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Paolo e Damaso vincono la “sfida” a -62°

Paolo Piacenza e Damaso Damasio, ora a Mosca, sono reduci dal viaggio di oltre mille chilometri a bordo di una jeep che li ha riportati indietro dal villaggio più freddo del mondo, Ojmjakon, nella Siberia orientale della Russia

Paolo Piacenza e Damaso Damasio questa mattina si trovavano in albergo a Mosca, reduci dal viaggio di oltre mille chilometri a bordo di una jeep che li ha riportati indietro dal villaggio più freddo del mondo, Ojmjakon, nella Siberia orientale della Russia. «E’ stata un’avventura stupenda, un’esperienza incredibile: sono ancora sbalordito e quasi incredulo di come una comunità di 500 persone possa vivere in condizioni climatiche così estreme. Solitamente in questo periodo ad Ojmjakon la temperatura è intorno ai 50 gradi sotto lo zero: nei giorni in cui vi abbiamo soggiornato il termometro ha raggiunto i -62 gradi, una temperatura che non si registrava da un po’ di tempo», ci racconta Paolo Piacenza, di Montegrosso, geometra e personal trainer.

«Sono davvero contento di aver fatto quest’esperienza, anche se è stata certamente impegnativa – aggiunge Piacenza – E’ un viaggio che consiglio a tutti, per provare l’esperienza della vita in un così grande freddo e soprattutto per rendersi conto di come vive una popolazione in un villaggio così sperduto e in condizioni che paiono incredibili, attorniati costantemente da neve e ghiaccio».
Ad Ojmjakon si hanno a disposizione tre ore di luce al giorno in inverno; mentre nel mese di giugno diventeranno 21 e la temperatura (solo per pochi giorni) salirà anche a 30 gradi sopra lo zero. Da settembre ad aprile i motori vengono lasciati sempre accesi, per evitare che congelino e non ripartano più; il latte viene venduto in blocchi, congelato; le mucche portate all’aperto per soltanto un’ora al giorno, per abbeverarsi presso una sorgente calda; l’ospedale più vicino si trova a dodici ore di auto; le scuole per i bambini chiudono soltanto quando si supera la temperatura dei 50 gradi sotto lo zero, come in questi giorni appunto.

La scelta di un viaggio estremo, che ha portato Paolo Piacenza e l’amico Damaso Damasio, ingegnere aerospaziale di Masio, ad Ojmjakon, è nata proprio dalla curiosità di scoprire un luogo «dove le leggi della natura predominano in modo assoluto». Accomuna i due amici la passione per lo sport e le escursioni tra la natura e in paesaggi estremi: dai bivacchi del Monviso al deserto del Sahara le esperienze di escursioni di Paolo Piacenza; Messico, India e Indonesia sono state alcune delle mete di viaggio di Damaso Damasio. Ed ora il villaggio più freddo del mondo.
Erano partiti il 3 gennaio: prima il viaggio in aereo, con scalo a Mosca e arrivo a Jakutsk, città di oltre 200 mila abitanti nel nord est della Siberia, poi i mille chilometri di trasferta, a bordo di una jeep per arrivare ad Ojmjakon. Ieri sono rientrati a Mosca; qualche ora per riprendersi dalla dura trasferta tra i ghiacci e quindi il rientro in Italia.

«Abbiamo avuto anche la straordinaria fortuna di condividere con i residenti di Ojmjakon l’esperienza di una festa in cui abbiamo potuto vedere usi e costumi locali – dice Piacenza – Era il compleanno della signora Tamara e ci ha invitato ad una festa a cui ha preso parte una cinquantina di sue amiche, a Tomtor, a due ore di distanza da Ojmjakon. In quell’occasione abbiamo potuto scoprire gli abiti tradizionali, usanze e balli locali. E’ stato un bellissimo momento, che certamente porteremo nei nostri ricordi».

Marta Martiner Testa

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