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Terza condanna per il commercialista Sorgente

Altri 2 anni e mezzo per le consulenze pilotate e presentate solo per abbassare gli imponibili. Con lui condannati anche cinque piccoli artigiani e commercianti

Due anni e mezzo

A distanza di oltre un anno e mezzo dalla prima sentenza astigiana di condanna a 7 anni, per il noto commercialista astigiano Vito Sorgente, martedì è arrivata la seconda, al termine di un “processo fotocopia” del primo.
Due anni e mezzo comminati dal giudice Di Naro, così come chiesto dal pm Tarditi, oltre alla sospensione di 3 anni dalla professione di commercialista. A questi si aggiungono un altro anno e 2 mesi inflitti dal tribunale di Torino per un processo stralcio sugli stessi fatti.
Sorgente era a processo insieme ad altri cinque, tutti artigiani e piccoli commercianti, anche loro tutti condannati: un panettiere ad 1 anno e 8 mesi, gli altri solo ad 1 anno e per tutti la pena sospesa.

Quelle parcelle fatte a tavolino

Le accuse delle quali dovevano rispondere erano le stesse del primo processo: ovvero la produzione di parcelle per consulenze che, in realtà, non erano mai state effettuate ed avevano il solo scopo di abbassare l’imponibile delle attività sulle quali si pagano le tasse.
Le consulenze sotto la lente della Procura prima e del tribunale poi, erano tutte firmate da parenti o amici stretti dei titolari; persone di cui si fidavano e a cui potevano chiedere di firmare quelle parcelle per svariate decine di migliaia di euro.

Servivano ad evadere tasse

Parcelle che riportavano cifre molto importanti con pagamenti a 5 anni: il documento di costo veniva detratto immediatamente dall’imponibile di chi lo riceveva mentre la cifra non veniva mai incassata e quindi non pesava sulla dichiarazione di chi la emetteva. Passati i 5 anni, tutto andava in prescrizione fiscale.
La responsabilità di Sorgente è quella di aver inventato questo sistema collaudato e proposto a numerosi dei suoi clienti per far pagare loro meno tasse.

Il peso delle intercettazioni

Tutti i clienti di Sorgente (circa un centinaia nell’ambito complessivo dell’inchiesta) avevano raccontato la stessa cosa: il consiglio di fare così per evadere un po’ di tasse era arrivato dal commercialista che, per molti di loro, si occupava anche di predisporre dei prestampati uguali per tutti nei quali cambiavano solo i nomi dei cosiddetti consulenti, gli importi e le date. A pesare sulla sentenza di condanna le intercettazioni ambientali e telefoniche registrate nello studio Sorgente.
Un esempio su tutti è quello del dipendente del panettiere che ha fatturato oltre 100 mila euro al suo titolare per una consulenza su come sistemare in vetrina brioches e pizze a seconda dell’ora della giornata.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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