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Buoninconti: entro mezzanotte la sentenza in Cassazione

A Roma si sta celebrando l'ultimo grado di processo a carico dell'ex vigile del fuoco accusato di aver ucciso la moglie. Il procuratore ha chiesto la conferma a 30 anni, i difensori l'assoluzione o il rinvio in Assise d'Appello per un nuovo processo con nuove perizie

Il caso Buoninconti-Ceste in Cassazione

Il procuratore generale ha chiesto alla Corte di Cassazione che venisse confermata la pena a 30 anni a carico di Michele Buoninconti per l’omicidio della moglie Elena Ceste. E’ in corso a Roma, da stamattina, il processo che rappresenta l’ultima speranza, per l’ex vigile del fuoco, di far credere la sua versione della morte della moglie per freddo. Le parti hanno finito di parlare poco fa e la sentenza è prevista entro mezzanotte di oggi. L’imputato non era presente, ma lo erano il fratello con la cognata e la consulente  Ursula Franco che si è occupata dell’aspetto medico legale della causa di morte di Elena.

Ultima “chiamata” per il caso Ceste-Buoninconti, dunque, una delle storie di cronaca nera più seguite degli ultimi 20 anni da tutta Italia.
Il ricorso è stato  presentato dagli avvocati Scolari e Marazzita, difensori di Michele Buoninconti.
Lui si è sempre proclamato innocente e la tesi della totale estraneità alla morte della moglie sarà nuovamente riproposta dai suoi difensori che hanno una teoria del tutto diversa della tragica fine di Elena, madre di quattro figli. Tesi già proposta in primo e secondo grado e ora anche per Cassazione.

La tesi della morte per freddo

Fin dall’inizio del processo, Michele ha sostenuto che ad aver provocato la morte della moglie è stato un fortissimo attacco psicotico emerso quella mattina del 24 gennaio 2014. Dopo una serata e una notte di fortissima agitazione della donna, ha raccontato il marito, quella mattina, mentre lui portava a scuola i quattro figli con età comprese fra i 4 e i 13 anni, lei è stata assalita da una crisi psicotica che l’ha portata a spogliarsi in cortile, ad uscire di casa, a percorrere diverse centinaia di metri fra case e orti per finire nei pressi del rio Mersa che scorre sotto casa della famiglia. Lì, sempre inseguita da fantomatiche voci, si sarebbe nascosta in un tubo di cemento usato per l’attraversamento del fiume e, lentamente, sarebbe stata assalita dal freddo che ne ha provocato la morte. Una versione alternativa, già affacciata in Appello, è quella che cambia leggermente la fine: dall’esame dell’osso sacro in autopsia sembrerebbe emergere una piccola frattura che ha fatto pensare alla difesa ad una caduta della donna nel canale.

La tesi che ha portato alla condanna di Buoninconti

Niente di tutto questo nella ricostruzione della Procura, di il cui sostituto Laura Deodato ha testato la solidità sia davanti al gup Amerio di Asti che ai giudici d’Assise d’Appello di Torino.
Sopraffatto dall’incontrollabile gelosia verso la moglie e terrorizzato dall’ipotesi di sfaldamento della sua idea di famiglia perfetta a seguito di alcune amicizie (per quanto innocue) della moglie via Facebook, Buoninconti, una volta scoperte, avrebbe pianificato l’omicidio della donna. Quel mattino, al ritorno dal “giro delle scuole” di Costigliole avrebbe sorpreso la donna mentre si faceva il bagno e l’avrebbe strangolata a mani nude. Poi ne avrebbe caricato il corpo sull’auto e l’avrebbe abbandonato nel rio Mersa, accuratamente occultato in mezzo agli arbusti che ne costeggiavano le sponde.
Salvo poi allertare subito vicini di casa e parenti e dare l’avvio ad una ricerca che è durata otto mesi ed è finita solo per una di quelle fortunate quanto tragiche coincidenze che il destino ha messo sulla strada di questa vicenda: lavori di pulizia delle sponde del torrente che hanno riportato alla luce i resti della donna.

Cosa può decidere la Corte

A Roma, in Cassazione, l’accusa non sarà più sostenuta direttamente dalla dottoressa Deodato, ma saranno presenti i due avvocati che rappresentano i genitori, i figli e la sorella di Elena. Carlo Tabbia e Debora Abate Zaro si confronteranno ancora una volta con i colleghi Scolari e Marazzita.
Quattro le decisioni che la Corte può prendere.
La prima è la conferma tout court della sentenza così come è. Se così avvenisse, i 30 anni per Michele diventano definitivi e non avrebbe più possibilità di ricorrere.
La seconda è invece, al contrario, l’assoluzione e l’immediata libertà dell’imputato.
La terza decisione potrebbe riguardare una parziale riforma della condanna e dunque uno “sconto” di pena se, ad esempio, venisse esclusa la premeditazione del delitto, con una diminuzione degli anni da scontare.
Quarta ed ultima ipotesi quella di un rinvio del caso al grado precedente, con la celebrazione di un nuovo processo in Corte d’Assise d’Appello a Torino.

Gli avvocati Scolari e Marazzita hanno chiesto l’assoluzione in via prioritaria o, in subordine il rinvio alla Corte d’Assise d’Appello di Torino per un nuovo processo con perizie disposte dai giudici.

Daniela Peira

d.peira@lanuovaprovincia.it

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