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Nomadi: parte il servizio “pedibus” per favorire l’istruzione dei minorenni

I ragazzi saranno portati con lo scuolabus del Comune fino al piazzale Coop e da lì accompagnati, a piedi, nelle rispettive scuole

Si attiva il pedibus per i bambini di via Guerra

Il nuovo regolamento comunale per la gestione dei campi nomadi, entrato in vigore poche settimane fa, dedica l’intero articolo 13 all’obbligo di istruzione e formazione dei minori residenti nelle aree di proprietà del Comune.

Rom o sinti che siano non fa differenza, l’obbligo scolastico è tassativo e dev’essere fatto rispettare fino al compimento dei 16 anni.

Il superamento dei campi nomadi, come disposto dall’Unione Europea, passa attraverso un lungo processo di integrazione che vede nella scuola uno dei momenti più importanti.

Chi non manda i figli a scuola non può stare al campo

Il nuovo regolamento votato dal Consiglio comunale lo evidenzia e, infatti, prevede la revoca dell’assegnazione della piazzola di sosta e l’allontanamento dal campo delle famiglie che dovessero disinteressarsi del percorso scolastico dei minori, specie se lo stesso venisse abbandonato per avviare i bambini ad attività di accattonaggio.

E’ per questo che qualche giorno fa gli assessori all’istruzione Loretta Bologna e ai servizi sociali Mariangela Cotto hanno voluto incontrare molte famiglie di via Guerra per informarle di una novità che riguarda l’accesso alla scuola da parte dei bambini.

Da quest’anno per gli studenti del campo nomadi verrà istituito il servizio di “pedibus” oltre al classico pulmino che già li prelevava per facilitare loro la frequenza scolastica.

Il bus porterà gli alunni davanti al piazzale della Coop di corso Alessandria dove ci saranno incaricati del Comune che, insieme agli altri alunni, li accompagneranno nelle scuole Gramsci e Domenico Savio.

Troppa dispersione scolastica

«L’incontro è andato benissimo, anche se all’inizio non hanno capito esattamente il funzionamento del servizio – spiega l’assessore Bologna – Per noi è però fondamentale che questi ragazzi frequentino le scuole perché, purtroppo, c’è un tasso di dispersione scolastica molto elevato quando arrivano alle medie. Fino allo scorso anno gli studenti dei campi nomadi non arrivavano tutti puntuali a scuola, ma anche con un’ora di ritardo, e questo creava una situazione di non facile gestione e poco rispettosa verso gli insegnanti e i compagni di classe. Ora, grazie al coinvolgimento di educatori e volontari dell’Auser entreranno in classe in tempo per la prima ora di lezione».

La fiducia verso le famiglie dei nomadi va bene, ma il Comune disporrà controlli periodici con gli agenti della polizia municipale che verificheranno la presenza dei minori sul bus e nelle rispettive scuole primarie. In caso contrario scatteranno gli accertamenti e le sanzioni, fino all’eventuale allontanamento dal campo nomadi.

Casi gravi potranno essere segnalati al Tribunale dei Minori di Torino, ma gli amministratori sperano che l’obbligo venga rispettato e condiviso da tutti.

Superare i campi nomadi? Un processo molto lungo

Gli assessori Bologna e Cotto hanno parlato a lungo soprattutto con le madri degli studenti, ma anche con tre ragazze che hanno terminato gli studi superiori diplomandosi e dimostrando che esiste la possibilità di andare oltre alla vita dei campi nomadi e la ghettizzazione sociale che colpisce anche le nuove generazioni. Tutto questo grazie alla scuola e a un percorso formativo che punta all’inclusione sociale. «La Comunità Europea ci dice che dobbiamo superare i campi nomadi, – continua l’assessore Bologna – ma si tratta di un processo che, secondo me, durerà molti anni. Però bisogna pur iniziare».

Dopo l’incontro sul pedibus è toccato al vice sindaco Marcello Coppo spiegare ai nomadi le novità del regolamento e soprattutto degli imminenti lavori che riguarderanno la messa in sicurezza dell’impianto elettrico del campo rom.

Lavori per i quali l’amministrazione ha stanziato 40.000 euro.

r.santagati@lanuovaprovincia.it

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