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Festival delle Sagre: in corteo l’orgoglio contadino astigiano

Tutti i temi, in ordine di sfilata, delle 41 pro loco che domenica mattina porteranno in piazza la storia delle campagne degli ultimi 150 anni

Domenica mattina con partenza alle 9,15

E’ una delle facce della medaglia del Festival delle Sagre   che impegna gli appassionati di storia locale e mobilita tutti i paesi alla ricerca di oggetti, utensili, mobilio, costumi che possano riportare alla storia delle nostre campagne. Parliamo della sfilata che le pro loco regalano al pubblico domenica mattina, con partenza alle 9,15 da via Cavour e, attraversando tutto il centro cittadino, porta la storia in mezzo alla gente nel week end più atteso dell’anno.

Qui di seguito, in ordine di corteo, tutti i temi della sfilata che si aprirà con i frustatori di Rocchetta Tanaro, il Gruppo I Controcorrente, le bandiere storiche delle Società di Mutuo Soccorso e i “cuochi di Guarene”.

L’ordine di sfilata

PRIMAVERA
MONTIGLIO MONFERRATO
L’acqua elemento essenziale di vita e di lavoro nel Monferrato agli inizio del ‘900
E’ solo di un secolo fa l’arrivo dell’acqua corrente nelle case e a nord della provincia è stata la Società dell’Acquedotto del Monferrato a realizzare la rete di condotte e a servire le cascine sparse sulle colline. Il carro di Montiglio ripropone i lavori per la posa delle condotte, l’inaugurazione della prima fontana pubblica in paese e il frenetico lavoro del procacciatore di contratti per i nuovi allacciamenti.

REVIGLIASCO
Le ciliegie: la fioritura, la raccolta, il mercato
E’ il prodotto tipico del paese alle porte di Asti e in piazza tornano i carri che ripropongono tutto il ciclo della sua coltivazione. Si parte dai ciliegi in fiore che promettono buoni raccolti ai frutti maturi appesi che impegnano i contadini in lunghe e delicate operazioni di raccolta fino alla vendita (al mercato o, in grandi quantità, all’industria conserviera Saclà) e alla confettura per farcire torte e crostate.

CORSIONE
Al forno come una volta
Era un rito collettivo, quello del pane, visto che in ogni frazione esisteva un forno comune in cui cuocerlo. Sui carri sfilano le operazioni di impasto, rigorosamente a mano, quelle di suddivisione in pagnottine per la lievitazione e poi la cottura nel forno con il regalo alle bambine: pagnotte a forma di bambola.

GRAZZANO BADOGLIO
La processione del Venerdì Santo
Si ricorda l’arrivo del nuovo parroco del paese che avviene a pochi giorni dalla celebrazione del Venerdì Santo, uno degli appuntamenti più importanti di preparazione alla Pasqua. In sfilata paramenti sacri antichi straordinariamente belli e ben conservati e i “vestiti della festa” dei fedeli in processione.

NIZZA MONFERRATO
Nizza Monferrato: terra di botti e di vino
Per un giorno le botti da vino lasciano via Maestra di Nizza e rotolano lungo il pavè di corso alfieri ad Asti per ricordare la singolare gara nella quale i garzoni delle tante botteghe di bottai si cimentavano quando dovevano consegnare le botti nuove agli spedizionieri presso la stazione nicese.

MONTECHIARO
Le sarte di Montechiaro
Una sfilata quasi tutta al femminile per ricordare i tempi in cui non esistevano i capi pret-a-porter ma i vestiti venivano realizzati su misura dalle sarte del paese. Sui carri le botteghe piene di stoffe, di mercerie, di modelli e manichini sui quali provare i modelli prima della prova finale sulle signore che avevano commissionato i vestiti.

MONASTERO BORMIDA
Il polentonissimo
Un pezzo di storia del paese che resiste nella realtà. E’ quello in cui i volontari preparano grandi pentoloni di polenta da scodellare alle migliaia di fedelissimi dell’evento che si tiene in coda all’inverno, a metà marzo.

SESSANT
Quando la campanella dell’asilo suonava a Sessant
Bambini in fila, che si tengono per mano o che giocano sulla giostrina e con i giochi di inizio secolo: questo in scena, fra le suore indaffarate dell’antico asilo realizzato grazie alla generosità dei nobili Bosia-Garretz e del loro importante lascito a favore dei piccoli della frazione e delle ragazze in età da marito che lì potevano imparare l’arte del ricamo.

