La Nuova Provincia > Attualità > “Vita Indipendente”: Cotto non arretra
Attualità Asti -

“Vita Indipendente”: Cotto non arretra

Nessun passo indietro sul nuovo regolamento del “Progetto di Vita Indipendente” destinato ai disabili motori che intendono autodeterminarsi e scegliere di vivere la loro esistenza rivendicando, anche con coraggio, uguaglianza e pari diritti

Nessun passo indietro sul nuovo regolamento del “Progetto di Vita Indipendente” destinato ai disabili motori che intendono autodeterminarsi e scegliere di vivere la loro esistenza rivendicando, anche con coraggio, uguaglianza e pari diritti. Mercoledì’ sera, durante il Consiglio comunale aperto sul tema della disabilità, si è prevalentemente discusso delle modifiche al regolamento apportate dalla Giunta Rasero che cambia i criteri di accesso ai fondi destinati ai progetti di “Vita Indipendente”. Modifiche molto contestate, non solo dai consiglieri di minoranza che hanno parlato nella seconda fase del dibattimento, ma soprattutto dagli stessi disabili giunti in Municipio, con i loro assistenti, per portare testimonianze concrete di cosa significhi vivere con un handicap.

L’assessore Cotto: «Una possibilità sconosciuta a molti»

Prima degli interventi è stato l’assessore ai servizi sociali Mariangela Cotto a relazionare, con numeri alla mano (vedi box), la portata del fenomeno “disabilità” nel Comune di Asti evidenziando un aspetto inquietante: «Non sappiamo quante siano le persone con invalidità residenti ad Asti. L’assessorato alle politiche sociali ha i dati degli utenti che segue, poi abbiamo i dati provinciali forniti dall’Asl, ma non distinti tra disabili motori, sensoriali e psichici. Per quanto riguarda i progetti di “Vita Indipendente” parliamo di quattro casi, perché un quinto è cessato a giugno 2015. A chi mi dice che gli importi fissati con la nuova delibera di 200, 400 e 600 euro mensili siano molto esegui faccio notare che due dei quattro progetti in essere a dicembre, quindi il 50%, fruiscono di 2.400 euro all’anno, cioè 200 euro al mese. Un terzo progetto ha registrato un importo annuo variante da 6.954 a 7.160 euro annuali. Se moltiplico 600 euro al mese per 12, ottengo 7.200 euro. Diverso il quarto caso che parte con 3.500 euro annue dal 2003 per arrivare a 12.807 euro nel 2011 e a 14.088 euro nel 2012».

nsomma, per l’assessore Cotto non si sta andando a distruggere i progetti esistenti, ma «il vero problema era che pochissimi conoscevamo la possibilità di accedere al progetto “Vita Indipendente” e alla delibera 622 del 2013 non seguirono né comunicati, né alcun avviso». Cotto ha però ribadito la diminuzione dei finanziamenti regionali passati da 145.600 euro per l’anno 2016, a 129.342 euro per il 2017 e quasi dimezzati a 74.770 euro per il 2018, «soldi che non sono neanche stati erogati esclusivamente per “Vita Indipendente”».

Le testimonianze

A confermare le parole dell’assessore è stata la prima testimonianza portata in aula, quella di Silvana Maccagno, mamma di una ragazza disabile. «Com’è possibile che non fossi a conoscenza di questo progetto? – ha domandato stupita – La comunicazione è prioritaria e credo sia giusto estendere l’iniziativa al maggior numero di persone possibili». Nel merito del nuovo regolamento, contestandolo in più parti, è entrata Tiziana Valente (Cittadinanza Attiva e Tribunale Diritti del Malato). «E’ mancata l’informazione, ma il Comune di Asti non ha presentato progetti in Regione impedendole di predisporre un’adeguata programmazione. In ogni caso i limiti della delibera non sono accettabili».

