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Asti: un inquilino su due non paga il gas e il condominio resta al freddo

Il caso è scoppiato in uno stabile di corso Alessandria. Anche le telecamere di Sky Tg24 per documentare la protesta di chi invece ha pagato tutto

Le telecamere di Sky Tg24 ad Asti

Hanno poco meno di 130 mila euro di debiti con la società di rifornimento del gas e quest’ultima ha deciso di razionare la fornitura.

E’ quanto hanno denunciato alcuni proprietari di appartamenti di un condominio di corso Alessandria che da quando è iniziata la stagione fredda si sono visti accendere a singhiozzo i termosifoni del sistema di riscaldamento centralizzato. Un caso che finirà anche sulle cronache nazionali in un’inchiesta sulle liti condominiali che Sky Tg24 sta realizzando e per il quale ieri ha inviato una troupe ad Asti.

Un debito, quello vantato dal fornitore di gas, che si è accumulato nel corso di una decina di anni e che, a conti fatti, riguarda metà delle 48 famiglie che abitano nel condominio. Famiglie con tanti bambini piccoli e con molti pensionati per i quali non è per niente salutare stare al freddo per molte ore al giorno.

Riscaldamento a singhiozzo

Da metà ottobre fino a qualche giorno fa, i termosifoni si accendevano due ore al mattino e due ore alla sera. Da tre giorni, invece, la società fornitrice del gas ha deciso di riscaldare dal mattino alle 7 fino alla sera alle 9. Ma di notte i termosifoni rimangono spenti.

E, se da gennaio non verrà rispettato il piano di rientro che prevede il pagamento di una rata di 10 mila euro al mese per il debito, la società ha già annunciato che tornerà al razionamento del calore ad appena quattro ore al giorno.

Di chi è la responsabilità?

I condomini che hanno sempre pagato sono infuriati per questa situazione e se la prendono con quelli che hanno lasciato accumulare i debiti e con l’amministratore che non ha messo in atto tutte le azioni legali per sanare il pregresso. E si sono rivolti all aCasa del consumatore.

«La responsabilità è duplice, in questo caso – spiegano dalla Casa del Consumatore  – da un lato abbiamo i condomini morosi e dall’altro la latitanza dell’amministrazione dello stabile. La lege parla chiaro: in caso di morosità è fatto obbligo di agire con le azioni esecutive entro 6 mesi dalla chiusura del bilancio ma questo non risulta sia stato fatto e pertanto l’amministratore potrebbe essere revocato giudizialmente».

Ampio servizio sul giornale in edicola domani.

 

d.peira@lanuovaprovincia.it

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