ESTATE
CALLIANETTO
Il ciclo della canapa
Sfilata di carri per rievocare la lavorazione di un prodotto che veniva usato in mille modi nell’attività contadina e che oggi sembra vivere una nuova giovinezza. Completo il ciclo riproposto da Callianetto: la semina, il raccolto, i trattamenti a base d’acqua per ammorbidire le fibre fino alla consistenza giusta per essere filate. Con la tessitura di pezze grossolane per sacchi e teloni e di quelle più fini destinate ad essere ricamate e diventare pezzo da corredo.

MOTTA DI COSTIGLIOLE
Il peperone quadrato d’Asti: dalla terra alla tavola
Tutto inizia con un piccolo seme che viene interato e quando diventa piantina viene rincalzato e poi annaffiato e diserbato fino alla fruttificazione e alla raccolta del peperone re della Piana del Tanaro. Spettacolari le grandi ceste piene di peperoni rossi e gialli che vengono portate alla fiera. Ultimo carro, inevitabilmente, la cucina di questo grande prodotto della terra.

QUARTO
La corsa degli asini
Varie squadre di palafrenieri con i colori delle borgate in gara ripropongono l’antico palio ragliante che si tiene ancora oggi nella frazione astigiana. In sfilata, lungo alcuni tratti, si terrà la corsa vera e propria con tanto di tifoserie molto “nervose” pronte a farsi le ragioni senza andar troppo per il sottile.

MONTEGROSSO
L’ultimo saluto all’Arciprete Maggiora
Tema nuovo per Montegrosso che mantiene però lo sfondo sacro della sua sfilata. Questa volta in scena va il funerale del titolare della parrocchia di Montegrosso negli Anni Cinquanta. In piazza, portata a spalla, la bara di legno scuro e dietro tutte le Compagnie e le Confraternite religiose del paese listate a lutto.

ISOLA D’ASTI
Il maestro Ginella e la sua scuola di fisarmonica
Ha preparato generazioni di fisarmonicisti impiegati nelle feste di paese e nelle serate da osteria più lunghe ed allegre. Strumento per eccellenza per suonare e ballare i canti tradizionali piemontesi, richiedeva una grande abilità e una grande orecchio che spesso sopperiva al semianalfabetismo della teorisa musicale.

CALLIANO
La fonte solforosa della Pirenta
Ritenuta un vero e proprio toccasana per moltissime malattie e conosciuta per le sue portentose qualità depurative e curative, la Pirenta è sempre stata meta di persone che andavano direttamente a bagnare le parti malate o a prendere l’acqua da portare a chi non poteva muoversi. Ma era anche un punto di ristoro per contadini, viandanti e viaggiatori alla ricerca di acqua fresca.

MONGARDINO
‘L martinèt (il maglio) ‘d Mungardin e l’antica fabbricazione degli attrezzi agricoli
Sta nel monumentale antico maglio montato su un lungo carro l’attrazione di un tema che ripropone anche l’antica sapienza di forgiare a mano, nelle botteghe dei fabbri, gli utensili agricoli che venivano usati nelle campagne. Utensili che vengono “ribattuti” in corteo e regalati alle autorità in tribuna.

VARIGLIE
La pesca limonina: coltivazione, raccolta e conservazione
Un frutto che ha l’aspetto della pesca ma il sapore con retrogusto di limone: una vera rarità che la frazione astigiana porta in sfilata in tutto il suo ciclo: dai carri con gli alberi che hanno appesi i frutti, alla loro raccolta fino alla trasformazione più tradizionale, ovvero tagliata a fettine infilate in bottiglie di vetro scuro (le stesse usate per il vino) e sterilizzate a bagnomaria.

COSTIGLIOLE
Per grazia ricevuta
Su un carro sfila il Santuario della Madonnina riprodotto in miniatura per ricordare la devozione cristiana degli ex voto, quadri fatti dipingere da chi è scampato ad un pericolo mortale come un incidente, un infortunio in campagna, la guerra, una malattia, un parto difficile.

SAN DAMIANO
La festa ‘d San Roc
Pranzo offerto a tutti ma anche giochi, partite a bocce, musica, ballo a palchetto offerti dal rettore uscente della chiesetta di San Rocco che dà il benvenuto a quello che se ne occuperà per l’anno successivo. In sfilata anche il giovane creatore di sonetti che li offrirà al pubblico lungo il percorso.

AUTUNNO

VILLAFRANCA
La festa di leva
Cavallo di battaglia per la pro loco che si presenta con diversi carri ognuno a rappresentare il passaggio dei ragazzi all’età adulta: dalla visita per il servizio militare alla festa in piazza con i “brando”, il pranzo, le prime fidanzatine. Con la partecipazione della banda municipale.

