La Nuova Provincia > Cronaca > Profughi fantasma e il parroco nei guai
Cronaca Moncalvo e Nord -

Profughi fantasma e il parroco nei guai

Sequestrati al sacerdote due case e un negozio ad Asti - Avrebbe incassato diarie mensili per profughi non presenti

Profughi fantasma per incassare le diarie?

Profughi fantasma registrati ma non presenti: queste le accuse che hanno portato al sequestro di due appartamenti e un negozio, tutti in Asti, intestati a due richiedenti asilo pachistani ma, secondo le accuse, riconducibili al parroco di Piea. Sarebbero stati acquistati con le diarie mensili che  dovevano essere spesi per i ragazzi e che invece sono finiti nei tre immobili posti.
E’ con questa accusa che la Procura di Asti ha disposto il sequestro delle due case e del negozio indagando il parroco di Piea, don Vittorio Bazzoni, titolare anche delle parrocchie di Cunico e Cortanze.

Gestiva due centri

Il parroco, da qualche anno ormai, gestiva due case di accoglienza (i CAS) a Piea e a Cunico, in immobili della Curia.
E’ arrivato ad avere diverse decine di profughi per i quali viene corrisposta una cifra di 900 euro al mese per spese di mantenimento, scolarizzazione e progetti di integrazione.
In questo impegno si è fatto aiutare da due ragazzi pachistani, richiedenti asilo anch’essi, ai quali risultano formalmente intestati gli appartamenti e il negozio.

Registrati più ragazzi di quelli presenti

Quello che viene imputato a don Bazzoni è di aver fatto figurare un numero maggiore di presenze di rifugiati rispetto a quelli realmente ospitati ricevendo così diarie mensili anche per “profughi fantasmi”.
Accuse da confermare da parte della Procura che ha coordinato Polizia e Guardia di Finanza in un’indagine fatta di intercettazioni telefoniche, di pedinamenti e di telecamere nascoste per “contare” le presenze, le uscite e gli ingressi nelle varie strutture in modo da verificare le ipotesi di appropriazione indebita.

Le ispezioni della Prefettura

Che qualcosa non andasse per il verso giusto era anche a conoscenza della Prefettura la quale, a seguito di alcune ispezioni, aveva registrato delle anomalie.
Così gravi da comunicare a don Bazzoni la risoluzione della convenzione per inadeguatezza del servizio prestato.
Il parroco aveva accettato di buon grado e gradatamente i richiedenti asilo hanno cominciato ad essere smistati e redistribuiti sugli altri CAS presenti sul territorio provinciale.
Entro il 1° febbraio, le case di accoglienza di Piea e Cunico verranno definitivamente svuotate.

 

La Diocesi lo solleva dall’incarico

Anche la Diocesi ha preso posizione e, in una nota, ha annunciato di aver, in via precauzionale, revocato l’incarico di parroco a Don Bazzoni «per consentirgli un’adeguata libertà di difesa in ordine ai procedimenti giudiziari».

Il suo avvocato difensore

Domenica scorsa la sua ultima messa a Piea e la sua versione affidata alle parole del suo difensore, l’avvocato Mirate.
«Don Bazzoni nega fermamente di essersi appropriato di pubblico denaro e di avere riciclato risorse finanziarie. Chiederemo una immediata ricostruzione contabile dei flussi finanziari erogati dallo Stato e del loro effettivo utilizzo per il funzionamento del Centro di Accoglienza.
I tre immobili – conclude l’avvocato Mirate – peraltro di modesto valore, sono stati acquistati dagli intestatari con denaro che non ha alcuna attinenza con i contributi erogati al CAS».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articolo precedente
Articolo precedente