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Sit-in davanti al tribunale: «Non siamo degli evasori»

La protesta del marito di un'infermiera cui è stato pignorato il conto e un quinto dello stipendio per contributi previdenziali pagati

Cappello e cartello

Composto, elegante, educatissimo con il cappello in testa e un cartello al collo ieri un uomo ha stazionato per tutta la mattina davanti alla scalinata che porta all’ingresso del tribunale di Asti.
Il cartello recita così: «Sciopero della fame contro lo studio legale…. e l’ente previdenziale degli infermieri».
A spiegare i motivi del gesto è lui stesso, Nicolai Sirbu, origini romene ma da anni italiano, come la moglie e i figli.
«E’ l’ultimo modo che abbiamo per far valere le nostre ragioni – spiega in tono misurato e garbato – Mia moglie è sotto processo per evasione previdenziale, ma noi abbiamo sempre pagato tutto quello che ci è stato chiesto. Non sapevamo neppure fosse indagata».

Questione di contributi

La vicenda affonda in un contributo previdenziale dovuto dalla donna, infermiera in una casa di riposo, durante un anno e mezzo di collaborazione a partita Iva che risale al 2011. Una normativa oggettivamente complicata, con calcoli che si basano su acconti e poi su un conguaglio finale che si basa sulla dichiarazione dei redditi dell’anno di riferimento. Contributi che la donna (unica a lavorare in famgilia) ha versato ma forse non nella misura esatta. Un accertamento ha portato a galla anomalie ed è stato approvato un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo.

Notifica ad indirizzo sbagliato

La coppia ha fatto opposizione tramite l’avvocato Marina Faretra ma era già stato disposto il pignoramento notificato ad un indirizzo sbagliato. Risultato? «Noi abbiamo pagato i contributi ma mentre tentiamo di dimostrarlo in tribunale, ci è stato sequestrato il libretto postale con tutti i risparmi per i nostri figli e a mia moglie è stato pignorato il quinto dello stipendio. Io ho fiducia nella magistratura italiana – ha concluso Sirbu – ma fino a quando giustizia non sarà fatta, verrò qui tutte le mattine davanti al tribunale».

d.peira@lanuovaprovincia.it

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