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Giovane donna in coma: presentato un esposto

Una brutta grana quella che in questi giorni è stata inviata alla Procura della Repubblica di Asti per un caso di presunta malasanità.Un esposto presentato dall’avvocato Toppino per conto di una

Una brutta grana quella che in questi giorni è stata inviata alla Procura della Repubblica di Asti per un caso di presunta malasanità.
Un esposto presentato dall’avvocato Toppino per conto di una sua cliente che vuole vederci chiaro su come una donna di 40 anni sia entrata in sala operatoria per un intervento ad un ginocchio e oggi sia in rianimazione in condizioni quasi vegetative.
La vicenda risale al giugno scorso quando la paziente (che peraltro è essa stessa infermiera dipendente dell’ospedale di Asti), è stata sottoposta ad un intervento di “osteotomia femorale vascolarizzata a destra”.

Dopo quattro ore la donna è stata riportata in camera dove la madre la stava aspettando; proprio lei ha notato che aveva il viso cianotico e tremava visibilmente. Una condizione che è perdurata nel tempo fino a precipitare in arresto cardiaco dal quale la donna è stata “ripresa” solo con un massaggio. La situazione era così compromessa che si è reso necessario un ricovero, due giorni dopo, al reparto rianimazione di Alessandria dove le venne prima praticata la tracheotomia per poter respirare e poi, a causa di un aggravamento improvviso, venne sottoposta ad un intervento chirurgico importante con l’asportazione di ossa della calotta cranica per far abbassare la pressione sanguigna al cervello che aveva raggiunto livelli critici.

Una volta stabilizzata, è stata riportata all’ospedale di Asti dove tuttora si trova ricoverata in condizioni gravissime, con danni irreversibili al cervello.
La donna non si muove, non parla e comunica solo sporadicamente con il battito delle ciglia. Gli stessi medici hanno riferito ai famigliari che solo un miracolo potrebbe far migliorare le sue condizioni di salute.

Ma la famiglia non crede alla fatalità di quanto accaduto e chiede ai magistrati di fare chiarezza su due punti principali: se vi siano responsabilità da parte di chi ha eseguito o collaborato all’intervento chirurgico subito dopo il quale la donna si è sentita male e anche sulla tempestività o meno di intervento dei medici e delle infermiere di reparto nel lasso di tempo che è passato dal suo ritorno in camera all’arresto cardiaco che ha portato allo stato di coma nel quale versa ancora oggi la donna e dal quale sembra impossibile tornare indietro.
Toccherà ora alla Procura della Repubblica fare le prime verifiche per valutare se portare avanti l’indagine sulla base dell’esposto presentato.

Daniela Peira

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