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Cronaca Asti -

Prime ammissioni della banda che scippava per procurarsi la droga

Dopo gli arresti di mercoledì, sono iniziati gli interrogatori di garanzia. La ragazzina minorenne accusata con l'amica di 20 anni di aver provocato la morte di una delle vittime scippate, avrebbe già fatto alcune ammissioni. L'appello della Polizia alle vittime di scippi non denunciati

L’aggressione più grave è costata la vita ad una donna di 78 anni

La vita della pensionata di 78 anni scippata e deceduta a causa delle lesioni riportate valeva una sniffata di cocaina: l’aggressione, lo scippo della borsetta, la caduta, dieci giorni di agonia e poi la morte sono state dettate tutte dalla smania di ricerca continua di denaro per acquistare droga da consumare in un alloggio di corso Alfieri 88.
Sono giornate dedicate agli interrogatori di garanzia davanti al gip Di Naro: qualcuno degli arrestati per i gravi episodi è già stato sentito venerdì, altri fra domani e martedì nelle vari carceri piemontesi in cui sono rinchiusi.

Due donne hanno l’accusa più grave

La Squadra Mobile della Questura di Asti ha individuato le due presunte autrici di quello scippo mortale e insieme a loro altri tre che nel giro di poche settimane hanno preso di mira pensionati e pensionate indifesi per strada oltre ad un ragazzo (vedi articolo accanto).
Dei cinque, un ragazzo e una ragazza sono ancora minorenni e per loro sta procedendo il Tribunale dei Minori di Torino ma le accuse a loro carico sono così gravi da aver indotto il gip Di Naro a concedere la custodia in carcere chiesta dal pm Dentis.
Gli adulti arrestati sono Emmanuel Calogero, 40 anni, l’unico con la residenza nell’alloggio di corso Alfieri 88 e poi Alessandro Castagnaro, 32 anni residente in via Pasolini e Hind Smerjel Hind, detta “India” di 20 anni residente in corso Ivrea.

“Morte per conseguenza di altro reato”

Le accuse più pesanti sono a carico di India e della sua amica quasi diciottenne. Sono loro, secondo le indagini degli uomini guidati dal dirigente della Mobile Loris Petrillo che hanno adocchiato la donna di 78 anni procedere da corso Alfieri verso via Prandone, lentamente, con il bastone in una mano e la borsetta rossa sull’altro braccio. L’hanno seguita, l’hanno raggiunta e le hanno strappato la borsetta. Poi, sempre secondo le accuse, le avrebbero sferrato un pugno al volto facendola cadere a terra; un trauma cranico dal quale la donna non si è più ripresa decedendo una decina di giorni dopo.

La ragazzina avrebbe già ammesso

Secondo indiscrezioni, la ragazza minorenne avrebbe già ammesso le sue responsabilità, anche se è negli interrogatori di garanzia che si tengono fra oggi e martedì che verranno chiarite le versioni degli arrestati difesi, fra gli altri, dagli avvocati Andrea Furlanetto, Gianluca Bona, Giulia Gay. Già annunciata la costituzione di parte civile della figlia della donna morta nello scippo di via Prandone assistita dall’avvocato Maurizio Lamatina.
A pesare sulla loro presunzione di colpevolezza vi sono le testimonianze delle vittime (almeno sei) di altri scippi e rapine messi a segno dal gruppo (insieme o individualmente), l’analisi dei tabulati telefonici e soprattutto quella delle telecamere di videosorveglianza sia pubbliche che di attività private le quali hanno consentito di posizionare gli indagati in prossimità degli scippi e delle rapine denunciate.

Il fondamentale ruolo delle telecamere di sorveglianza

Va detto che nessuno di essi è avvenuto direttamente sotto l’occhio di una delle telecamere, ma le “uscite” e le “entrate” nel campo delle riprese all’ora dei colpi è stata la base di partenza per i cosiddetti accertamenti topo-cronometrici fatti dagli investigatori: in sostanza gli agenti hanno simulato ogni scippo per cronometrarne i tempi e misurarne la compatibilità con le immagini delle telecamere in cui venivano inquadrati gli indagati.
Lo sciagurato e criminale sistema per far soldi scaturiva, secondo le indagini, da una forte tossicodipendenza del gruppo che aveva nell’alloggio di corso Alfieri la sua “base”.

Tutto spinto dalla tossicodipendenza

Lì, infatti, non solo si ritrovavano prima e dopo i colpi, ma lì era anche il luogo in cui, chi aveva i soldi, portava i rifornimenti di droga (prevalentemente cocaina) da consumare insieme e quella era anche la casa di appuntamenti per l’attività di prostituzione che rappresentava l’altro canale “di guadagno”.
Un’indagine difficile, fatta di tanti frammenti da ricomporre che ha portato ai cinque arresti.
Anche se le forze dell’ordine sono convinti che i 7 scippi denunciati e scoperti non siano gli unici.
Di qui l’appello: «Se avete subito uno scippo o una rapina con un modus operandi simile a quello della banda, presentatevi a far denuncia» invita il dirigente Loris Petrillo.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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