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Amante ricattato dall’ex che incassa assegni per 90 mila euro

Lui è un benestante imprenditore albese, lei una vedova di un paese dell'Astigiano

Amante ricattato porta a processo la sua ex

Amanate ricattato denuncia la sua ex dopo che la banca lo avvisa di assegni all’incasso per 90 mila euro da lui disconosciuti.Una storia clandestina destinata a diventare di pubblico dominio in un’aula di tribunale.
Su banco degli imputati siederà una donna di 50 anni, originaria dell’Est Europa ma residente in un paese dell’Astigiano.
La donna, assistita dallo studio Mirate, deve rispondere delle accuse di furto ed estorsione.
Sugli scranni della parte civile, accanto all’avvocato Luigi Florio, si troverà un imprenditore albese, di 15 anni più vecchio di lei.
E’ lui ad averla denunciata al termine di una vicenda molto complessa.

Richieste continue di denaro

I due, quando la donna è rimasta vedova, avevano iniziato e intrattenuto una relazione clandestina per lungo tempo. La moglie e la famiglia dell’uomo, piuttosto abbiente, non sapeva nulla di questa amante astigiana, mentre i figli di lei lo conoscevano bene.
Dopo qualche anno di frequentazione, i rapporti hanno cominciato ad incrinarsi a causa, a detta di lui, delle continue e sempre più esose richieste di denaro da parte della donna. Denaro che veniva speso soprattutto per i figli di lei (studio, matrimonio, vacanze, auto). Alla resistenza dell’uomo sono cominciate le liti ma il punto di rottura si è avuto quando la donna ha annunciato di essere incinta e di voler tenere il figlio. Cosa non condivisa dall’imprenditore albese che ha cominciato a prendere le distanze dalla donna. Lei, secondo l’imprenditore, ha minacciato di raccontare tutto alla moglie.

Accusata di aver rubato degli assegni prefirmati

Lui l’avrebbe tacitata nuovamente con regali in denaro e un assegno di 30 mila euro per l’incasso del quale aveva chiesto di essere avvisato. Qualche giorno dopo, la banca lo aveva chiamato dicendo che erano arrivati all’incasso, sul suo conto, tre assegni: uno da 30 mila, un altro da 50 mila e un terzo da 6 mila euro. L’imprenditore a quel punto ha sporto denuncia dicendo che, mentre il primo assegno era stato effettivamente da lui consegnato alla donna per comprarne il silenzio, gli altri due gli erano stati sottratti durante una visita a casa della vedova. Dal canto suo, la donna ha invece negato di averli rubati, sostenendo che era stato lui a darglieli, tanto che la firma era autentica. E ha fatto anche un racconto di soprusi e violenze mai denunciate.
Il processo inizierà a maggio.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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