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Il “tesoretto” d’argento ritrovato nel fiume finanzierà la zattera ecologica

Ritrovato tre anni fa da due ragazzi di Villafranca e Portacomaro Stazione, canoisti. E' stato restituito e il ricavato della sua vendita destinato a realizzare una zattera che galleggia grazie alle bottiglie d'acqua riciclate

Servizio di argento ritrovato nel Triversa

Di ipotesi se ne erano fatte tante il giorno del ritrovamento: dal lancio dalle sponde da parte di ladri inseguiti da carabinieri a quella di un rito di iniziazione di qualche proselita della “santona” di Revigliasco passando per un abbandono di oggetti considerati di scarso valore e trattati come rifiuti.

Ma chiunque fosse il proprietario del servizio in argento recuperato in un’ansa del rio Triversa da due studenti universitari, non si è fatto vivo per rivendicarne la restituzione. Così, come previsto per legge, il “tesoretto” è andato di diritto a chi lo ha ritrovato.

Restituito ai ragazzi tre anni dopo

L’anno scorso, a tre anni dal ritrovamento, Marco Magrini di Villafranca e Andrea Nosenzo di Portacomaro Stazione sono entrati ufficialmente e legalmente in possesso di piattini, vassoi, caraffa, teiera, zuccheriera in argento antico. Alla fine, dopo la denuncia di ritrovamento fatta ai carabinieri della stazione di Villafranca, la restituzione è avvenuta al comune di Baldichieri.

I due ragazzi lo avevano trovato mentre stavano provando le discese per un’impresa che li ha visti andare in canoa da Villafranca a Venezia.

E visto che dall’acqua è uscito il tesoretto, nell’acqua sarà speso.

Finanzierà una nuova avventura

«Abbiamo in mente un’avventura che metta insieme la nostra passione per la navigazione dei fiumi e il rispetto dell’ambiente dei corsi d’acqua e del mare – spiega Marco Magrini – Il progetto non è ancora definito nei dettagli, ma l’idea c’è e ne abbiamo già parlato anche con Angelo Benotto, la nostra “sponda saggia” che ci aveva seguito anche nella precedente avventura in canoa».

L’idea, come dice Magrini, è quella di realizzare una grande zattera formata da una rete metallica riempita di bottiglie di plastica vuote che assicurano il galleggiamento. E con quella, messa in acqua ad Asti sulle sponde del Tanaro, tornare a Venezia.

Un grande significato simbolico di attenzione ai rifiuti in mare che coinvolgerebbe molte più persone dei soli Magrini e Nosenzo.

Tutti possono contribuire con bottiglie, soldi o “passaggi ponte”

«Ci piacerebbe che ragazzi, bambini e adulti ci portassero una bottiglia per volta da inserire nella zattera, per dare più diffusione a questo messaggio – spiega ancora Magrini – e ci piacerebbe anche non fare più il viaggio da soli, ma ospitare, per brevi tratti, altri “passeggeri” che condividano la necessità di tenere più puliti i corsi d’acqua».

Un amore, quello per il fiume e l’acqua, che Magrini coltiva da sempre. «D’estate è bello camminare nel rio: ti rinfresca e ti rigenera ma, come dimostrato anche dalle passeggiate ecologice fatte da Legambiente proprio sul rio Triversa, sulle sponde si trova di tutto: pneumatici, rifiuti, intere camionate di inerti ribaltati, perfino rifiuti ospedalieri».

Progetto work in progress

Il progetto della zattera ecologica sta prendendo forma e appena l’urgenza della tesi per la laurea breve sarà superata sia da Marco che da Andrea (il primo laureando in design del prodotto industriale, il secondo in economia) lavoreranno ai dettagli per renderla possibile la prossima estate.

La vendita del tesoretto in argento serve a finanziare l’avventura, ma non basta.

«Per questo lanceremo un appello a nuovi finanziatori e a tutte le persone che si riconoscono nel tema di salvaguardia ambientale affinchè ci sostengano in questa nuova avventura per Venezia».

d.peira@lanuovaprovincia.it

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