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Il giallo di Samira è iniziato a Montiglio Monferrato

Alla stazione carabinieri del paese si è presentata la presidente dell'Associazione Donne e Bambini in difficoltà per sporgere denuncia di scomparsa

Scomparsa 17 anni fa

La ricerca di Samira Sbiaa, la donna di origine marocchina scomparsa da Settimo Torinese 17 anni fa, è partita dall’Astigiano. Da Montiglio Monferrato, per la precisione.
E’ proprio alla caserma dei carabinieri del paese che si è presentata Touria Bouksibi, presidente dell’Associazione Donne e Bambini in difficoltà con sede a Cunico.

Samira Sbiaa

L’impegno di Touria

«Io non ho mai conosciuto Samira – racconta Touria, dipendente di un supermercato, sposata ad un piemontese e madre di due figli – ma sono venuta a conoscenza della sua storia mentre mi trovavo in Marocco per una visita alla mia famiglia. Lì sono stata contattata dalla madre della donna scomparsa il 7 aprile del 2002 dalla casa di Settimo dove viveva con il marito. Di lei non si era saputo più nulla».

Touria Bouksidi

Ha sporto lei denuncia in Italia

Tornata in Italia, a settembre, la presidente dell’associazione di Cunico si è messa alla ricerca della donna e, grazie all’aiuto del Consolato del Marocco di Torino, è emerso che di Samira si erano perse le tracce: non era più residente a Settimo né in nessuna altra città italiana, ma non risultava né un rimpatrio in Marocco né il trasferimento in altro Paese europeo.
Un mistero che ha appassionato la donna la quale si è fatta mandare una delega dai famigliari di Samira per poter agire in nome e per conto loro qui in Italia.
La denuncia di scomparsa l’ha presentata lei ai carabinieri di Montiglio, che hanno ricevuto l’atto «con molta gentilezza e comprensione» aggiunge Touria e l’hanno passata ai colleghi di Settimo competenti per territorio. Poi anche l’appello alla trasmissione “Chi l’ha Visto?” .

Si scava nel giardino dell’ex marito

Lo sviluppo delle ricerche si è tinto ulteriormente di giallo ed è proprio di pochi  giorni fa la notizia del ritrovamento di ossa sotterrate nel giardino della casa in cui abitò Samira e in cui ancora vive l’ex marito, Salvatore Caruso.
Lui, ormai settantenne, è indagato a piede libero con l’ipotesi di omicidio volontario anche se respinge con forza le accuse riferendo che lui stesso ha cercato Samira per anni, andando anche in Marocco e, non trovandola, ha poi deciso di chiedere il divorzio. Ai cronisti che lo hanno avvicinato ha mostrato grande sicurezza ripetendo di non avere nulla da nascondere.

Utilizzati anche i cani da cadavere

Eppure la Procura di Ivrea, competente per territorio, vuole vederci chiaro e ha ordinato una serie di sopralluoghi nella palazzina in cui viveva Samira con l’impiego di cani addestrati nella ricerca dei cadaveri e, mercoledì, con una ruspa che ha scavato in giardino. Nella tarda serata di ieri però è arrivata la smentita: le ossa ritrovate sotterrate accanto ad una scarpa di donna non sono umane.
«Con il console – ha commentato Touria – stavamo già organizzando il viaggio in Italia di una sorella di Samira per poter fare l’eventuale comparazione del Dna».

d.peira@lanuovaprovincia.it

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