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Magliette rosse per dire basta morti in mare

Sabato mattina, alle 11.30, in piazza San Secondo si svolgerà il flashmob #Magliettarossa promosso da don Luigi Ciotti, presidente di Libera

L’appello di don Luigi Ciotti

Non ci saranno casacche o simboli di partiti, né bandiere sindacali, né loghi o altri segni di identificazione ad una qualsivoglia compagine, ma solo tante magliette rosse «per fermare l’emorragia di umanità».

Sabato mattina, alle 11.30, in piazza San Secondo si svolgerà il flashmob #Magliettarossa promosso da don Luigi Ciotti, presidente di Libera.

Un evento su scala nazionale che vuole portare per le strade e nelle piazze quella parte di umanità che non può e non vuole stare a guardare mentre centinaia di persone, tra cui bambini, muoiono in mare abbandonando le coste della Libia per l’Europa.

Perché una maglia rossa

Con una maglietta rossa era vestito il piccolo Aylan, 3 anni, il bimbo simbolo delle traversate del Mediterraneo finite in tragedia. E sempre di rosso erano i vestiti degli altri bimbi deceduti qualche giorno fa prima di raggiungere terra.

Quest’ultimo episodio, in particolare, ha nuovamente scatenato l’indignazione pubblica, ma c’è anche chi, sui social, ha liquidato la morte di quelle persone come una fake news, un falso montato ad arte per motivi politici, una sorta di vendetta contro il Governo e la sua decisione di chiudere i porti.

Manifestazione apartitica

«Pensare che quei bambini morti fossero manichini si commenta da sé – spiega Isabella Sorgon, referente astigiana del nodo di Libera – Don Ciotti ha lanciato un appello e noi, come rete nazionale, ci siamo attivati per promuovere l’iniziativa che non avrà alcun simbolo politico, né casacca, salvo la maglietta rossa indossata da chi vorrà partecipare».

Ad accogliere l’invito di don Ciotti sono già state le associazioni ARCI, Anpi e Legambiente, ma il tamtam in rete sta crescendo con il passare delle ore e si prevede che, anche ad Asti, la manifestazione possa contare numeri importanti.

«Sul ruolo delle Ong si possono fare tutti i ragionamenti del caso – continua Isabella Sorgon – ed è chiaro che l’accoglienza dei migranti dev’essere gestita a livello europeo, non solo nazionale, ma l’iniziativa di domani richiama l’attenzione sulla necessità di mettere in sicurezza queste persone e, allo stesso tempo, vorremmo che la gente si informasse meglio su questi temi, approfondisse gli aspetti del problema, non limitandosi alle opinioni espresse su Facebook».

r.santagati@lanuovaprovincia.it

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