ROCCHETTA TANARO
La scuola di ricamo e gli antichi mestieri all’ombra del castello
Pizzi, ricami, smerli e frange da imparare con l’obiettivo di realizzare da sole il corredo matrimoniale: le ragazze da marito sfilano sui primi carri con ago e ditale in mano mentre dietro sono seguite dai giovani garzoni degli artigiani pronti ad imparare i mestieri più comuni e più utili nelle campagne.

VALENZANI
San Martin del masuè (il San Martino del mezzadro)
Con un po’ di anticipo si celebra l’11 novembre, giorno di San Martino e convenzionalmente fine dell’annata agraria. Sui carri vi sono i mezzadri che, se non riconfermati presso le cascine in cui avevano lavorato, dovevano caricare le loro cose e andare alla ricerca di un altro contadino che desse loro lavoro. Per questo “fare San Martino” è anche sinonimo di trasloco.

SANTA CATERINA DI ROCCA D’ARAZZO
Anno 1918: il ritorno a casa….ma non per tutti
Omaggio alla Grande Guerra con un tema nuovo che porta la firma dell’indimenticabile Pierluigi Berta. Nel centenario della fine dalla prima guerra mondiale, i carri riproducono il ritorno a casa di chi è sopravvissuto e il dolore di genitori, mogli, figli di chi invece in guerra è caduto. Su uno dei carri vi è un giovane soldato che rientra dalla guerra ma deve dare ai genitori la notizia della morte del fratello.

CASABIANCA
‘L carbun d’na vira (taglio e commercio della legna)
L’abbattimento delle piante con antichi strumenti a mano, la loro riduzione in tronchi e poi in piccoli pezzi di legna da far passare nelle stufe. La legna veniva poi venduta in città per scaldare le case dei palazzi.

ANTIGNANO
L’esodo dalla campagna verso la fabbrica negli Anni ‘50
E’ domenica ad Antignano e nelle cascine tornano i giovani ancora vestiti con la tuta blu della Fiat che durante la settimana lavorano a Torino alle catene di montaggio. Portano a casa i soldi guadagnati, fanno la corte alle figlie dei contadini che sognano la città ma nel cuore rimpiangono la libertà del lavoro dei campi.

CORTAZZONE
L’ultimo viaggio
Forse il mezzo di trasporto più spettacolare di tutta la sfilata, seppur lugubre: l’antica carrozza funebre a cavallo, perfettamente conservata. Mistero su chi sia il defunto, si sa solo che, quest’anno, è una donna.
A seguire il parroco, chierichetti, compagnie religiose e tutto il paese diviso nelle sue classi sociali.

PALUCCO
L’aratro nel tempo
In sfilata una collezione di aratri che parte da quello di più antico a scasso per arrivare a quelli moderni trainati da grandi trattori.

CUNICO
La vinificazione
Semplicità e rigore storico nella presentazione dell’antico processo secondo il quale si arriva dal grappolo al vino: si parte dalla vendemmia in vigna per approdare all’aia dove avviene la pigiatura a piedi e poi la torchiatura, la fermentazione del mosto e l’assaggio del vino novello.

MOMBERCELLI
La vecchia fabbrica del torrone
Una storia dolce, quella del torrone Barbero che nacque a Mombercelli nel 1883 da un Barbero “confetturiere”. In sfilata la prima storica insegna e poi gli ingredienti principali: nocciola Piemonte e miele che venivano sapientemente unite nel laboratorio dal quale uscivano le “barre” da vendere al bancone del negozio.

MONCALVO
La fiera del tartufo
Anticipando di qualche settimana la grande stagione tartufigena, Moncalvo porta in sfilata i suoi veri trifulau, con i veri tabui in vere ricerche di tartufi. Che saranno ancora quelli estivi neri, vista la stagione. In sfilata la vendita e il ricavato dei tartufi e, infine, la loro degna fine: grattati su tagliatelle, uova e bagna cauda nel ristorante del paese.

SAN MARZANOTTO
I due San Marziano: quello della Chiesa e quello della pentola
Sacro e profano per un solo Santo che divide il paese in due: a marzo la festa liturgica con messe, processioni e precetti religiosi mentre a novembre (quando la campagna lascia il tempo per far festa) la musica, il ballo a palchetto, il banco di beneficenza, il buon mangiare e bere all’osteria.

CASTELLO DI ANNONE
La prima fiera dell’artigianato e le feste settembrine del 1932
Filati, stoffe e tante novità da fiera per quel primo grande mercato dell’artigianato che si svolse nel 1932. Autorità civili, militari e religiose in costumi d’epoca e il carro con la bigoncia piena di grappoli per le feste settembrine.