Intervento tecnico anche quello dell’avvocato, ex consigliere ed ex assessore al bilancio Maurizio Lattanzio. «Le delibere di Giunta rispondono alla legge in quanto atti amministrativi, in caso contrario sono illegittime e questa delibera ha diversi problemi. Lo scopo della normativa è fare sì che i soggetti possano autodeterminarsi nell’ambito di varie opportunità concesse loro. Qui c’è gente che si trova, da un giorno all’altro, senza più la possibilità di scendere dal letto. Avete inserito la valutazione dell’ISEE cumulativa della pensione di invalidità e/o indennità di accompagnamento, ma c’è una sentenza del Consiglio di Stato che smentisce questa decisione, quindi è doveroso rielaborare la delibera con le dovute correzioni. Mi stupisco che nessuno abbia ancore presentato ricorso al TAR chiedendo una sospensiva». Sull’aspetto dell’ISEE l’assessore ha subito replicato «che si è trattato di un refuso» e non ci sarà cumulo con la pensione di invalidità e l’indennità di accompagnamento.

Molto personale è stato l’intervento di Renata Sorba, disabile sensoriale e da tempo impegnata nel sociale. «Sono stufa di qualificarmi come disabile, viaggio molto all’estero e non interessa se sono o meno disabile, mentre in Italia dobbiamo sempre tirare fuori il verbale. Ho fatto centinaia di tavoli sociali, ma mai nessuno mi aveva parlato del progetto “Vita Indipendente”: a ottobre ho presentato domanda, sono ancora in attesa della risposta cartacea. Occorre un censimento per fare una mappatura reale sulla disabilità ad Asti, una sinergia tra Comune, Cogesa, Cisa, Asl puntando ad un obiettivo, mantenere la dignità delle persone».

Marco Castaldo, uno dei beneficiari dei fondi di cui si è parlato, ha ricordato i principi cui si richiama la “Vita Indipendente” e i problemi creati dal nuovo regolamento. «Oggi siamo nella condizione di non poter pagare gli assistenti personali senza i quali non possiamo lavarci, vestirci, lavorare e interagire con il mondo esterno – ha spiegato richiamando i tre scaglioni contributivi da 200, 400 e 600 euro al mese – Un assistente personale costa 1.000 euro al mese più vitto, alloggio, tredicesima, riposi e malattie: quindi deduco che l’amministrazione intenda promuovere il lavoro nero».

Gino Bevilacqua (Associazione Consequor per la Vita Indipendente) ha ricordato la sua situazione, di avere «due assistenti personali, per due scopi diversi», ma ha anche posto una domanda: «Chi avrebbe dovuto diffondere la “Vita Indipendente” in Piemonte? I progettisti? Il Consiglio regionale? Gli organi istituzionali?»

Lo sfogo: «Qui siamo tuttidisabili “doc”»

Molto significativo l’intervento di Maria Teresa Montanaro (vice presidente dell’associazione Arcobaleno). «Da un momento all’altro è stato sospeso un contributo importante, ma se sono qui è grazie a un assistente che mi permette di avere una vita attiva. Non ho nulla da nascondere e vi garantisco che qui ci sono disabili “doc” che accedono ai contributi per avere una vita normale, non per andare in ferie. Chiedo più rispetto per le persone con disabilità: vogliamo dignità, diritti e libertà».

A fare i conti su contributi erogati e costi vivi per l’assistenza è stato l’avvocato Antonio Zollo, padre di Eleonora, una ragazza presente in aula. «Con il percorso di “Vita Indipendente” mia figlia si è laureata in psicologia e presto inizierà a lavorare, ma con la modifica al progetto questi risultati non sarebbero più possibili. Se c’era l’intenzione di allargare la base, si è ottenuto l’effetto contrario perché qui i disabili gravi vengono automaticamente esclusi».

Infine Carlo Satragni (presidente associazione Arcobaleno) che ha raccontato la sua lunga vita da disabile iniziata nel 1968, le operazioni subite, i costi dell’assistenza, sempre crescenti e per i quali ha dovuto anche vendere la casa di famiglia. «La “Vita Indipendente” non può ridursi a un punteggio sulle tre fasce: bassa, media o alta. E’ far sì che un portatore di handicap entri nella società, altrimenti continueremo ad essere chiamati “invisibili”». Contestato anche il limite che impedisce di ricevere ulteriori contributi comunali se già si è beneficiari del progetto “Vita Indipendente”.

Riccardo Santagati

info@lanuovaprovincia.it

Articolo precedente
Articolo precedente