio però che ad agosto 2018, non trovando sbocco sul mercato, come accade ogni anno, possano essere riclassificati come Asti Spumante e vadano quindi ad aumentare ulteriormente le giacenze di questa denominazione. «Non possiamo permettercelo ed è quello che stiamo cercando di scongiurare – spiega Scagliola ai suoi colleghi moscatisti – quello che chiediamo ai produttori e di fare un piccolo sacrificio per questa vendemmia e di rinunciare al déblocage. In questo modo è pensabile di aumentare le rese già per il 2018, a beneficio di tutto il comparto».

A Canelli 16 produttori coinvolti

Sulla vicenda, per il momento non prende posizione ufficiale Gianmario Cerutti Presidente dell’Associazione Produttori Moscato Canelli, che nel sud dell’Astigiano riunisce e rappresenta 16 produttori interessati alla querelle sul déblocage. «Confermo che alcuni piccoli produttori sperano che il Consorzio approvi il via libera al déblocage delle rese – spiega Cerutti – E’ stata riscontrata una problematica e siamo ancora in una fase interlocutoria. Ufficialmente, come associazione, non intendiamo fomentare la polemica. Attendiamo di sapere quale sarà la decisione definitiva del Consorzio prima di formulare un qualche commento».

Sulla vicenda manca unanimità nel Consorzio

Una soluzione che nel futuro potrebbe risolvere la questione delle rese che puntualmente spaccano, negli interessi, il mondo del Moscato potrebbe arrivare dal riconoscimento della denominazione del Moscato Canelli, accanto a quelle che per il momento sono le sue sorelle maggiori, ossia l’Asti Spumante (secco e dolce) e il Moscato d’Asti. «Al momento il moscato di Canelli è una sottozona dell’Asti docg. Procedendo con una docg separata potremmo rispondere più agilmente al problema delle rese vendemmiali. Ci riserviamo di comunicare ufficialmente quale sarà la posizione del Consorzio nei prossimi giorni» conclude Scagliola. Secondo i beninformati, però, non c’è unanimità all’interno del Consorzio sulla decisione di bocciare il déblocage e ulteriori trattative sarebbero ancora in corso. I giochi dunque restano aperti. Per quanto riguarda la modifica al disciplinare, il discorso è già vecchio di alcuni anni. Che sia quindi la volta buona che sotto la pressione dei piccoli produttori si arrivi al riconoscimento del “Canelli”, così come già è stato per Il Nizza nel mondo della Barbera?

Lucia Pignari

lucia.pignari@gmail.com

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