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Asti: assolto per l’incidente in cui morì Edo Civitate

Per il giudice non è stato provato che l'automobilista abbia girato nella stradina laterale senza mettere la freccia. Il commento dei genitori

La sentenza poco fa

E’ stata la prima sentenza della giornata dettata dal giudice Di Naro. Ed è stata di assoluzione per Carlo Pupione, 48 anni, l’uomo di Castell’Alfero imputato di aver causato l’incidente in cui, nel settembre del 2014, perse la vita Edoardo Civitate, un ragazzo di 17 anni di Montiglio.

Secondo il giudice, infatti, non è stato sufficientemente provato che l’uomo, a bordo della sua Citroen Saxo, avesse svoltato a sinistra, in una stradina secondaria, senza mettere la freccia. La svolta avvenne davanti ad un autobus di linea il cui autista, accortosi della manovra dell’imputato all’ultimo momento, aveva inchiodato per evitare lo scontro. Dietro l’autobus viaggiava Edo a bordo della sua moto e, a sua volta, inchiodò per non finire contro il bus ma la brusca frenata gli fece perdere il controllo della moto, il ragazzo sbalzò dal sellino e scivolò nella carreggiata opposta dove, in quel momento, stava sopraggiungendo un altro autobus che lo travolse.

Due testimoni riferirono che non mise la freccia per girare

La Procura aprì il processo a carico di Pupione dopo i rilievi dei carabinieri e due testimonianze raccolte nell’immediatezza dell’incidente: quella del conducente del bus che seguiva la Saxo e quella di un automobilista che invece seguiva la moto di Civitate i quali dichiararono univocamente che la svolta dell’utilitaria avvenne senza avvisare con la freccia.

Due anni di udienze, scontro di consulenti tecnici che hanno lavorato sui rilievi di quel tratto di strada e, alla fine, la richiesta del pm ad una condanna a 15 mesi per Pupione oltre che alla sospensione della patente per tutto il periodo della condanna.

L’imputato ha sempre negato la ricostruzione della procura

L’avvocato Mirate, difensore di Pupione, ha invece sempre sostenuto la versione del suo cliente (ribadita da lui stesso in dichiarazioni spontanee nell’ultima udienza prima della sentenza) sicuro di aver messo la freccia prima di svoltare e ribaltando la responsabilità sulla mancata tenuta delle distanze di sicurezza dell’autobus dalla Saxo.

Fra 90 giorni saranno pubblicate le motivazioni che hanno fatto maturare nel giudice la convinzione di non colpevolezza dell’imputato.

Il commento della famiglia di Edo

In aula, come ad ogni udienza di questo lungo, faticoso e doloroso processo, c’era come sempre tutta la famiglia di Edo: padre, madre, fratelli.La famiglia non si era costituita parte civile e le parole a caldo, dopo la lettura della sentenza, sono state di grande maturità e serenità nonostante il profondo dolore. «Noi non abbiamo mai voluto che qualcuno pagasse a tutti i costi per la morte di nostro figlio – hanno detto il padre Raffaele e la madre Roberta – Per noi era più importante che emergesse in modo cristallino che Edo non si era schiantato contro l’autobus perchè marciava a forte velocità. Noi abbiamo sempre saputo che nostro figlio aveva una condotta di guida responsabile, non era un “matto” in moto. E il processo, o meglio i rilievi successivi, hanno stabilito proprio ciò: che lui era ad una distanza tale da riuscire a fermarsi senza andare a sbattere contro il bus. Fu la perdita di equilibrio per la frenata che lo fece scivolare, non la velocità insensata. Nessuna sentenza ci restituirà Edo».

d.peira@lanuovaprovincia.it

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