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Rincari delle tariffe: sindacati, pensionati e studenti chiedono al sindaco di Asti un passo indietro

Durante il Consiglio comunale aperto tante le critiche contro la decisione di aumentare il costo dei servizi, ma l'amministrazione resta in silenzio

Maggioranza in silenzio non replica ai cittadini

Nessun passo indietro: sugli aumenti delle tariffe di bus, stalli blu, mense e altri servizi l’amministrazione non intende, per ora, retrocedere. Il messaggio è stato chiaro al termine del Consiglio aperto di martedì quando, alla fine degli interventi delle minoranze, successivi a quelli dei cittadini invitati a parlare per conto di associazioni, sindacati, studenti o pensionati, un ordine del giorno promosso dell’opposizione è stato bocciato, ma senza che nessun esponente della maggioranza prendesse la parola per rispondere alle critiche. «Avrebbero potuto fare buon viso a cattivo gioco – è stato l’amaro commento di uno dei presenti – invece né il sindaco, né l’assessore, ma neanche un consigliere di maggioranza ha risposto, neppure per difendere gli aumenti».

«Crollate le utenze giornaliere»

La richiesta di fermare i rincari è arrivata da più parti e ogni intervento ha evidenziato le preoccupazioni di fasce diverse della popolazione. Walter Artuffo, segretario Filt CGIL, ha parlato soprattutto dell’Asp, delle sue eccellenze, ma anche di come «l’aumento delle tariffe abbia penalizzato pensionati e studenti». Claudio Caron, che di Asp è stato presidente molti anni fa, ha messo le mani avanti evidenziando, con l’aumento degli abbonamenti, il rischio di veder diminuire l’utenza più di quanto non sia già avvenuto. «Da una situazione di “pre navetta” o oggi si è passati da 13.000 utenze giornaliere a 8.000 – ha spiegato – Continuando così il destino di Asp è segnato perché i pensionati non prenderanno più il bus e le famiglie, dovendo fare i conti con il budget disponibile, troveranno un’alternativa, l’auto, e quindi aumenterà il traffico in centro».

L’appello degli studenti

I due studenti che hanno preso la parola, Kliti Deda e Valentina Moro, entrambi del Liceo Classico, hanno ricordato l’incidenza dei rincari, da 10 a 18 euro per l’abbonamento bus mensile e da 100 a 150 euro per l’annuale: «Oltre a colpire noi studenti non c’è un miglioramento del servizio, come nel caso di San Fedele» ha spiegato il ragazzo prima che l’altra studentessa chiedesse al sindaco «di favorire l’uso dei mezzi pubblici per abbattere l’inquinamento in una città, Asti, con valori di polveri sottile al limite». Molto arrabbiato Angelo Ferrante, residente in via Torchio, che ha lanciato la proposta «di bloccare i pullman in segno di protesta» e altrettanto deluso per le scelte fatte è stato Donato Pafundi, che invece abita nella zona di via Varrone, in ZTM: «Non tutti i residenti del centro sono ricchi e per parcheggiare l’auto in strada siamo passati dalla gratuità durante la Giunta Voglino, a pagare 60 euro durante l’amministrazione Galvagno, e ora a 150 euro; si tratta di un aumento disumano».

Si pensa a “cinquanta sfumature” di protesta

Carlo Ventura, contrario ai rincari, ha lanciato un allarme per il futuro, «una strisciante privatizzazione dei servizi pubblici» e annunciato che «i cittadini non potranno che reagire, in forma civile e pacifica, perché ci sono almeno cinquanta sfumature di disubbidienza civile da portare avanti».

Per il segretario provinciale della CGIL Luca Quagliotti, che ha parlato anche a nome di CISL e UIL, «c’è un confronto con l’amministrazione e questo è già un bene, ma le tariffe devono essere rimodulate, possibilmente aumentati i benefici per le esenzioni tramite Isee ed è necessario un ragionamento che riguardi tutti gli aspetti economici». Da qui Quagliotti ha chiesto una «discussione seria sul futuro dell’Asp che da gioiello della città rischia di non essere più tale». Preoccupazione è stata espressa da Paolo Zanellato, autista Asp, che ha invece parlato di «aumenti esagerati per un servizio non capillare e che dev’essere migliorato in vari quartiere, come a San Fedele, dove ci sono fasce orarie scoperte come quella dalle 11 alle 13 ».

I commenti politici

Pochi e solo della minoranza, gli interventi dei politici hanno rimarcato la contrarietà all’aumento delle tariffe. Beppe Passarino (Uniti si può) ha fatto i conti in tasca al Comune in merito agli utili di Asp (891.636 euro) e Gaia (307.771 euro) impiegati dalla Giunta «non per evitare gli aumenti, ma su altre voci di spesa: 15.000 euro alla Banda Musicale, 130.000 al Palio, 50.000 ad Asti Teatro, 100.000 per inviare le raccomandate per i solleciti TARI. Siamo stupiti per questa scelta, ma insieme agli aumenti ci saremmo aspettati una linea strategica che non c’è».

Per Angela Quaglia (CambiAMO Asti) «era necessario proteggere le fasce più deboli dagli aumenti anziché intervenire col machete e, per quanto riguarda Asp, quale futuro lo aspetta? Non vorrei che gli aumenti, e quindi la diminuzione dell’utenza, creasse esuberi mentre abbiamo bisogno di gente che lavori, specie fuori dagli uffici, magari per tenere la città un po’ più in ordine».

«Una città in declino»

Anche per Angela Motta (PD) il giudizio negativo è stato netto: «Quando ci sono scelte da fare per rimpinguare le risorse la strada più semplice è mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Vi siete chiesti perché le tariffe erano tra le più basse d’Italia, ad eccezione della TARI che era già alta? Perché abbiamo una città in declino, senza più industrie e con difficoltà a riprendersi dalla crisi. La vostra scelta non va certo verso l’obiettivo di farla ripartire».

Critiche anche dal M5S mentre è stato assente per motivi di salute Beppe Rovera (Ambiente Asti) che ha fatto leggere il suo intervento, altrettanto critico sulle scelte fatte e dubbioso sul futuro che si prospetta per la nostra città.

r.santagati@lanuovaprovincia.it

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