La Nuova Provincia > Economia e scuola > MSA, la Cgil ha chiesto la cassa integrazione
Economia e scuola Asti -

MSA, la Cgil ha chiesto la cassa integrazione

Intanto oggi è in programma l'incontro alla CrAsti con la Cisl e la Uil per parlare di linee di credito ai lavoratori senza stipendio

MSA tra trattative e sciopero

Continuano gli incontri e le trattive che vedono protagonista la MSA. Ovvero, l’azienda di via Cupin, che produce ammortizzatori per treni e veicoli pesanti, in difficoltà finanziaria dallo scorso aprile.
Parte dei lavoratori (in totale sono 76 addetti MSA e 13 della collegata HTM) è infatti in sciopero dallo scorso 15 ottobre (da alcune settimane a 4 ore al giorno) per rivendicare stipendi arretrati e contributi non percepiti.
Ieri (lunedì) si è tenuto un incontro tra il direttore di stabilimento Marco Fenili e il sindacato rappresentato in azienda, ovvero la Cgil, a livello di categorie Fiom (metalmeccanici) e Filctem (chimici). «Abbiamo discusso – ha affermato al termine della riunione Mamadou Seck, segretario generale provinciale Fiom Cgil – della possibilità di avviare la cassa integrazione, in modo da dare fiato ai lavoratori rimasti senza stipendio. L’azienda si è dimostrata favorevole ad avviare una riflessione, ognuno per le proprie competenze, e verificare se sia possibile attivarla».

La posizione della Cgil

Da sottolineare, poi, che ieri mattina Seck, insieme al collega Fabrizio Parise, segretario generale provinciale Filctem, e ad un gruppo di lavoratori, ha convocato una conferenza stampa.
Il motivo era prima di tutto rispondere alle dichiarazioni del sindaco Maurizio Rasero. La scorsa settimana il primo cittadino aveva infatti convocato un incontro in Municipio per discutere sulla difficoltà dell’azienda, coma da richiesta di Fim Cisl e Uilm Uil, per poi dichiararsi dispiaciuto per l’assenza della Cgil.
«Non riesco a capire – ha spiegato Seck – perché la nostra richiesta di incontro (inviata a Comune, Provincia e Prefettura lo scorso 30 maggio e protocollata il 31 maggio dal Municipio) ha avuto una risposta solo dall’Ente territoriale del Governo, e non da Comune e Provincia. E perché, mesi dopo, il Comune ha convocato gli altri due sindacati in poche ore».
Fatta la premessa, Seck ha poi sottolineato che «il vero tavolo di trattativa sulla MSA è quello che si svolge in Regione, dove abbiamo avanzato le nostre richieste: pagamento di stipendi e contributi arretrati (parte dei lavoratori deve ancora percepire il saldo del mese di agosto) e un piano industriale chiaro per il rilancio dell’azienda con il mantenimento degli attuali livelli occupazionali. Inoltre al tavolo stiamo seguendo la credibilità di proposte relative all’affitto di un ramo d’azienda, che vedono attualmente l’interesse da parte della proprietà cinese della Way Assauto, la Cijan Nanyang Shock Absorber Company».
D’accordo Fabrizio Parise. «L’intervento di Fim e Uilm, che non hanno iscritti in azienda – ha affermato – mostra un comportamento che pregiudica i rapporti di unitarietà a livello sindacale. Abbiamo sindacalisti che cercano di proporsi come risolutori dei problemi quando noi, da soli, seguiamo la vicenda da aprile, quando è cominciata la difficile situazione finanziaria dell’azienda, e dal 15 ottobre, cioè da quando è cominciato lo sciopero. La priorità, ora, è trovare i soldi per rilanciare l’azienda, in quanto le commesse ci sono ma non c’è la capacità finanziaria per svolgere il lavoro. Per quanto riguarda la proprietà della Waya, poi, la trattativa procede, ma siccome è un passaggio che presuppone finanziamenti ingenti prevede una serie di passaggi necessari con il coinvolgimento della sede in Cina».
«I lavoratori – ha poi concluso Seck – hanno bisogno di vivere questa situazione difficile con serenità. Troppe voci con richieste diverse non aiutano di certo».

I lavoratori

Il riferimento è alla richiesta dei sindacalisti Cisl e Uil di fare in modo che la CrAsti apra linee di credito in modo da garantire ai lavoratori un anticipo sulle mensilità non percepite.
I lavoratori che ieri hanno presenziato alla conferenza stampa, infatti, si sono dimostrati contrari, affermando che, essendo linee di credito che esulano dal “capitolo” cassa integrazione, «non sono convenienti per alcuni motivi, tra cui il fatto che bisogna dare come garanzia il proprio TFR. Sarebbe molto meglio, a questo punto – hanno affermato – chiedere la cassa integrazione. Noi così non possiamo andare avanti, abbiamo la famiglia da mantenere».

Le richieste di Cisl e Uil

Da parte loro i sindacati Fim e Uilm, attraverso i segretari Tino Camerano e Salvatore Pafundi, ai vertici rispettivamente delle segreterie regionale e provinciale Fim Cisl, hanno ribadito la bontà della loro proposta, in quanto «alla MSA non ci sono i presupposti per la cassa integrazione, dato che le commesse non mancano e c’è, al contrario, bisogno di produrre affinché non scappino i clienti. Insomma, c’è il lavoro ma non la liquidità per pagare i fornitori».
Per poi sottolineare che il loro interessamento alla questione è dovuto al fatto che sono stati contattati da alcuni lavoratori dell’azienda. Interessamento che li ha visti anche contribuire a proporre alla proprietà cinese della Way Assauto la possibilità di affittare un ramo d’azienda MSA. A questo proposito sembra che vertici della Way Assauto siano partiti sabato scorso alla volta della sede del gruppo, in Cina, per discutere della questione.
«A noi non interessa litigare – ha concluso Pafundi – ma fare fronte comune per trovare una soluzione che mantenga l’occupazione».

La replica del sindaco

Da parte sua il sindaco Maurizio Rasero replica affermando di non aver ricevuto richieste di convocazione di tavoli dalla Fiom Cgil. «Non mi è mai giunta una richiesta da parte della Fiom Cgil, e nemmeno sollecitazioni per non averli convocati. Detto questo, domani (oggi per chi legge, ndr) si terrà un incontro presso la CrAsti, cui parteciperanno Cisl e Uil, per valutare se sia possibile attivare le linee di credito per consentire l’anticipo delle mensilità ai lavoratori».

Le dichiarazioni dell’azienda

Interpellata da noi sulla questione, la dirigenza dello stabilimento interviene sulla questione. «Da parte nostra – affermano – possiamo dire che l’azienda non è latitante e si è sempre presentata ai tavoli istituzionali, in Regione e in Comune, tutte le volte che è stata interpellata. Da sottolineare anche che la produzione va avanti secondo la tabella di marcia, nonostante parte dei lavoratori sia in sciopero, grazie anche al sostegno dei nostri clienti che ci forniscono la materia prima per ultimare i pezzi. Stiamo infatti vivendo una tensione finanziaria e non commerciale, dato che il lavoro e le commesse ci sono».
«Riguardo, infine, alla proposta della Fiom Cgil sulla cassa integrazione – concludono – possiamo dire che siamo aperti a qualsiasi proposta e suggerimento da parte sindacale che possa aiutare azienda e lavoratori. Rifletteremo, quindi, sulla cassa integrazione, anche se pensiamo non sia così in linea con un’azienda che ha necessità di produrre».

info@lanuovaprovincia.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articolo precedente
Articolo precedente