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Ex Ipab di Asti: quali saranno privatizzate e quali diventeranno aziende di servizio

Diventerà sicuramente ASP la Città di Asti (ex Maina) mentre fra le privatizzate ci sono quelle più piccole come Montafia, Moncalvo, Valfenera e Villanova

Nate per beneficenza

Nate a fine Ottocento con la legge Crispi, le istituzione pubbliche di assistenza e beneficenza (Ipab), sono destinate a trasformarsi entro il prossimo mese di marzo in aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP) oppure in fondazioni o associazioni di diritto privato. Infatti dopo 18 anni la Regione Piemonte, una delle ultime in Italia, si è dotata di una legge che riforma giuridicamente questi Enti, come stabilito da una legge dello Stato del 2000.

252 ex Ipab piemontesi dovranno scegliere

Di questo cambiamento epocale che interessa in Piemonte 252 Ipab (altre 200 si erano già privatizzate con una legge del 1990) si è diffusamente parlato giovedì scorso presso la Casa di Soggiorno per anziani San Giuseppe di Castelnuovo Don Bosco, in un incontro promosso in collaborazione con il Comune, con l’assessore regionale alla politiche sociali Augusto Ferrari, accompagnato dal vicepresidente Angela Motta e dalla dirigente Maria Maddalena Mondino, responsabile di gestione dell’equipe di trasformazione delle Ipab. Presenti numerosi presidenti, direttori di Ipab, nonché sindaci e amministratori di Comuni sede di questi Enti.
«Una riforma – spiega l’assessore – crea sempre preoccupazioni, problemi, disorientamento e per questo i dirigenti e funzionari regionali sono pienamente disponibili per sostenere gli enti in questa delicata fase. Il Consiglio regionale, dopo un lungo e complesso iter ha emanato nell’agosto 2017 la legge di trasformazione e successivamente, nel febbraio 2018, la Giunta ha approvato le delibere attuative, concedendo un anno di tempo agli enti per trasformarsi».

I criteri imposti dalla Regione

Il criterio, scelto dopo un ampio e controverso dibattito, si basa sul valore di produzione, determinato dalle entrate effettive ordinarie nel corso degli ultimi te anni di attività; in particolare le Ipab con valore inferiore a 1,5 milioni di euro sono destinate a essere privatizzate, quelle che superano i 2 milioni sono obbligate a diventare aziende pubbliche, mentre quelle che si collocano fra 1,5 e 2 milioni hanno la facoltà di scegliere una delle due opzioni. Le Ipab che non adempiranno saranno automaticamente commissariate, quelle inattive saranno sciolte e il patrimonio (salvo diversa previsione statutaria) devoluto al Comune, con vincolo di destinazione a finalità sociali.

Evitare il dissesto finanziario

«La legge – sottolinea l’assessore – deve essere vista come risolutiva del problemi, con l’obiettivo di creare un sistema integrato fra enti pubblici e privati. Nel recente passato molte Ipab a seguito di investimenti rilevanti erano sull’orlo del dissesto finanziario, costringendo la Regione al loro commissariamento. Bisognava prendere decisioni strategiche, tra due scuole di pensiero: mantenere tutte le istituzioni pubbliche oppure lasciare libertà di scelta a ognuna. Alla fine, dopo molte riunioni in Commissione e raccolte le osservazioni delle parti sociali, sono stati fissati dei paramenti, che hanno perfezionato il testo iniziale».

Anche l’ex Maina fra le ASP

Le Ipab che sono obbligate a diventare aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP) sono in Piemonte una ventina: tra queste, in provincia di Asti, la casa di riposo Città di Asti, e la San Giuseppe di Castelnuovo Don Bosco. «Anche se non avevamo possibilità di scelta – commenta la presidente Letizia Carissimi – era comunque nostro intendimento rimanere un ente pubblico, così come nello spirito del fondatore mons. Rossi, nel lontano 1876, e come lo è sempre stato nel secolo e mezzo di vita». Tra le Ipab astigiane con possibilità di opzione, la casa di riposo Erminio Serra di Cocconato si è già espressa per trasformarsi in ASP: «A fronte di una indubbia più elevata complessità burocratica – evidenzia il presidente Luigi Giachino – vi sono la garanzia di una maggiore trasparenza nella gestione, agevolazioni fiscali e possibilità di accesso a finanziamenti riservati alle pubbliche amministrazioni, la sicurezza per il personale di mantenimento del contratto degli enti locali. Inoltre l’essere ente pubblico, senza finalità di lucro, favorisce la possibilità di ricevere lasciti e donazioni da parte di benefattori».
Orientate a diventare fondazione o associazione le casa di riposo di Montiglio Monferrato, Montechiaro d’Asti, Buttigliera d’Asti.

Le più piccole saranno privatizzate

Costrette a privatizzarsi le case di riposo di Valfenera, Villanova d’Asti, Moncalvo, Montafia, così come tutti gli asili. «Il nostro ente – commenta Carmen Olearo, direttore della Gavello di Moncalvo – avrebbe preferito rimanere pubblico così come è nato, ci sono molte problematiche da chiarire, dal sistema di contabilità, alle procedure d’appalto, ai dipendenti che dopo un anno passeranno a un contratto privatistico con possibilità di mobilità». Dello stesso tenore le osservazioni del vicesindaco di Valfenera Sergio Arisio.
Le tante domande poste dagli intervenuti all’assessore e alla dirigente, hanno costituito un positivo momento di confronto e permesso di fare chiarezza su procedure e dubbi interpretative sulle normative regionali che daranno a breve un nuovo e più attuale volto alle storiche Ipab piemontesi.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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