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«I più affidabili sono i neopatentati»

L'istruttore della scuola guida "Aleramo" commenta i recenti episodi di pedoni investiti ad Asti

L’autoscuola: «I più affidabili sono i neopatentati»

Dopo i recenti investimenti di pedoni, parla l’istruttore di scuola guida e mette in allarme sui pericoli alla guida (e non solo).

E dire che, il rispetto dei pedoni, gli istruttori delle scuole guida lo insegnano nelle prime lezioni e lo ripetono ogni volta che insegnano ai futuri patentati a muoversi in città.
Perché poi si dimentica una volta ottenuta la patente?
«Perché quando il patentato si sente un po’ più sicuro, non presta più sufficiente attenzione a norme anche basilari della guida – risponde Matteo Ratto dell’Autoscuola Aleramo di Asti – Nell’immaginario comune il neopatentato è uno dal quale stare lontani per la sua inesperienza. In realtà è l’automobilista più affidabile perché, fresco di lezioni e ancora pieno di incertezze, applica alla regola tutte le norme di sicurezza e prevenzione imparate a scuola guida».
Eppure Asti, come conferma Matteo Ratto, ha esaminatori di guida fra i più severi d’Italia. «Se un candidato, alla prova di guida, non dà precedenza ad un pedone, è bocciato senza riserve» dice l’istruttore.
Tanta paura e tanta attenzione in fase di scuola guida ed esame per la patente, ma poi, sempre più spesso, le strisce bianche non vengono neppure prese in considerazione e gli automobilisti si comportano come se i pedoni fossero solo dei “disturbi” alla loro marcia.

Il grande accusato è il telefono cellulare

Anche per l’istruttore di guida, che oltre a preparare nuove generazioni di automobilisti offre recuperi punti per i “veterani”, il grande accusato in questo calo di attenzione al volante, è il telefono cellulare. «Tutti gli automobilisti sanno benissimo che non si può guidare tenendo il cellulare in mano, eppure è una tentazione troppo forte. A volte anche solo per leggere un messaggio si allunga la mano, si apre la chat e si procede ugualmente, un occhio alla strada (distratto) e un altro (attento) a ciò che c’è scritto».
Ma non tutta la colpa è degli automobilisti e della loro distrazione.
«Ci sono molti attraversamenti pedonali che andrebbero segnalati meglio – dice ancora Matteo Ratto che la città la percorre ogni giorno insegnando a girarla – altri che hanno i parcheggi troppo vicini alle strisce (nella foto ndr). Nei passaggi più pericolosi e frequentati, poi, si potrebbero disegnare strisce gialle di avvicinamento per segnalare a diverse decine di distanza l’attraversamento pedonale».

L’associazione Familiari e Vittime della strada

C’è chi va oltre l’indignazione di un numero crescente di investimenti di pedoni e ne fa una battaglia per tutte le famiglie che hanno avuto morti o feriti a causa di incidenti. E’ l’Associazione Familiari e Vittime della Strada che monitora costantemente i dati sugli incidenti in tutta Italia e ribatte con proposte che mirano ad incrementare la sicurezza di pedoni ed automobilisti.
«I dati Istat sull’anno 2017 e quelli sui primi mesi del 2018 confermano un trend di diminuzione del numero di incidenti ma un contestuale aumento di morti e feriti. – dice la dottoressa Silvia Frisina, delegata di Presidenza dell’Associazione – Pur non essendoci dati specifici sui pedoni, sappiamo che gli investimenti sono dettati nella maggior parte da una distrazione generalizzata ».
Riportando sempre a quell’arma di distrazione letale che è il telefonino cellulare.
«Nella stragrande maggioranza dei casi la perdita di controllo dell’auto è da imputare all’uso scorretto del telefonino. E questo vale sia per gli automobilisti sia per i pedoni – sottolinea la dottoressa Frisina – Tanto che in alcuni Paesi, anche europei, sono stati sperimentati dei semafori a terra realizzati apposta per intercettare lo sguardo di chi, a piedi, si appresta ad attraversare la strada con lo sguardo basso mentre parla al telefono. E’ vero che in questo modo in qualche modo si avvalora una cattiva abitudine, ma si dovrà pur porre rimedio a questo fenomeno.

«L’omicidio stradale e il “grande assente”»

Eppure, nonostante il telefono cellulare sia additato da tutti gli addetti ai lavori come la causa numero uno degli incidenti, è il “grande assente” nella classificazione dei requisiti per addebitare il reato di omicidio stradale in caso di mortale a seguito di sinistro.
«Più volte, come associazione, abbiamo segnalato questa anomalia della legge ma, finora, non vi è stato posto rimedio».
E’ stato invece accettato e partirà presto un progetto dell’Associazione che riguarda l’impiego di persone condannate proprio per omicidio stradale e altri reati alla guida sotto i 4 anni cui siano state concesse misure alternative alla pena.
«Dovranno monitorare il traffico e agevolare l’attraversamento pedonale davanti a luoghi molto frequentati e spesso poco illuminati e segnalati come l’uscita di palestre, di discoteche, di luoghi di grande aggregazione» conclude la dottoressa Frisina.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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