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Canelli fuori dal Palio?

Il sindaco del capoluogo consegna al sindaco canellese una lettera in cui gli chiede di riflettere sulla reale partecipazione alle prossime corse, visto lo scarso seguito del Comitato Palio

Quella lettera da Rasero a Gabusi

Le parole di Maurizio Rasero, sindaco di Asti, sono planate in una città immersa nella vendemmia. «Prima della corsa ho consegnato al sindaco Gabusi una lettera dove gli chiedo di valutare l’opportunità che Canelli partecipi ancora al Palio» aveva detto il primo cittadino di Asti a canapo abbassato.
«E’ vero. Rasero mi ha consegnato la lettera, poche righe, dove mi chiede una valutazione pacata e seria sulla partecipazione del nostro Comune alla corsa» conferma Gabusi.
Poche parole che l’inquilino di Palazzo Anfossi, e Presidente della Provincia, espande in una riflessione più ampia e articolata. «Concordo con la verifica che chiede Rasero. Anzi, aggiungo: è necessaria una critica e, soprattutto, un’autocritica delle parti in causa».
Era il 1974 quando il drappo, consegnato del vincitore, fece sosta su questa sponda del Belbo. Da allora solo qualche piazzamento, con l’interesse che è andato via via scemando. Che la Capitale dello Spumante e del Moscato non sia mai stata troppo sensibile alla corsa a pelo astigiana è un dato di fatto.

La città è coinvolta o no?

Le cronache registrano anche un sondaggio, promosso qualche anno fa dal comitato biancazzurro, su Palio si-Palio no. Vinsero i “sì” a larga maggioranza. Ma l’appeal è rimasto ai minimi. «La partecipazione si crea – sostiene Marco Gabusi – Non è solo questione di contributi comunali. Negli ultimi otto anni ben tre comuni, Moncalvo, San Damiano e Nizza, hanno vinto il palio e non credo ricevendo tanti soldi pubblici. E’ stata, piuttosto, il coinvolgimento della comunità che qui, mi duole constatarlo, manca». Agli astigiani più attenti non è sfuggita, poi, tra le bancarelle dei rioni in piazza San Secondo l’assenza canellese, defaillance che ha irritato più di un paliofilo.
Canelli è rimasta fuori anche dal Festival delle Sagre, estromessa dopo un paio di ammonizioni in ordine alla sfilata. «Anche questo è un dato di fatto – contestualizza il sindaco -. Il nostro Comune non ha fatto certo una bella figura, soprattutto di immagine. Un’ulteriore autocritica sulla gestione di un comitato che, come ha detto Rasero, è un “gruppo di quattro amici” più che un sentire di popolo».

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