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Cronaca Asti -

Truffa ad anziani: condannato a 4 anni e a 10 mila euro di risarcimento

L'imputato è un nomade sinto riconosciuto dalle vittime per colpa del suo naso storto

Truffa ad anziani finisce con una pesante condanna

Per il giudice non ci sono dubbi: è lui, Pietro Vinotti, il nomade sinto che nell’ottobre di due anni fa, insieme a due complici rimasti sconosciuti, ha derubato una coppia di anziani coniugi in una via della zona nord di Asti.
Lunedì  la sentenza che lo condanna a 4 anni di reclusione, 1500 euro di multa e al pagamento di 10 mila euro di provvisionale come danni alle due vittime che si sono costituite parte civile facendosi rappresentare dall’avvocato Federica Daccà.

Un furto che assomiglia ad una rapina

Una condanna, quella del giudice Amerio, che è giusto 1 anno di meno di quella chiesta dal pm Deodato al termine di una requisitoria molto dura, nel corso della quale ha sostenuto che il furto di cui era accusato Vinotti era assimilabile ad un rapina, vista la violenza e la prepotenza con le quali è stata sottratta quella piccola borsa contenente tutti i gioielli ricevuto in regalo nel corso della vita oltre a soprammobili d’argento che la coppia si portava sempre dietro quando dalla casa di Asti si spostava per il week end nella casa di campagna.

Presentati come falsi addetti dell’acquedotto

La ricostruzione della Procura parte da un venerdì in cui la coppia sta per partire verso la casa di campagna. Avevano già caricato sull’auto quasi tutte le borse, compresa quella contenente i preziosi, quando si sono presentati due individui in casa spacciandosi per tecnici dell’acquedotto incaricati di fare un controllo a seguito della rottura di una condotta del gas che aveva interessato anche quelle dell’acqua. Mentre uno dei due era riuscito a farsi accompagnare almarito nel contatore generale in giardino, l’altro (il Vinotti secondo l’accusa) era rimasto con la moglie in garage ad armeggiare con un accendigas per fare i controlli.

La donna distratta con un fumogeno

Ha convinto la donna ad entrare nel piccolo bagno di servizio per aprire i rubinetti e lì ha gettato a terra qualcosa, probabilmente un fumogeno. La donna, infatti, ricorda solo uno scoppio e poi un fumo acre che faceva bruciare gli occhi e la gola e per il quale è dovuta ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.
Nel trambusto che ne seguì, sparì la valigetta con i preziosi dall’auto parcheggiata davanti alla villetta e poi la fuga (erano tre in tutto) su una Giulietta.

Riconosciuto dal naso storto

Caposaldo dell’accusa è stato il riconoscimento di Vinotti da parte delle vittime, che hanno detto di ricordare di lui il naso storto, caratteristica del viso dell’uomo.
Avendo già sulle spalle diversi precedenti analoghi, il pm ha ritenuto di non dover chiedere alcuna attenuante attestando la sua richiesta a 5 anni di reclusione. Richiesta alla quale si è associato l’avvocato Daccà che ha aggiunto anche quella di un risarcimento totale di 20 mila euro.

La difesa contesta i riconoscimenti delle vittime

L’avvocato Caranzano, difensore di Vinotti, ha invece messo in dubbio i riconoscimenti da parte delle vittime, ha sottolineato le lievi discrasie sui racconti dei coniugi e ha insistito sul fatto che, in una prima descrizione, al malvivente era stato attribuito un accento campano che l’imputato non ha.
Argomenti che non hanno spostato la convinzione del giudice sulla colpevolezza dell’imputato.
Alla lettura della sentenza vi è stato un momento di confusione e di protesta accesa delle tante parenti di Vinotti presente in aula nell’area riservata al pubblico. Il giudice le ha fatte allontanare per riportare la calma e il silenzio.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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