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Ex Mutua: il 18 sarà liberata dagli occupanti abusivi

L'Asl rivuole indietro l'immobile perchè lo ha venduto ad una società che lo trasformerà in una casa di riposo

In scena un altro “braccio di ferro”

Doveva essere un incontro di pochi minuti, quasi una formalità, invece si è trasformato nell’ennesimo braccio di ferro sull’emergenza abitativa in città.
Lunedì mattina, puntuale, l’ufficiale giudiziario si è recato in via Orfanotrofio per notificare lo sfratto esecutivo di 5 famiglie che ancora occupano abusivamente quella che per molti anni è stata la Mutua di Asti.
Ma soluzioni per quelle famiglie (di cui quattro con bambini piccoli) non ce ne sono all’orizzonte e, come è capitato in altri casi, si attendeva solo il rinvio e l’unica incertezza era la data alla quale si sarebbe spostato il prossimo appuntamento.

L’Asl rivuole indietro l’immobile vuoto

Invece, a puntare i piedi, sono stati i rappresentanti dell’Asl, proprietaria dell’immobile, intenzionata a tornare al più presto in possesso del grande edificio.
Il motivo è noto: dopo le trattative, sarebbe già stato firmato il contratto preliminare con una società che trasformerà gli ex uffici ed ambulatori in una casa di riposo. Ottenuta la rassicurazione dalla Regione Piemonte sul numero di posti letto che potrà allestire (si parla di poco più di 50), la società ha messo una sola condizione per il passaggio di proprietà: che i locali siano sgombri altrimenti riterrà il contratto preliminare non onorato.
Per questo i rappresentanti di quest’ultima hanno chiesto che già ieri venisse eseguito lo sgombero o, al massimo, venisse differito nella serata del giorno stesso o a distanza di due giorni.

Le famiglie non possono essere divise

Da una parte una lettera della Prefettura di Asti che invitava la proprietà a “murare” e rendere inaccessibili e inservibili gli alloggetti già sgomberati (inizialmente, nel 2010, erano 12 le famiglie che avevano trovato rifugio in via Orfanotrofio), e dall’altra la circolare del Ministro Minniti che, in tema di sgombero di edifici occupati, raccomanda la tutela dei nuclei famigliari.
Che, tradotto, significa che non possono essere divisi mogli e figli dai capifamiglia.
Assente il Comune di Asti il cui assessorato ai Servizi Sociali è stato contattato telefonicamente e, come riferisce il Coordinamento Asti Est, per la prima volta avrebbe affacciato l’ipotesi di ricorrere, per le famiglie, a centri di accoglienza privati.
In attesa della soluzione prospettata a tutti dal Comune e già adottata dalle famiglie che hanno lasciato, nell’ultimo anno, l’ex Mutua: il passaggio attraverso l’Agenzia Casa che garantisce cauzione e 8 mesi di affitto pagati a proprietari che mettano a disposizione alloggi a chi è in emergenza abitativa.

Una testimonianza su chi ha aderito all’Agenzia Casa

Uno di essi era presente ieri mattina e ha criticato questa soluzione. «Il Comune mette 150 euro al mese, io ne devo aggiungere altri 250 per l’affitto di due stanzette vecchie e malandate in corso Alfieri. Poi bisogna aggiungere le spese e si arriva a 500 euro al mese. Quando il Comune smetterà di pagare, non so come farò a continuare da solo. E io ho la fortuna di avere un lavoro».
Il braccio di ferro si è concluso solo dopo oltre due ore, quando l’ufficiale giudiziario, stante l’impossibilità di procedere a sgombero forzato, ha disposto un breve rinvio al 18 aprile, in attesa di una soluzione per il destino delle famiglie.
Un destino che si attende dal 2010, giorno dell’occupazione; per molte famiglie la situazione economica non è migliorata ed è molto difficile reperire sul mercato alloggi di proprietari che accettino la soluzione “ponte” dell’Agenzia Casa del Comune.
Le famiglie occupanti, in quanto tali, non possono accedere alle graduatorie delle emergenze abitative nè alla graduatoria degli alloggi popolari. Cosa che invece si rende possibile se escono dalla situazione di illegalità derivata dall’occupazione abusiva e ritornano in un circuito legale di affitti.
Per la data del 18 aprile, il Coordinamento Asti Est ha annunciato un presidio affollato per garantire che ogni famiglia e ogni singolo occupante abbia una destinazione dignitosa.

Daniela Peira

d.peira@lanuovaprovincia.it

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