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Condannato a 18 anni per l’omicidio della moglie in via Montebruno

L'uomo, di origine marocchina, era presente alla lettura della sentenza. Il movente da ricercare nella voglia di indipendenza della donna

Processo in punta di pena

L’avvocato Mirate, difensore di Sallah El Ghabaoui, di 48 anni l’aveva annunciato fin dall’inizio: «Questo è un processo che si deciderà in punta di pena». Perchè non c’era nessun giallo intorno alla morte di Saadia Hammoudi, 42 anni, moglie di El Ghabaoui e con lui residente in un alloggio di via Montebruno, dietro alla sede provinciale dell’Inps.
Che fosse stato il marito ad accoltellarla era chiarissimo fin da subito, visto che il femminicidio è avvenuto, esattamente un anno fa, in diretta davanti ai residenti degli alloggi nei condomini dirimpettai che, pur chiamando tempestivamente i carabinieri, non hanno potuto evitare di vedere il feroce accoltellamento della donna, finita con decine di fendenti sul balcone di casa.
Poi l’uomo era fuggito e solo dopo qualche ora si era costituito abbozzando una prima ricostruzione che lo voleva vittima di un’aggressione della moglie contro la quale si era difeso impugnando il coltello trovato in cucina.

Sconto di appena due anni

Niente di tutto questo è resistito in tribunale dove la scelta del rito abbreviato gli ha fatto ottenere uno “sconto” sulla pena ma non ha mai messo in dubbio la sua piena responsabilità. Il pm Deodato aveva chiesto la condanna a 20 anni, tenuto conto dell’abbattimento di un terzo per via della scelta del rito. Il gip Giannone gli ha inflitto 18 anni.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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