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Asti patria di Ottolenghi, il “visionario” della moderna criminologia

Lavorò con il Lombroso. Inventò il "profilo" criminale dei pregiudicati e la griglia di rilevamento sulla scena del crimine

Padre della Polizia Scientifica

Sicuramente non avrebbe immaginato un’evoluzione alla Csi, ma sicuramente Salvatore Ottolenghi è stato un grande visionario per l’epoca in cui visse.
E’ astigiano, infatti, il padre della Polizia Scientifica: medico e scienziato, allievo di Cesare Lombroso, Ottolenghi è stato una figura fondamentale per la nascita di quelle procedure e di quella filosofia di intervento che oggi è alla base di ogni repertazione e di ogni prova da portare in tribunale per sostenere un’accusa.
A lui è dedicata una mostra che rimarrà aperta da oggi a sabato  e per rendergli omaggio farà visita ad Asti anche il Prefetto Franco Gabrielli, capo della Polizia italiana.
Eppure di Ottolenghi non si sa ancora molto, al di là della sua feconda bibliografia facente capo soprattutto ai suoi articoli pubblicati sulla rivista Polizia Scientifica.

Un’astigiana gli dedica una tesi di laurea

In mezzo al materiale storico dedicato ad Ottolenghi, spunta dal deposito Israt di Asti una tesi di laurea che un’astigiana, Maria Carmen Gatti, laureata in Giurisprudenza, ha presentato quasi trent’anni fa con un relatore di tutto rispetto: il professor Pier Luigi Baima Bollone, medico legale di chiara fama.
Significativo il titolo della tesi: «Genesi della Polizia Scientifica in Italia: la componente lombrosiana». Lombroso ed Ottolenghi hanno rappresentato il punto di inizio della Polizia Scientifica nel secolo dell’industria, delle questioni sociali, del Positivismo.
Ma sono stati anche i primi ad avere la visione più allargata dell’investigatore, ponendo le basi per la moderna criminologia.
«Salvatore Ottolenghi vorrebbe nel moderno poliziotto un tecnico che, immerso nella vita quotidiana in un limitato ambito territoriale, può contribuire ad identificare il più precocemente possibile i soggetti socialmente pericolosi. Non uno “sbirro” quindi – si legge nella tesi della Gatti – al limite neppure un bobby benevolo, ma un “criminologo locale” che collabori all’opera di prevenzione sociale».
Nato ad Asti nel 1861, Ottolenghi si laurea in Medicina all’Università di Torino ed intraprende la carriera universitaria come assistente di Lombroso.

Ha lavorato con il Lombroso

Fra i temi che ha approfondito con il suo professore, vi è anche il ricorso all’ipnosi come situazione di “non punibilità”.
Ma è nel 1895 che Ottolenghi spicca il volo, lasciando Lombroso e diventando professore all’Università di Siena dove presenterà un corso di polizia giudiziaria scientifica all’interno del corso di studi di Medicina.
Fonda la rivista di Polizia Scientifica e, nel 1902 diventa il direttore della prima Scuola Superiore di Polizia Scientifica.

Re dell’identificazione

Ottolenghi è il “re” dell’identificazione. Che non si limita a quella anatomica e biografica, ma si spinge anche a quella psichica e funzionale.
«Egli – si legge ancora nella tesi – introduce accanto al triplice segnalamento fotografico, descrittivo e dattiloscopico diretto all’identificazione personale, anche un segnalamento psichico e biografico allo scopo di poter risalire alle cause della tendenza criminale consentendo così alla polizia la possibilità di svolgere attività di prevenzione».
Da questa convinzione nacque l’istituzione della cartella biografica dei criminali, un cartellino che mette insieme identificazione somatica con quella psichica ed anamnestica del criminale. Insomma, ai criminali venivano prese non solo le impronte fisiche, ma anche quelle psichiche e sociali.

Inventò la “griglia dirilevamento”

E’ l’inventore anche della “griglia” di rilevamento di una scena del crimine, perché, per Ottolenghi, la ricerca delle tracce non può essere compiuta disordinatamente e non deve essere affidata al caso. Così si deve iniziare dall’osservazione generale per passare al particolare, da destra a sinistra, dal basso verso l’alto e ogni cosa deve essere contestualizzata e fotografata.
Con queste premesse, è inevitabile che la fotografia giudiziaria assume un ruolo sempre più centrale nei sopralluoghi.
«Ciò consentirà di fissare sulla lastra le immagini latenti sfuggite all’occhio umano sul luogo del delitto» si legge in tesi riportando la filosofia del primo grande sostenitore della Polizia Scientifica che affermava come la ricerca di colpevoli non poteva essere affidata solo al caso o alla rara intuizione di funzionari felicemente dotati, ma sarebbe stata effettuata secondo regole costanti.

Le “deduzioni sottili”

Alle quali affiancare quelle “deduzioni sottili” degli investigatori più intuitivi.
L’astigiano Ottolenghi fu precursore anche della grafologia, ovvero dell’analisi scientifica degli scritti a mano che mantengono intatti degli automatismi funzionali indipendenti dalla volontà dei soggetti che le producono.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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