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Tre poliziotti penitenziari accusati di essersi assegnati straordinari e indennità di turno mai eseguiti

Lavoravano nell'ufficio amministrativo che trasmetteva le ore di lavoro alla ragioneria centrale che stila i cedolini e paga gli stipendi

In aula l’ex direttore

Una testimonianza sofferta quella in aula di tribunale lunedì mattina dell’ex direttore del carcere di Asti, Elena Lombardi Vallauri, ora in servizio ad Alessandria.
Era a sua firma, infatti, la denuncia sporta a fine 2016 alla Procura di Asti dopo aver scoperto ripetute anomalie nel caricamento dei dati su presenze al lavoro, indennità e straordinari riguardanti tre agenti di polizia penitenziaria in servizio prevalentemente negli uffici amministrativi del carcere di Asti.

Tre imputati

Tre gli imputati: L. S., 49 anni (ora non più appartenente alla Polizia di Stato) e i colleghi R. C., coetaneo e G. P. di 46 anni difesi rispettivamente dagli avvocati Scagliola, Caviglione e La Matina.
«Mi ero resa conto che nei prospetti mensili trasmessi alla Ragioneria Centrale dello Stato per il pagamento degli stipendi, erano presenti indennità che non corrispondevano a quanto indicato dall’ufficio Servizi, quello che materialmente compila ogni giorno turni, straordinari e mansioni eseguite da ogni singolo agente di polizia penitenziaria» ha detto il direttore al giudice Beconi.

Caricate ore e indennità non dovute

Inizialmente, forte anche dell’assoluta fiducia riposta nei tre poliziotti con cui lavora a stretto contatto, ha pensato ad un errore materiale. Così ha cominciato a spulciare anche gli statini dei mesi precedenti, risalendo anche di anni. E in tutti ha trovato importanti difformità, sempre a nome degli stessi tre poliziotti, fra quanto indicato dall’ufficio servizi e quanto invece trasmesso a chi poi doveva predisporre cedolini e buste paga.
«Non mi è restato altro da fare che avviare la procedura disciplinare a carico dei tre e la segnalazione alla Procura» ha concluso l’ex direttore del carcere di Asti.

L’accusa è di truffa

La Procura ha ipotizzato a carico dei tre la truffa ai danni dello Stato per aver percepito indebitamente, negli anni fra il 2011 e il 2016, cifra variabili fra i 4 e i 23 mila euro, non spettanti.
Anche se gli imputati sono tre, è soprattutto uno di loro che si trova in una posizione processualmente più difficile.
Sia per l’entità delle cifre contestate sia perchè era l’unico dei tre ad avere la password di accesso al sistema di trasmissione dei dati alla Ragioneria centrale.
L’udienza riprenderà il 27 marzo con la testimonianza di un vice commissario in servizio al carcere di Quarto e l’esame degli imputati.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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