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Sentenza pilota sull’eredità promessa a voce alla fidanzata

Curioso caso che da Asti è finito in Cassazione. I fratelli del defunto costretti a versare quanto promesso alla donna legata sentimentalmente a lui

Relazioni sentimentali non codificate

Una vicenda giudiziaria che affonda nelle nuove forme di relazioni sentimentali non necessariamente “codificate” sulla quale la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza che sta facendo scuola. Tanto da essere citata in più ricerche anche nel mondo virtuale del web.
Il contenzioso era fra la fidanzata di un medico residente in un comune dell’Astigiano morto nel 2005 e i fratelli di quest’ultimo, unici eredi secondo legge.
La relazione fra i due era durata una decina di anni ma non era mai andata oltre al fidanzamento.

Confidenza prima di morire

L’uomo, piuttosto benestante, si era ammalato di una patologia incurabile e, quando ancora era lucido, aveva confidato ad una cugina la sua volontà di lasciare alla fidanzata la somma di 120 mila alla sua morte. Una donazione “orale” che, come la relazione, non era mai stata messa per iscritto né formalizzata davanti a testimoni.
La parente, una volta avvenuto il triste momento del decesso, aveva dato seguito all’impegno di cui era stata investita, rivelando ai fratelli eredi del cugino, la sua intenzione di destinare i 120 mila euro alla fidanzata.

Versata neanche la metà

Lì per lì i due fratelli avevano accettato le ultime volontà e avevano versato subito circa metà della cifra indicata come “eredità” alla donna. Ma poi il saldo non arrivava, così la fidanzata, mesi dopo, aveva richiesto la seconda tranche.
Cui i due eredi avevano risposto con una lettera, agli atti del processo, nella quale riferivano che dopo il primo versamento si erano informati bene e avevano avuto la certezza di non essere obbligati a dare alcunchè alla fidanzata visto che non era nell’asse ereditario e non esisteva alcun testamento scritto.
Ma, nella stessa missiva, avevano anche detto che, pur sapendo di non essere obbligati, avrebbero dato seguito alle ultime volontà del fratello in omaggio alla sua memoria e che avrebbero provveduto al saldo entro 1 anno.
Ma, nei fatti, non lo avevano fatto.

In causa per avere il resto

E allora la donna si era rivolta all’avvocato Luigi Florio per ottenere il saldo della donazione promessa a voce. Nel processo di primo grado, il giudice di Asti non solo non aveva ritenuto che i fratelli dovessero versarle il saldo, ma aveva condannato la donna a restituire anche i primi 50 mila euro già ricevuti.
Di segno totalmente opposto invece il ricorso in Appello i cui giudici avevano invece dato ragione alla fidanzata condannando i fratelli a dare seguito alla promessa.

La Cassazione impone il saldo

Attraverso i loro legali, i due fratelli eredi sono ricorsi in Cassazione, dove la discussione sulla donazione orale è stata sostenuta dall’avvocato Ponchione. Nel loro ricorso, avevano dichiarato che, in un primo tempo, avevano compreso un obbligo nel dare seguito alla promessa dei 120 mila euro mentre dopo essersi informati bene avevano avuto la conferma di come si trattasse di un puro atto di liberalità, non dovuto. Stigmatizzando anche l’insistenza di richieste da parte della fidanzata.
I giudici della Cassazione, in questo caso con profili di novità ed eccezionalità, pur riconoscendo la complessità del caso che si incardina sulle norme di nullità o validità della donazione orale, hanno dato piena ragione alla fidanzata che ha potuto così ottenere tutti i 120 mila euro disposti come “eredità” dall’uomo con il quale aveva avuto la relazione.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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