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Diffamò l’Asp su Facebook: condannato a pagare multa e danni d’immagine

Aveva lasciato un commento molto pesante riguardante la raccolta differenziata e presunti "favori illegali"

La responsabilità di cosa si scrive

Una sentenza che, oltre ad essere interessante nel merito, afferma anche un principio molto importante (e spesso dimenticato) per i nostri tempi: chi scrive commenti sui social, deve assumersene la responsabilità.
E lo avrà imparato bene R. M. 54 anni, astigiano, che nei giorni scorsi è stato condannato dal giudice Amerio del Tribunale di Asti al pagamento di mille euro di multa, 3 mila euro di risarcimento danni di immagine e spese di costituzione di parte civile.
Un conto pesante che gli è stato presentato al termine di un processo intentato dall’Asp, la municipalizzata che si occupa della raccolta rifiuti.

Il commento due anni fa

Tutto era nato, nell’aprile di due anni fa, da una discussione nata sulla pagina Facebook dell’associazione Dalla Parte degli Astigiani.
Si parlava di raccolta differenziaa dei rifiuti in città e della distribuzione dei cassonetti. Un argomento piuttosto caldo che aveva acceso gli animi di chi partecipava alla discussione virtuale. Uno di loro, R. M., appunto, ebbe a commentare “E certo, in via Guerra ci guadagnano facendosi dei favori illegali, corrotti di m….”.
Un commento molto pesante, evidentemente al di sopra di una critica all’operato della società. Commento che proprio non è andato giù ai vertici dell’Asp i quali hanno incaricato l’avvocato Marco Calosso affinchè presentasse querela per diffamazione a mezzo Facebook.

Accusa infondata ed offensiva

La denuncia è stata presa in carico dal pm Macciò e nei giorni scorsi si è tenuto il processo.
«Siamo soddisfatti della sentenza – ha commentato l’avvocato Calosso – l’amministratore delegato dell’Asp, che è stato anche sentito dal giudice, ha ribadito che l’azienda lavora nel massimo rispetto dei capitolati e dei contratti firmati con le amministrazioni, in assoluta trasparenza.
Per questo motivo quell’accusa pubblica era non solo infondata, ma profondamente offensiva».

d.peira@lanuovaprovincia.it

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