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Stalking a commerciante una condanna

Barista perseguitava il titolare dell'autosalone di fronte al suo locale

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 Stalking a commerciante: condannato a 3 anni

Seppure con uno “sconto” di due anni rispetto alla richiesta del pm Repole, è arrivata una condanna pesante a carico di Carmelo Urso per lo stalking nei confronti di Davide Brusasco, titolare dell’autosalone LG di Castello d’Annone. Tre anni di reclusione cui aggiungere la condanna al risarcimento danni da quantificare  ma con una provvisionale di 8 mila euro da versare a Brusasco.

Controlli anche nel giorno della sentenza

La condanna giunge al termine di un lungo e sofferto processo che ha visto Urso imputato di tentata estorsione e stalking che si sono consumati dall’autunno del 2011 ad oggi. Quando per “oggi” si intende in senso letterale la giornata della sentenza: mentre Brusasco era presente in aula in veste di parte civile, nel suo autosalone avveniva l’ennesimo sopralluogo dei Vigili del Fuoco a seguito di esposto firmato dall’Urso.

Una storia di persecuzioni

Tutto risale alla vendita di un furgone Qubo da parte della Lg a Carmelo Urso, titolare di un bar che si trova di fronte alla vecchia sede dell’autosalone.
Fino a quale momento, fra gli Urso e i Brusasco esisteva un rapporto di amicizia e di stima reciproca, tanto che Urso affittava bar e casa dalla famiglia Brusasco.

L’accusa di tentata estorsione

Ma l’acquisto di quel furgone ha rovinato tutto perchè, qualche settimana dopo il passaggio di proprietà, Urso si è recato nell’autosalone dichiarando di averlo pagato più di quanto fosse il suo valore. Pretendendo, secondo il capo di accusa, 5 mila euro di risarcimento. Al rifiuto di Davide Brusasco e del padre Gianni (deceduto qualche anno dopo), Urso ha detto che avrebbero pagato caro l’affronto.

Una “guerra” personale

Da allora, per i Brusasco è iniziata una lunga sequenza di denunce ed esposti a tutti gli enti chiamati a vigilare su un’attività commerciale. E poi la “guerra personale” di Urso che, dall’altra parte della strada, non perdeva occasione per parlare male dell’autosalone ai tanti clienti che si recavano al suo bar. Con episodi limite in cui è stato sorpreso a fotografare clienti ed attività dell’autosalone. In casa sua sono anche stata ritrovata copiosa documentazione delle proprietà immobiliari della famiglia Brusasco.

Danni economici e psicologici

«Una situazione che ha destabilizzato l’intera famiglia – ha detto oggi in aula l’avvocato Claudia Malabaila, difensore di Davide Brusasco, parte civile – provocando seri danni economici e psicologici. Economici perchè il mio assistito ha visto gradatamente allontanarsi dei clienti stufi di incappare sempre in controlli continui o di sentirsi spiati dall’imputato. Tanto da decidere il trasferimento della sede dell’autosalone in un capannone più distante, anche se non è bastato. Psicologici perchè ha sofferto di crisi d’ansia refertate e documentate».

La difesa dell’imputato

L’avvocato La Matina, uno dei due difensori di Urso, ha posto l’accento sul fatto che nelle prime controquerele, Brusasco non avesse fatto cenno alla tentata estorsione dei 5 mila euro alla quale, peraltro, non c’erano testimoni diretti. E sui continui accessi di forze dell’ordine e enti di controllo ha detto che nulla poteva Urso.
Il secondo difensore, l’avvocato Pierpaolo Berardi, ha invece chiesto che i testimoni della difesa vengano considerati sullo stesso piano di quella dell’accusa. Sottolineando l’insussistenza della tentata estorsione da leggersi, semmai, come un tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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