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Chi sono i cinque arrestati per l’omicidio Bacco

In carcere da stamattina per aver ucciso il tabaccaio di corso Alba. Le complicate indagini dei carabinieri di Asti coordinati dal pm Deodato. Previste altre rapine oltre a quella finita male di corso Alba. Uno di loro aveva ancora in casa il resto dei proiettili usati per sparare quella sera

Ecco i cinque arrestati per il tabaccaio ucciso durante la rapina

E’ finita pochi minuti fa la conferenza stampa dei carabinieri di Asti che hanno eseguito, all’alba di stamane, cinque arresti per l’omicidio di Manuel Bacco, il tabaccaio freddato da due colpi di pistola nella sua tabaccheria di corso Alba il 19 dicembre del 2014.

Si tratta di Antonio e Domenico Guastalegname, padre e figlio di 50 e 25 anni di Castello d’Annone, Jacopo Chiesi, 25 anni, pizzaiolo, anch’esso di Castello di Annone, Fabio Fernicola operaio di 40 anni residente nel quartiere di corso Alba ad Asti e Giuseppe Antonio Piccolo, 27 anni, disoccupato con precedenti per rapina residente a Nicotera, in provincia di Vibo Valentia.

Per i carabinieri guidati dal comandante Vagnoni, il lungo e meticoloso lavoro di ricostruzione di quel fatto di cronaca che aveva suscitato molto panico in città, ha portato alla definizione di movente, dinamica, ruoli e responsabilità ben precisi.

Doveva essere la prima di una serie di rapine

Quella alla tabaccheria di corso Alba doveva essere solo la prima di una serie di rapine decise dalla famiglia Guastalegname per ragioni economiche. L’ideatore della sciagurata soluzione ai problemi di soldi famigliari sarebbe stata di Antonio che ha anche fatto opera di reclutamento dei componenti della “banda”.

Il primo ad entrare nel gruppo è stato il figlio Domenico mentre subito dopo è stato chiamato Jacopo Chiesi, un ragazzino all’epoca del fatto, che frequentava assiduamente la famiglia Guastalegname e si prestava a fare qualche lavoretto saltuario per loro.

Poi l’ingresso di Fabio Fernicola e, infine, la “chiamata” dalla Calabria di Piccolo, amico di famiglia, per le sue “competenze” in materia di rapine.

Fernicola avrebbe avuto una parte importante nella scelta del primo obiettivo delle rapine, la tabaccheria di quel Manuel che lui conosceva bene perchè abitava in zona e ne era un cliente.

La ricostruzione dell’omicidio

Quella terribile sera, Antonio Guastalegname è rimasto a casa mentre su due auto noleggiate il giorno prima ad Asti, una Panda e una Fiat 500 sono arrivati gli altri quattro davanti alla tabaccheria; Fernicola e Domenico erano gli autisti e sono rimasti sulle vetture ad attendere Chiesi e Piccolo incaricati di compiere materialmente la rapina. Rapina che, come noto, è finita tragicamente con quattro colpi di pistola sparati da Chiesi alla reazione di Bacco che ha tentato di salvare la moglie dall’aggressione dei due rapinatori.

Poi la fuga disperata e, nella fuga, la perdita di un cappellino  usato da Chiesi per travisare il proprio volto. Lo stesso cappellino che la moglie di Bacco ha recuperato poco dopo e consegnato ai carabinieri.

Setacciati profili del DNA

E’ da quel copricapo che è partito il primo filone di indagine, con l’estrazione di un profilo Dna risultato poi compatibile con il giovane pizzaiolo.

Proprio sul fronte del Dna, il pm Laura Deodato che ha coordinato l’indagine, ha disposto uno screening su una cinquantina di persone dell’entourage di Chiesi e alla fine, negli atti di indagine, sono saltati fuori anche i profili di Fernicola e Piccolo.

Durante una perquisizione domiciliare, nell’abitazione di Annone di Chiesi sono stati trovati ancora proiettili della stessa partita di quelli usati durante la rapina, con gli stessi “difetti balistici” che li rendono unici. Un altro di quei tasselli che hanno consentito di ricostruire le responsabilità del gruppo dei cinque.

Il ringraziamento della vedova

Appena eseguiti gli arresti di stamattina, la prima telefonata che il maggiore Lorenzo Repetto ha fatto è stata quella alla vedova di Bacco, Cinzia, la quale da sei mesi non è più titolare della tabaccheria in cui vide uccidere il marito. Lei e la madre Adriana, fra le lacrime, si sono volute presentare direttamente in caserma per ringraziare tutti i carabinieri e il pm che hanno lavorato alla soluzione del caso.

Daniela Peira

d.peira@lanuovaprovincia.it

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