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Sicurezza alle feste di paese: rischi scaricati sui sindaci

La flessibilità introdotta dalla nuova direttiva sulla "circolare Gabrielli" lascia ai sindaci decidere il grado di rischio e di pericolosità delle feste. E loro insorgono e protestano

Modifica alla “circolare Gabrielli”

Dopo la pioggia di critiche che dall’anno scorso sono piovute sulla cosiddetta “circolare Gabrielli” in tema di ordine e sicurezza pubblica durante eventi e manifestazioni di ogni genere e grado, il Ministero ha provato a “metterci una toppa” emanando una nuova direttiva che, però, sembra aver scontentato ancora di più chi aveva chiesto le modifiche.
Soprattutto i sindaci dei piccoli comuni.
Senza addentrarci nei meandri prettamente tecnici e burocratici della direttiva originale e della modifica apportata nei giorni scorsi, vi è un punto nodale che ha visto un cambio di rotta nelle prescrizioni autorizzative per sagre, eventi, manifestazioni di piazza aperte al pubblico.
Gli organizzatori, infatti, dovranno sempre chiedere l’autorizzazione al Comune il quale potrà, a sua discrezione, fare una valutazione concreta sulle criticità e vulnerabilità dell’evento.
Al termine di questa valutazione il Comune potrà rilasciare l’autorizzazione senza ulteriori passaggi oppure, nel caso emergessero particolari condizioni di criticità, demanderà alla Prefettura di competenza che a sua volta sottoporrà la valutazione al Comitato per l’Ordine e la sicurezza pubblica allargato ai rappresentanti dei Vigili del Fuoco.

La rabbia dei sindaci

Una “correzione” della precedente circolare che proprio non va giù ai sindaci dei piccoli comuni. Perchè?
Perchè se il sindaco dà l’autorizzazione in prima istanza si assume in toto la responsabilità di rischi e sicurezza della manifestazione e nel malaugurato caso di incidenti dovrà risponderne personalmente davanti ad un giudice. Se decide di rinviare tutto alla Prefettura emerge il rischio di impegni relativi alla sicurezza con aggravio dei costi a carico degli organizzatori.
«Questa direttiva è stato un fulmine a ciel sereno – commenta Gianluca Forno, sindaco di Baldichieri, vicepresidente regionale dell’Anci e coordinatore per il Piemonte dei piccoli comuni – Dopo le promesse dell’assemblea a Viverone del sottosegretario Stefano Candiani, questa sembra un’ennesima provocazione nei confronti dei piccoli comuni. Avevamo chiesto una semplificazione ma quel che è arrivato è uno scarico di responsabilità sui sindaci».

Su quali basi tecniche possono decidere?

Tenendo conto che i piccoli comuni non hanno il personale tecnico competente per decidere sul grado di pericolosità e sicurezza di un evento e non hanno risorse finanziarie per rivolgersi a professionisti che renderebbero la decisione del sindaco sicuramente meno rischiosa.
E, ancora una volta, è dal Piemonte che parte la crociata contro il “rimedio” alla direttiva già aspramente criticata.
Il presidente piemontese dell’associazione nazionale comuni italiani, Alberto Avetta, ha chiesto già ieri pomeriggio un incontro urgente con il Governo per chiarire bene il tema dei costi e delle responsabilità che gravano sui sindaci.

Il Piemonte chiede un ulteriore aggiustamento

«La nuova direttiva è molto articolata, rivisita e chiarisce le precedenti linee di indirizzo introducendo un approccio flessibile alla gestione del rischio ma conferma la necessità di piani, procedure e personale qualificato che si traduce in costi organizzativi – scrive Avetta preoccupato esattamente come l’anno scorso del rischio di veder scomparire eventi e manifestazioni storiche ed espressione della tradizione popolare – In altre parole, la flessibilità comporterà maggiori responsabilità per i sindaci che, in modo particolare nei piccoli comuni non possono avvalersi di strutture tecniche adeguate e qualificate in materia di sicurezza.
Del pari i costi organizzativi continueranno a gravare sui comuni e sulle associazioni di volontariato. Per questo esprimiamo l’auspicio che il confronto con Anci e le altre associazioni possa ulteriormente definire i confini della presponsabilità dei sindaci e dei costi di organizzazione delle manifestazioni».

Ma c’è chi invece è entusiasta della modifica

Se per i sindaci, almeno quelli dei piccoli centri, la modifica della circolare Gabrielli non va affatto bene, per l’eurodeputato piemontese Alberto Cirio è invece motivo di orgoglio e di soddisfazione. «Abbiamo raggiunto un grande risultato. Flessibilità e buonsenso potranno salvare le nostre manifestazioni. La modifica della normativa – prosegue Cirio – semplifica la situazione ed introduce elasticità e buonsenso consentendo la sopravvivenza di migliaia di manifestazioni in Italia».
Lui che per dieci anni aveva organizzato la Fiera internazionale del Tartufo bianco d’Alba, aveva raccolto fin dalla sua entrata in vigore la crociata di semplificazione della circolare Gabrielli e nel giugno scorso aveva incontro a Roma lo stesso Prefetto del quale la normativa porta il nome insieme ai sottosegretari Molteni e Candiani; con loro rappresentanti dell’associazione dei piccoli comuni e dell’unione nazionale delle pro loco.
«La normativa originale era insostenibile perchè non permetteva di effettuare valutazioni in merito all’effettiva pericolosità degli eventi – spiega Cirio – ma prevedeva standard per tutti. Ora si possono verificare i rischi effettivi caso per caso».

d.peira@lanuovaprovincia.it

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