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Troppo spreco negli ecocentri: buttiamo via cose ancora utili

Dai mobili ai giochi, dagli oggetti antichi ai pneumatici seminuovi per finire a tonnellate di costosissimi farmaci non ancora scaduti

Molte cose considerate rifiuti sono ancora riutilizzabili

Licenziata dal consorzio di raccolta rifiuti perchè ha accettato da una collega un monopattino da regalare al figlio recuperato da un mucchio di immondizia destinata alla discarica. La notizia arriva da Torino e, al di là della questione squisitamente sindacale che ha riguardato la lavoratrice, ha acceso un faro sugli sprechi consumistici delle famiglie italiane.
In tempi di grande e persistente crisi economica, è possibile che ancora così tante persone si disfino di oggetti, elettrodomestici, indumenti anche se funzionanti o di qualche pregio?
Anticipiamo che la risposta è tristemente positiva.

Viaggio in un ecocentro

Per averne conferma, il luogo più giusto è l’impianto di pretrattamento e valorizzazione dei rifiuti della provincia di Asti che si trova a Valterza, alla periferia di Asti. Gestito da Gaia spa, l’impianto è il punto di raccordo di quanto viene conferito nei numerosi ecocentri disseminati in tutta la provincia e nel capoluogo.
«Qui arriva di tutto e, in mezzo a tanti rifiuti veri e propri da selezionare e inviare al riciclo, troviamo spesso anche cose che potrebbero ancora essere riutilizzate» conferma Anna Bosia, responsabile degli impianti di Gaia spa.
La quale si affretta però anche a sottolineare il regolamento che vige su una eventuale “seconda vita” di questi oggetti: «Una volta che un oggetto entra nel perimetro dell’impianto o, prima ancora, in quello delle ecostazioni, diventa di proprietà di Gaia e non può essere ceduto, regalato, peggio ancora venduto o liberamente preso e portato via. Anche qui da noi, se un dipendente venisse sorpreso a prelevare un qualsiasi oggetto, verrebbe licenziato».
Eppure faremmo un errore se pensassimo alle ecostazioni come delle “discariche ordinate”; con la fame di materie prime seconde derivanti dal riciclo, sono piuttosto viste come piccoli scrigni contenenti dei tesoretti, soprattutto per quanto riguarda i rifiuti elettrici ed elettronici.

I rifiuti elettronici fanno gola

Tanto che ogni ecostazione è stata chiusa con alte recinzioni, dotata di telecamere di videosorveglianza e per i rifiuti RAEE sono state costruite delle strutture in muratura da chiudere a chiave con robusti portoni.
Rimane il fatto che tante famiglie si disfano di cose che potrebbero ancora servire ad altri.
Tanto per fare un esempio, in un rapido giro nelle varie aree di Valterza divise per materiali, a vista si possono notare: una antica macchina da cucire Singer portatile, un ancor più antico tappa-bottiglie da cantina interamente in legno, uno sgabello da calzolaio in legno massiccio dei primi del Novecento, alcuni “scuri” da finestra in legno massiccio ancora integri, un lettino da bambino in ferro battuto ancora perfetto, una quantità incalcolabile di palloni di cuoio e da basket usati ma gonfi e utilizzabili insieme a moltissimi altri giocattoli, pneumatici con battistrada ancora quasi nuovo, un set di lampade da stabilimento industriale ricercate come modernariato.

E c’è chi butta il servizio di posate in argento

Senza contare il “tesoretto” che Anna Bosia ci tira fuori da un armadietto sotto chiave degli uffici: un mezzo servizio antico di posate in argento puro insieme ad altri oggetti che la dirigente annuncia verranno venduti e il ricavato dato in beneficenza.
Spostandoci dal centro di Valterza ad una ecostazione di paese, quella di Castelnuovo Don Bosco, in un qualunque sabato del mese, Lucia, la sua custode, ci fa vedere cosa è stato scaricato nell’arco di un’ora: una batteria musicale integra, un seggiolino da bimbi per auto ancora quasi perfetto, un “servomuto” in legno, una serie di antichi arnesi da falegname, un cavallino a dondolo.

Le “rottamazioni” fanno stragi di elettrodomestici e mobili antichi

«Non parliamo poi degli elettrodomesti come frigoriferi, forni, fornelli, lavatrici, televisori – racconta Lucia – So che sono funzionanti perchè sono le stesse persone che vengono a portarli a farmelo presente chiedendo se conosco qualcuno a cui possano servire. Ma io non posso dare niente a nessuno, una volta entrati qui non possono più uscire se non per andare negli impianti dove vengono distrutti e le macerie divise per materiali».
Un vero peccato perchè quello che diventa un costo di selezione e smaltimento, potrebbe invece diventare una risorsa per i meno abbienti e oggetti che appartengono alla nostra storia potrebbe essere salvati dalla distruzione.
«Sono tantissimi, ad esempio, i mobili antichi che vengono distrutti – commenta Anna Bosia – soprattutto da quando è stato introdotto il rimborso fiscale sulla “rottamazione” dell’arredamento, qui sono arrivate intere case in legno pregiato e lavorato dei secoli scorsi».

Si gettano farmaci non scaduti per milioni di euro

Lo spreco non riguarda solo oggetti che abitano la nostra casa insieme a noi, ma anche un aspetto molto più delicato che attiene alla nostra salute e ai conti in rosso della sanità italiana.
«Fra le varie frazioni differenziate che raccogliamo ed isoliamo – spiega ancora Anna Bosia – vi sono anche i farmaci e i medicinali. Sempre per aumentare la differenziazione dei materiali, abbiamo provato a separare i blister contenenti le medicine dalle scatole e dai bugiardini che li avvolgono per inviare questi ultimi alla raccolta di carta e cartone. E abbiamo scoperto che la maggior parte delle scatole di farmaci buttate via sono ancora quasi integre o consumate al massimo a metà e spesso le medicine non sono neppure scadute. Se uno facesse un conto del valore di quei farmaci finiti nei cassonetti arriveremmo ad un totale da capogiro».

Un esempio di “seconda vita” degli oggetti indesiderati

Sono gli stessi cittadini che portano oggetti usati ma ancora funzionanti agli ecocentri a segnalare che potrebbero avere una seconda vita, ma come fare per recuperarli e redistribuirli invece di distruggerli?
Aprendo un Centro per il Riuso a livello provinciale. Un’utopia? No, visto che ha meritato un capitolo del nuovo piano industriale di Gaia. Certo non è fra le priorità della società, ma è comunque previsto fra i “desiderata2 di qui a qualche anno. Si tratta di un centro per la riparazione di oggetti intercettati prima che diventino rifiuti. Un luogo coperto dove i beni usati ma riutilizzabili (anche dopo una eventuale riparazione) possono essere consegnati e prelevati. Si è ipotizzata una superficie di circa 2500 metri quadri dei quali 600 al coperto con la strutturazione di magazzino, laboratorio, esposizione e vendita e ancora un’area didattica.
Un modello da copiare già esiste ed è il Centro del Riuso attivato dall’Amiat di Torino che ha affidato alla cooperativa sociale Triciclo la sua gestione.
Nell’ecocentro di via Arbe, Triciclo ha a disposizione un laboratorio di riparazione e rivendita di bici, una “librobiblioteca” dell’usato e scaffali con le cose salvate dalla discarica e dall’inceneritore. Un catalogo è disponibile anche online su www.triciclo.com.

Daniela Peira

d.peira@lanuovaprovincia.it

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