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Il Gay Pride ad Asti? Il sindaco Rasero apre all’evento

Il sindaco è andato ad Alba per vedere dal vivo la manifestazione e si è detto favorevole ad ospitarla, ad Asti, nel 2019 se gli organizzatori lo dovessero chiedere

Asti potrebbe ospitare il Gay Pride regionale

Il prossimo anno Asti potrebbe ospitare il suo primo Gay Pride ed è proprio il sindaco Rasero, espressione del centrodestra, ad aprire la discussione sull’evento dicendosi favorevole. Reduce dal Gay Pride di Alba, dove si è recato per capire quale fosse lo spirito della manifestazione (che è stata una tappa del Piemonte Pride), Rasero non ha alcun dubbio a dirsi disponibile a valutare l’eventuale richiesta degli organizzatori. «Penso che se lo richiederanno, – scrive Rasero su Facebook – Asti potrà ospitare questa festa».

Un vero e proprio sorpasso a sinistra di tutti i precedenti sindaci “di sinistra” che non si sono mai spinti così avanti e non hanno mai ufficialmente candidato la città per ospitare una tappa del Gay Pride. «Sono andato ad Alba ed è stata una manifestazione relativamente tranquilla – spiega il sindaco – Ho parlato con cinque agenti della polizia municipale, con amministratori e cittadini, anche anziani, e nessuno si è lamentato o ha avuto qualcosa da ridire. Certo – prosegue – ci sono stati alcuni striscioni che, secondo me, hanno impoverito l’evento, ma quali sarebbero i motivi per non farlo?»

Rasero ricorda che la sua amministrazione ha attivato il nodo antidiscriminazione con la Regione, che l’assessorato alle pari opportunità sta lavorando a molte iniziative e che quindi «c’è massima sensibilità su questi argomenti». Il sindaco risponde a chi, invece, ha iniziato ad attaccarlo ricordandogli su Facebook che le priorità di Asti sono ben altre. «Infatti organizzare il Gay Pride non è una mia priorità e non ci dedicherò un minuto del mio tempo. Se ci venisse presentata la richiesta formale non sarebbe il Comune ad organizzarlo, ma le associazioni. Non avrebbe, quindi, costi a carico dell’Ente, come invece molti stanno sostenendo. Io ho la mia idea su questi temi, ma credo che sia necessario ascoltare tutti. Questa sera (lunedì per chi legge ndr) – conclude il sindaco – inizieremo a parlarne nella riunione di maggioranza».

Fratelli d’Italia dice no

Ed è qui che Rasero troverà il primo no all’ipotesi del Gay Pride, in particolare da parte del gruppo di Fratelli d’Italia. Un assaggio della querelle arriva con la replica di Sergio Ebarnabo, esponente di FdI che in Giunta ha espresso il vice sindaco Marcello Coppo. «Non sono assolutamente d’accordo – commenta Ebarnabo intervenendo sulla bacheca di Rasero – né lo è la Destra politica rappresentata in Consiglio comunale. Siamo convinti che ognuno a casa sua possa fare ciò che vuole, ma in piazza no».

Quasi a lanciare il guanto di sfida Ebarnabo sottolinea che «il sindaco eletto deve rappresentare la sua maggioranza politica». Anche il vice sindaco Coppo non è d’accordo ad ospitare il Gay Pride ad Asti e lo motiva così: «Si tratta di una manifestazione politica che porta avanti istanze che non condivido come l’adozione per le coppie gay e la parificazione delle famiglie omosessuali a quelle tradizionali. Nulla contro i gay, sia chiaro, ma ho da ridire sulle strumentalizzazioni del Gay Pride da parte della sinistra come infatti abbiamo visto con i cartelli contro Salvini in quanto soggetto politico che fa “cose di destra”».

Coppo è dispiaciuto del fatto che il sindaco «non abbia discusso di questa idea in maggioranza prima di renderla pubblica su Facebook» e annuncia: «Se la richiesta dovesse passare in Giunta voterò contro».

Nessun costo per il Comune

Di diverso avviso è l’assessore alle pari opportunità Elisa Pietragalla (I Giovani Astigiani) che un po’ di tempo fa era stata contattata dalle associazioni “Love is love” e “Nuovi diritti” per discutere di un eventuale Gay Pride ad Asti. «Non avendo mai partecipato ad un Pride ho detto loro che mi sarei informata – spiega – Così sono andata al Pride di Torino dove hanno partecipato decine di migliaia di persone. Ho visto una manifestazione composta, colorata, una grande festa dove tutti si sono divertiti e dove non ci sono state scene tali da renderla inadatta ad Asti. Per il Comune non sarebbe un costo e al massimo si potrebbe lanciare un segnale importante concedendo il patrocinio. Come assessore alle pari opportunità sono pronta al confronto». Il Gay Pride è interamente organizzato da associazioni e spetta alle amministrazioni locali patrocinare o meno l’evento che significherebbe dare un chiaro segnale di apertura nei confronti delle battaglie per i diritti civili della comunità Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender).

«Sempre più amministrazioni locali stanno concedendo il proprio supporto formale alla sfilata per la celebrazione del mondo arcobaleno. – commenta Paride Candelaresi, consigliere comunale de I Giovani Astigiani – Purtroppo però a fare rumore sono sempre quegli oscuri personaggi, e fra questi anche molti politici, che con motivazioni bizzarre vengono a dirci cosa sia accettabile e cosa no per affermare i diritti della comunità Lgbt in un mondo che li vorrebbe invisibili […] Il Pride è oggi di tutti, va in giro per tutta Italia, dà visibilità ad ogni sfumatura del mondo Lgbt e ospita anche tantissimi alleati. Ospita soprattutto tante famiglie di ogni tipo, quindi oltre alla cultura, alla parità dei diritti, si lancia un messaggio fondamentale: il valore del rispetto».

Asti città arcobaleno? Le intenzioni ci sono tutte e se l’ha fatto Alba, potrà la nostra città stare a guardare?

r.santagati@lanuovaprovincia.it

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