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Quella donna che viveva sotto il ponte di Valleandona

Una signora italiana in difficoltà, viveva lì da qualche tempo, dentro una macchina con tutto il suo mondo e la sua disperazione, isolata e per propria scelta

Viveva sotto il ponte di Valleandona dentro ad una macchina

Valleandona non è solo una riserva naturale, una terra ricca di storia, di conchiglie e di fossili, è anche una frazione dal cuore grande e, come ha detto Mariangela Cotto, Assessore alle Politiche Sociali, con una bella vicenda da far conoscere e che fa piacere raccontare.
E così è stato, martedì pomeriggio in Comune, si è narrata una storia di ordinaria amministrazione, come ormai siamo abituati a sentire e a vedere, una storia che da sola non avrebbe fatto notizia se non per il risvolto umano e per l’insegnamento che ha dato.

C’era una volta sotto il ponte di Valleandona

“C’era una volta…” anzi no, non è una favola, è la vita, dove però emerge il lato buono, l’altruismo e la disponibilità che tante persone ancora hanno e quindi sì: c’era una volta, sotto un ponte di Valleandona, una signora italiana in difficoltà, viveva lì da qualche tempo, dentro una macchina con tutto il suo mondo e la sua disperazione, isolata e per propria scelta.
Finchè un mattino presto, fu notata da un giovane che passava da quelle parti, che fare? La prima figura da contattare che gli venne in mente fu quella del parroco, don Luigi Berzano, e così fece. Denis Guazzo telefonò immediatamente per informarlo ma nel frattempo, come per uno strano passaparola telepatico, tutta la comunità di Valleandona si stava muovendo “si lo so – rispose don Berzano – qualcuno le sta portando del caffè, qualcuno le ha offerto casa propria per fare una doccia, qualcun’altro sta cercando di parlarle…” ma era proprio questo il punto, la signora non voleva parlare con nessuno e non voleva aiuto.

L’intervento dell’assistente sociale

Ci provò anche don Berzano, ma solo grazie all’intervento e alla professionalità dell’Assistente Sociale Cristina Gai e dell’Educatrice Alessandra Lagatta, accompagnate dai vigili Riccardo Basso e Paolo Corino, la signora si lasciò convincere che quella vita isolata, dentro una macchina, sotto un ponte, non andava bene, si lasciò convincere che non aveva fatto una buona scelta, che vivere in quel modo poteva procurarle altri problemi e così, piano piano, la signora è stata fatta ragionare, ora vive in una pensione che riesce a pagarsi da sé, dovrà fare pace con i propri problemi e affrontare i propri disagi ma la fiducia nel prossimo, grazie a queste persone che non si sono chieste “di chi è compito” ma che hanno agito d’impulso, con generosità, senza paura e diffidenza, probabilmente l’ha già riacquistata.

Dare spazio alla solidarietà

Non ci è dato di sapere altro, non vogliamo sapere altro ma è giusto si conoscano anche le vicende che finiscono bene, è doveroso “dare visibilità alla solidarietà” come ha detto don Luigi Berzano perché vale più un gesto di mille parole.
“Dietro a tanti casi di indifferenza – ha ribadito il sindaco Maurizio Rasero – c’è spesso l’egoismo perché è più facile girarsi da un’altra parte piuttosto che fermarsi e capire e questo è un fatto da emulare, che ci collega al passato quando tutti avevamo più fiducia negli altri.”

La collaborazione tra cittadini

Soddisfatta anche l’assessore Mariangela Cotto, promotrice dell’incontro, che ha ricordato come questo piccolo miracolo sia frutto della collaborazione tra semplici cittadini e istituzioni “e ci indica – ha detto – quanto potrà essere utile il dormitorio femminile di prossima apertura.” “E’ una storia che ben si inserisce nel contesto del progetto dell’assessorato dei Servizi Sociali “Sentinella di condominio” – ha aggiunto Cristina Gai – dove segnalare, ascoltare e aiutare chi è in difficoltà, anche se non è lui a chiedere aiuto, diventa fondamentale”.
E se il condominio è un ponte e l’amministratore o il vicino di pianerottolo è un ragazzo di passaggio, fa lo stesso.

f.duretto@lanuovaprovincia.it

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