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Rose bianche davanti al tribunale per chiedere giustizia per Gorancho

Moglie, figli e amici del bracciante agricolo ridotto allo stato vegetativo da un'aggressione nel cortile di casa. La rosa simbolo di non violenza

Moglie, figli, avvocati e amici

Non è passato inosservato questa mattina il flash mob davanti al tribunale di Asti organizzato dalla famiglia e dagli amici di Gorancho, il vero nome del 39enne macedone in stato vegetativo da più di due anni dopo una lite furiosa finita nel sangue con i suoi vicini di casa a Castiglione Tinella.

Del caso di cui si era occupata la trasmissione Le Iene, oggi vi è stata la prima udienza preliminare con il gip Federico Belli e il pm Luciano Tarditi. In aula anche i tre uomini, a piede libero, accusati di tentato omicidio nei confronti dell’uomo che, alla sera di Pasquetta di due anni fa, era sceso in cortile per chiedere di cessare il frastuono della festa fra amici organizzata dai vicini di casa.

L’appello della moglie di Gorancho: “Chiediamo solo giustizia”

La moglie di Gorancho, Mirjanka, davanti al tribunale di Asti con 2 dei 4 figli della coppia chiede giustizia per il marito, bracciante agricolo di Castiglione Tinella, massacrato di botte e ridotto in coma dopo un litigio con alcuni vicini di casa. Stamattina c’è stata la prima udienza davanti al gip Belli.

Publiée par La Nuova Provincia – Asti e il suo giornale sur Mardi 10 juillet 2018

Il racconto della moglie

«Mio marito era solo a casa con i nostri tre figli più piccoli che all’epoca avevano 11 anni il ragazzo e 8 anni le gemelle – racconta la moglie, Mirjanka, che ha deciso di abbandonare il “nome di fantasia” con il quale era stato presentato il caso alle Iene – Dalle parole erano subito passati ai fatti e il gruppo di uomini cui mio marito aveva chiesto di non fare troppo rumore, visto che il giorno dopo dovevamo andare a lavorare e i bambini dovevano andare a dormire, lo ha aggredito. Sotto gli occhi dei miei figli. E’ stato il più grande a chiamarmi mentre stavo tornando a casa con la figlia maggiore. Quando sono arrivata ho trovato mio marito in un lago di sangue, nel garage del condominio. Non si muoveva più, non mi parlava, aveva gli occhi chiusi, sembrava morto. L’ho caricato in auto e l’ho avvicinato all’ambulanza che intanto era stata chiamata. Lo hanno portato all’ospedale di Alba dove gli hanno diagnosticato un gravissimo trauma cranico e un arresto cardiaco. E’ sopravvissuto, ma da allora è in coma. Non dà alcun segno di comprensione nè sembra riconoscerci; non parla e non muove nulla».

Perchè la rosa bianca

Una violenza inaudita che stamattina famiglia e amici hanno voluto allontanare brandendo simbolicamente una rosa bianca, simbolo della non violenza.

Gorancho, bracciante nelle vigne,  ora è in una struttura di lungodegenza a Marene ma anche qui è stato protagonista di un episodio ancora poco chiaro.

Una visita misteriosa

«Un giorno il personale ha notato un uomo che si è avvicinato al suo letto e ha scattato delle foto delle quali non sappiamo l’uso ancora oggi – afferma l’avvocato Mattia Alfano che rappresenta, insieme all’avvocato astigiano Bona, moglie e figli – Da allora il marito della mia assistita è stato trasferito in un’area protetta della struttura e le visite sono strettamente controllate e autorizzate».

L’iter processuale

I tre imputati sono difesi dallo studio Mirate. Stamattina in aula l’avvocato Pescarmona ha chiesto al gip il rito abbreviato condizionato alla perizia medico legale che accerti se le gravissime lesioni che hanno portato Gorancho allo stato vegetativo siano state causate dai colpi di spranga e bastonate riferite da alcuni testimoni o se, come sostengono gli imputati, siano frutto di una “scivolata” durante il parapiglia.

Il gip ha accolto la richiesta di perizia che ha disposto e il cui incarico sarà dato il 28 settembre; ha anche accolto la richiesta della parte civile di sentire a testimonianza due macedoni presenti ai fatti mentre ha respinto per due volte l’incidente probatorio, sempre richiesto dagli avvocati che rappresentano la famiglia, per sentire i figli presenti ad una parte dell’aggressione. «Non intendo sottoporre i ragazzi ad un ulteriore forte stress emotivo con la rievocazione di quei fatti» ha detto il gip motivando la sua decisione.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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