CASTELLERO
La nocciola: la principale risorsa economica della vita contadina di un tempo
Si parte dalle barbatelle di nocciolo messe a dimora nel campo adeguatamente dissodato e preparato per passare alla cura delle piantine fino a quando sono pronte per fare i frutti. Raccolta rigorosamente a mano e sistemazione nei sacchi da portare al mercato dove si spera di ottenere il prezzo più buono. Le nocciole, poi, finiscono in cucina dove vengono utilizzata per dolci golosissimi.

BOGLIETTO DI COSTIGLIOLE
La distilleria: dal grappolo alla grappa
Antichi alambicchi da collezione nella sfilata di Boglietto che ogni anno lascia dietro di sé una scia profumata di grappa. Rievocando la storia della distilleria Beccaris, in attività nella frazione costigliolese.

AZZANO
Quando ad emigrare eravamo noi. Sogni, speranze, disperazione verso “la Merica”.
Un tema antico ed attuale che Azzano rievoca togliendo il fiato agli spettatori. Lo fa portando su un carro la ricostruzione fedele di una nave in partenza per gli Stati Uniti, con la divisione in classi di passeggeri e l’umanità che la popola, fra addii, lacrime, aspettative di vite meno grame di quelle delle campagne flagellate dalla miseria.

VILLANOVA
La fiera di Santa Caterina
Tema che porta in piazza l’allegra confusione della fiera di una volta. In corteo tanti animali, soprattutto quelli da cortile che erano uno spettacolo comune in tutte le aie. Intorno le bancarelle con la vendita dei prodotti della terra da parte dei contadini che reinvestivano in utensili e beni di prima necessità.

SERRAVALLE
La zucca nella vita: tradizione e cultura contadina
I primi carri rappresentano tutte le fasi della coltivazione della zucca, dalla semina al raccolto mentre in quelli successivi vi è il suo utilizzo come ingrediente in cucina per svariate ricette gustose ed economiche. E poi gli altri usi, da quello della zucca vuota come contenitore d’acqua a quello, sempre delle zucche vuote, come strumenti per la singoalre “banda dei cusj” che chiude il corteo.

INVERNO
REVIGNANO
Andùma a viè (la veglia nella stalla)
Le donne e le ragazze in età da marito impegnate a ricamare i corredi alla luce di un lume, gli uomini intenti ad aggiustare gli arnesi da usare in campagna appena il meteo lo consentirà, gli anziani che intrattengono i piccoli con le “storie”: tutto questo nel corteo che rievoca le lunghe e fredde serate di inverno nelle campagne.

CESSOLE
La castagna: raccolta, essiccatura e battitura
Ancora un omaggio ad un prodotto tipico della nostra provincia, in questo caso della Langa Astigiana. La castagna è stata per molto tempo una delle poche risorse, insieme alla legna, di quelle colline splendide ma avare. Sui carri si mostra la raccolta delle castagne, loro selezione a mano e la vendita di quelle migliori. Quelle scartate, invece, venivano trasformate in farina per piatti dolci e salati.

VIARIGI
Finalmente il rimedio alla filossera: l’innesto
Felicità e sollievo in sfilata sui carri di Viarigi per i contadini che, dopo anni in cui si vedevano i raccolti in vigna sterminati dalla filossera, hanno finalmente sperimentato l’efficacia dell’innesto che rende la vite più forte e resistente. Le vigne tornano a rendere e le cascine si ripopolano dopo l’emigrazione in cerca di fortuna.

CELLARENGO
Il ciclo del legno: taglio, contrattazione e lavorazione
Veniva usato per costruire i tetti, i pavimenti, porte, scale, infissi, mobilio, veniva usato per i pali nella vigna e per scaldarsi nelle sere d’inverno: il legno era il prodotto indispensabile alla vita nelle campagne e sui carri in sfilata Cellarengo presenta tutta la fatica che si faceva per abbattere le piante, sramarle, ridurle ad assi o in pezzi di legno da ardere. Tutto con utensili a mano.

CANTARANA
“Dai magnin alla ciapèta”: dall’antico mestiere di stagnino al carnevale cantaranese
Tutto porta a porta. I magnin che durante i giorni di carnevale andavano in cerca di uova, soldi, dolci. Erano gruppi di ragazzi che, in cambio, regalavano canti, balli, risate e scherzi ai padroni di casa più generosi. Gli stagnini, invece, erano attesi dalle donne di casa per riparare pentole e padelle che, a causa del logorio, avevano perso la stagnatura.

d.peira@lanuovaprovincia.it

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