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Quaglia: «Le nuove regole sui campi nomadi? Sono solo fumo negli occhi»

Angela Quaglia e Beppe Passarino sollevano dubbi sulla funzionalità del nuovo regolamento - Intanto il Comune spenderà altri 40.000 euro per lavori nei campi nomadi

«Fumo negli occhi, nessuna novità»

«La bozza del nuovo regolamento dei campi nomadi è solo fumo negli occhi, non ci sono grossi cambiamenti rispetto a quello attuale, che venne approvato nel 2000, non c’è un piano su come gestire la situazione dopo l’annunciata chiusura e, anche la data inserita, il 31 maggio 2020, è solo ipotetica, non vincolante. Però, nel frattempo, l’amministrazione spenderà circa 40.000 euro per pagare interventi di manutenzione degli impianti nelle aree comuni». La consigliera di minoranza Angela Quaglia (CambiAmo Asti) solleva parecchie perplessità sulle nuove regole che l’amministrazione Rasero vorrebbe approvare nell’ottica di cambiare la gestione dei campi nomadi. Martedì pomeriggio la bozza del nuovo regolamento è stata portata nell’8° commissione consiliare per una prima discussione sui vari articoli inseriti nel testo.

Poco entusiasmo per le nuove regole

Eppure, stando alle prime eccezioni sollevate in commissione, i consiglieri di minoranza non si sono entusiasmati dalle novità introdotte, molte delle quali elaborate dagli uffici insieme al vice sindaco e assessore alla legalità Marcello Coppo.

«A parte convertire la valuta da lire in euro dei costi a carico delle famiglie e inserire questa ipotetica data di chiusura al 31 maggio 2020, che dubito venga poi rispettata nei fatti – continua la consigliera Quaglia – il nuovo regolamento è molto simile all’attuale. Non si parla della tassa rifiuti, non si dice cosa dovrebbero fare del materiale che producono per il loro lavoro (molti nomadi raccolgo ferro ndr), sull’obbligo scolastico si danno indicazioni generiche e, soprattutto, si capisce che manca una profonda conoscenza della materia».

La dispersione scolastica e gli allontanamenti

E’ la stessa Quaglia, che ha lavorato a lungo come insegnante, a spiegare un dato di fatto su cui l’amministrazione dovrebbe fare le dovute considerazioni: «Nel regolamento si scrive che se le famiglie non ottemperano all’obbligo scolastico di mandare i figli a scuola, perdono il diritto di restare nel campo nomadi. Ma il vice sindaco Coppo lo sa che tra i bambini, soprattutto rom, c’è una forte dispersione scolastica già in prima media e che molti di loro iniziano a diventare genitori intorno ai 16 anni? Quindi mandiamo via tutti in un colpo solo? E’ per questo che sono certa che il regolamento resterà sulla carta e non è altro che fumo negli occhi». C’è poi il dopo, quando i campi saranno superati, che solleva ulteriori critiche da parte della consigliera.

Case popolari alle famiglie?

«Se i nomadi chiederanno una casa popolare posso già dire che non esistono alloggi così ampi da poter accogliere una famiglia tipo, composta anche da una decina di persone, quindi occorrerebbero due alloggi ATC, ma vicini, con il rischio di creare dei ghetti condominiali. Però, nel frattempo, si spendono altri soldi, circa 40.000 euro, per lavori nelle parti comuni. Se si tratta di ripristinare la legalità, come giusto che sia, perché non iniziano a buttare giù gli abusi edilizi già contestati ad alcune famiglie nomadi?»

I mediatori culturali

Non meno entusiasta della bozza del nuovo regolamento è il consigliere Beppe Passarino (Uniti si può). «A noi interessa molto l’aspetto sociale che si verrà a creare una volta superato il campo nomadi e come riusciranno a gestire l’allontanamento delle famiglie. Ad oggi non c’è un progetto ben definito e l’approccio è molto superficiale. Suggeriamo di coinvolgere il più possibile i mediatori culturali ed evitare, quando sarà, di arrivare ad usare la forza pubblica. L’obiettivo finale – continua Passarino – è salvaguardare la vita delle persone che vivono lì e quindi la domanda non può essere che una: dove andranno a vivere?»

Mandare via chi delinque, ma i famigliari?

Per Passarino le criticità su cosa potrebbe succedere dopo la chiusura dei tre campi di Asti sono solo una parte del problema: «Nel nuovo regolamento vogliono far perdere il diritto a vivere nel campo a chiunque sia soggetto a procedimenti penali e con lui anche al resto della famiglia: ma che colpa hanno i parenti se un loro congiunto ha problemi penali? Perché anche loro dovrebbero essere mandati via? Sulla dispersione scolastica, anziché avviare un percorso per far sì che i figli vengano accompagnati a scuola, l’idea dell’amministrazione è cacciarli tutti. Forse sta proprio qui la differenza tra prevenzione e repressione: una scuola in più significa un carcere in meno, ma c’è da chiedersi cosa sia stato fatto per avvicinare i nomadi alla cultura della società in cui vivono».

Per Passarino «bisogna approvare regole “possibili”, pensando che possano essere rispettate e non è questo il caso»; inoltre ci sarebbero lacune molto importanti, a cominciare «dal piano sicurezza e di evacuazione che dovrebbe avere un responsabile unico del procedimento tra i dirigenti del Comune: chi si accollerà questa responsabilità?»

La replica del vice sindaco

In risposta alle perplessità dei consiglieri di minoranza arriva la prima replica del vice sindaco Marcello Coppo. «La bozza del regolamento è aperta – spiega – la data di chiusura può anche essere spostata al 31 dicembre 2020, purché si arrivi a cessare il servizio. Ci vuole un piano sociale che accompagni la chiusura e su questo ci stiamo lavorando. L’obiettivo è coordinarsi insieme a tutti gli altri enti locali per superare i campi nomadi e non lasciare che sia solo un problema del Comune».

Sui nuovi lavori di manutenzione che verranno finanziati dal Comune, pari a circa 40.000 euro, Coppo spiega: «Sì, è vero, faremo dei lavori, ma questo ci permetterà di risparmiare 180.000 euro all’anno nei costi di gestione». Intanto venerdì, Coppo e parte della giunta sono stati in via Guerra per illustrare ai residenti la bozza del regolamento prima della discussione in Consiglio dove, in ogni caso, si annunciano nuove querelle tra maggioranza e opposizione. L’ipotesi è arrivare a giugno con la bozza definitiva che, prima dell’approvazione in Consiglio, sarà condivisa con Prefettura, Questura e le altre forze dell’ordine.

Riccardo Santagati

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