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Palio: è querelle sui box cavalli nei giardini

Parte della minoranza critica l’uso del parco, ma il sindaco Rasero replica: «Non si cambia»

I cavalli nei giardini finiscono nelle interrogazioni

Fino a che punto alla macchina organizzativa del Palio, che comprende l’allestimento dei box cavalli, quest’anno spostati al parco della Resistenza, è concesso occupare spazi pubblici normalmente “interdetti” ai cittadini? Più nello specifico, l’uso dei giardini pubblici come sede dei box, quindi del manto erboso che per regolamento comunale non dovrebbe essere né calpestato, né manomesso, è stata una buona idea? Oppure una scelta censurabile perché ha provocato danni all’erba e generato costi di ripristino a carico del Comune?

Sono ben due le interrogazioni presentate da alcuni consiglieri di minoranza dopo l’ultimo Palio nel quale, per la prima volta, i box dei cavalli sono stati allestiti nei giardini di corso alla Vittoria e non più in piazza Libertà. Il consigliere di minoranza Beppe Rovera (Ambiente Asti) è il primo a sollevare parecchie perplessità dopo aver visto l’uso del parco e molte foto di cavalli condotti sull’erba in attesa di entrare in pista.

Rovera, nel lungo testo dell’interrogazione, premette «che la storia stessa dell’area meritava un approccio rispettoso e scientificamente corretto, che tenesse dunque conto della vetustà di un impianto a verde pubblico nato nel 1875 su progetto degli architetti Roda, paesaggisti di casa Savoia, con essenze arboree di pregio e un manto erboso con componenti non spontanee».

Il precedente delle mostra canina

Il consigliere ricorda che le manifestazioni in passato autorizzate all’interno del parco sono state vincolate a precise disposizioni, come in occasione ad esempio di una mostra canina, durante la quale era stato vietato il transito e la sosta di mezzi sul prato, l’allestimento di tavoli e gazebi sugli stessi così come il divieto per i cani di calpestare le aiuole.

Correva l’anno 2012, ma l’allestimento dei box del Palio deve aver cambiato le regole per l’uso del parco che Rovera e molti ambientalisti ricordano essere

«un bene pubblico molto vecchio, di sicuro valore estetico-paesaggistico oltre che economico e necessita dunque di cura, manutenzione costante, protezione non meno che un’opera d’arte nella disponibilità collettiva».

Da qui la richiesta di capire se l’allestimento dei box sia avvenuto tenuto conto dal valore e del pregio dei giardini, se sia stata consultata una commissione di esperti – e con quali competenze – per avere un parere prima di deciderne l’utilizzo e se siano state considerate tutte le possibili conseguenze di una scelta «che avrebbe comportato comunque – sottolinea Rovera – la perlomeno parziale distruzione del manto erboso, come si evince dalle fotografie scattate da diversi cittadini a documentazione dei danni arrecati dal calpestio dei cavalli».

Chiedendosi quali necessità ci fossero di portare i box nei giardini, anziché mantenerli dove sono sempre stati, Rovera domanda se siano state firmate precise autorizzazioni per l’uso delle diverse zone erbose in linea con le precedenti manifestazioni organizzate in loco.

Le perplessità di Uniti si può

Anche gli consiglieri di minoranza Giuseppe Passarino e Michele Anselmo (Uniti si può) non sono meno critici sulla scelta dell’amministrazione di concedere i giardini per l’allestimento dei box e anche loro hanno presentato un’interrogazione al sindaco Rasero.

Passarino e Anselmo riconoscono che la presenza degli alberi «ha permesso ai cavalli di essere meglio posizionati», ma ricordano che nei giardini «sono installati i cartelli con il divieto di calpestare le aiuole e danneggiare il prato».

Per i due consiglieri c’è una duplice questione da analizzare con cura: «Durante la Conferenza Capigruppo il sindaco ha fatto presente l’assoluta necessità di non effettuare spese se non di primaria necessità, – ricordano nell’interrogazione – ma gli spazi pubblici della città, se vengono coinvolti in atti di vandalismo o di manomissione, debbono essere restituiti nella loro integrità, con l’intervento economico di ripristino del soggetto che ha causato il dolo. A parere degli interpellanti, seppur come primo cittadino, un soggetto non deve arrogarsi il potere di decidere di intervenire con danneggiamento in uno spazio pubblico dove quotidianamente vige il rispetto ed il divieto di calpestio del tappeto erboso».

Anche da parte loro tante le domande che attendono una risposta dal sindaco al fine di conoscere chi abbia stabilito l’uso dei giardini, come e quando verrà ripristinato il manto erboso, chi pagherà i ripristini dell’area, quale ordinanza abbia eliminato i divieti vigenti e in quale atto siano state fornite le indicazioni per l’uso dei giardini come sede dei box.

La replica di Rasero e del consigliere Vespa

«Sono interpellanze pretestuose che danno idea del livello della minoranza – replica il sindaco Maurizio Rasero – Fino a quando ci sarò io i box dei cavalli saranno messi nei giardini, ma faccio presente che prima di allestirli abbiamo chiuso dei buchi che sarebbero stati pericolosi per le persone. L’erba? Ne semineremo di nuova e sarà migliore della precedente». Ma c’è dell’altro. Domenica i giardini pubblici sono stati presi d’assalto da centinaia di persone giunti ad Asti per le Sagre e che non hanno badato ai divieti di non calpestare l’erba, anzi l’hanno occupata senza andare troppo per il sottile. «Allora che facciamo? Non organizziamo più nulla in città? – si chiede in maniera ironica il sindaco – No: facciamo e poi sistemiamo».

Della stessa opinione anche il consigliere delato al Palio Mario Vespa. «Le ritengo critiche pretestuose anche perché i cavalli sono stati molto meglio e quindi è stata una scelta corretta. L’erba ricrescerà con una semina, ma se andiamo a vedere l’immondizia lasciata ieri in giro durante le Sagre, dai soliti incivili, il costo per la città è ben maggiore di quello imputabile ai box dei cavalli».

r.santagati@lanuovaprovincia.it

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