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Processo Atc: chiesta condanna per gli ex direttori

Per un processo nato su un filone parallelo al maxi-ammanco. In questo caso di parla di certificati riguardanti il fine lavori di otto cantieri

Chiesta un’unica assoluzione

Solo la responsabile dell’ufficio contabile si salva dalle richieste di pena al termine del processo “gemmato” sulla vicenda principale dell’ammanco di 9 milioni di euro alle casse dell’Atc di Asti.
Il pm Paone, infatti, ha chiesto l’assoluzione per Anna Maria Porcellana mentre per l’ex direttore generale Ubaldo Sabbioni e per l’ex direttore amministrativo Pierino Santoro ha chiesto, rispettivamente 2 anni e 2 anni e 6 mesi.
Le richieste arrivano al termine di un processo nato con due imputazioni: quella di truffa ai danni dello Stato (addebitata a tutti e tre) e quella di falso (che riguardava solo i due ex direttori).

Quei certificati contestati

Estremamente tecnico l’ambito nel quale si è sviluppato il processo perchè riguarda una serie di certificati di avanzamento stato lavori e di chiusura dei conti riguardanti otto cantieri dell’Atc nell’anno precedente lo scoppio dello scandalo Santoro.
Questi certificati erano destinati alla Regione Piemonte che, a seconda di quanto quantificato, aveva erogato i finanziamenti per portare a termine i lavori.
L’accusa mossa a Santoro, Sabbioni e alla Porcellana è quella di aver “gonfiato” le spese per ottenere dalla Regione più finanziamenti di quelli necessari a chiudere i lavori per creare un “tesoretto” in cassa da utilizzare per altri lavori di manutenzione.

Tante parti civili

L’Atc, che si è costituita parte civile, ha quantificato in 1 milione di euro questo surplus che teme di dover restituire alla Regione.
«Ed è irricevibile la tesi del fatto che abbiano falsato i conti per il bene dell’Atc e per far arrivare più fondi – ha detto l’avvocato Andrea Milani per conto dell’Atc – questo poteva valere nel Rinascimento, non in un moderno Stato del diritto».
Questa gestione dei conti, riferita all’accusa di truffa, per il pm Paone non sussiste, in quanto, alla fine, si tratta di un passaggio di denaro fra due enti pubblici, seppure non correttamente contabilizzato. Di qui la richiesta di assoluzione per la Porcellana, accusata di questo solo reato.
Per l’Atc l’avvocato Milani ha chiesto un conto finale di danni che sfiora il milione e mezzo di euro mentre il collega Alessandro Mattioda, che rappresentava la Regione, i conti non li ha fatti, rinviando la quantificazione in separata sede civile. Presente fra le parti civili anche il Comune di Asti, rappresentato dall’avvocato Caranzano che ha ricordato come la cattiva gestione dell’Atc influenzasse anche la mancanza di fondi per gestire la manutenzione degli alloggi comunali affidati all’ente.

Pierino Santoro in aula

Per la difesa Santoro (l’ex direttore amministrativo, attualmente in semilibertà, era presente in aula) gli avvocati Francesco Meloni e Daniele Alberi hanno ribadito che quei documenti vennero presentati con la necessità di sbloccare i fondi stanziati dalla Regione per chiudere i lavori e pagare le imprese. Disquisendo sulla non sussistenza del reato di falso in atto pubblico.

La difesa di Sabbioni

L’avvocato Pierstefano Bertolino, difensore dell’ingegner Ubaldo Sabbioni, è stato perentorio nel sottolineare che nè il pm, nè le parti civili hanno dettagliato i “maggiori carichi di spese” imputate nei certificati falsificati. «Se non sappiamo esattamente di cosa siamo accusati, come possiamo difenderci?» ricordando che Sabbioni aveva svolto l’incarico di redazione dei certificati a titolo gratuito e quando già era andato in pensione con il solo scopo di aiutare l’ente a chiudere quei cantieri.
Il giudice Chinaglia ha rinviato tutti al 29 marzo per la sentenza.

d.p.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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